Moody's pagina 27
Ma non è passata la misura più drastica sperata: quella di proibire alle “tre sorelle” di emettere valutazioni sui debiti sovrani dei paesi sottoposti ai programmi del Fondo salva-Stati. Domanda: quando arriverà un’agenzia tutta europea?
Niente piano di salvataggio. Al momento i rendimenti a 5 anni scambiano al 3,52%. Apice crisi mercati alle spalle. Restano i gravi problemi dell’economia reale. Spread Italia-Germania in prossimità dei 260.
Sul rapporto euro/dollaro ci troviamo di fronte alla possibilità di sfruttare la media oraria a 21 periodi ed i punti statici precedenti passanti per 1.3090 per impostare nuove vendite…
L’agenzia di rating afferma che l’accordo ha ridotto il rischio di recessione negli Stati Uniti, ma da qui a cambiare le prospettive ce ne passa. Idem Moody’s.
“Né democratici né repubblicani riconoscono che il mantenimento di uno stato sociale giusto e necessario nella nostra epoca di globalizzazione comporta maggiori tasse per la classe media e per i ricchi”. E arriva la minaccia di Moody’s, più o meno velata.
Per David Owen, capo economista di Jefferies International ancora sei mesi di tempo e il conto per le follie del passato sarà saldato. Sarà Roma a sorprendere di più. Madrid invece capitolerà.
Credit Suisse: “Il boom in atto e’ una delle maggiori rivoluzioni tecnologiche degli ultimi decenni”. In particolare in Usa la crescita della produzione ha qualcosa di assolutamente straordinario (GRAFICO).
S&P sul Regno Unito: esiste “una probabilità su tre di un taglio (alla tripla AAA) nei prossimi due anni”. Le stime sui debiti e il Pil. E anche per Parigi l’outlook è negativo.
Ma sarà essenziale che il prossimo governo mantenga la rotta sulle riforme strutturali e il consolidamento di bilancio, spiegano gli esperti dell’agenzia di rating. Il rating sovrano è Baa2, due note sopra il livello junk.
L’avvertimento di Moody’s, che sottolinea che se il Congresso non agirà per impedire il fiscal cliff, l’economia americana sarà stretta da “una grave recessione entro la primavera”. In caso di accordo, Pil fino a +4%.