Treasuries, dai tassi segnale di sfiducia per l’economia

10 Luglio 2018, di Alberto Battaglia

La distanza fra i rendimenti dei Treasuries a scadenza biennale e decennale si sta riducendo fortemente, secondo l’ex hedge fund manager e controverso analista dell’emittente usa Cnbc Jim Cramer questo fenomeno può solo indicare una crescente sfiducia nel futuro da parte degli investitori.

Nel dettaglio, il rendimento del titolo a due anni è del 2,56% mentre quello a dieci anni è del 2,83%: “Normalmente”, commenta Cramer, “quando il titolo biennale è al 2,5% mi aspetterei quello decennale al 3,5%”. Questa situazione, prosegue l’analista, “ci sta dicendo che stiamo quasi sperimentando una curva di rendimenti piatta e questo è importante perché questo normalmente è il presagio di una recessione“.

“È il segno che gli investitori sono preoccupati per il futuro”. Secondo Cramer la spinta decisiva per raggiungere una curva dei rendimenti piatta potrebbe arrivare con la politica monetaria della Fed e un processo accelerato di rialzo dei tassi.

Nemmeno le banche andrebbero a beneficiare dei rialzi dei tassi, a giudicare dall’effetto degli ultimo ritocco della Fed sui titoli bancari del listino Usa. “In questo momento, le banche stanno facendo tonellate di denaro. I costruttori di case stanno beneficiando della carenza di alloggi, della flessibilità dei prezzi e dei denaro dei mutui a basso costo”.

Se dovesse sopraggiungere la recessione come conseguenza del rialzo dei tassi questo circolo si interromperebbe, a danno anche delle stesse banche.

“Siccome non mi aspetto che la Fed smetta di alzare i tassi, che si materializzino grandi venditori di bond o che Trump cambi i idea sui dazi (a prescindere dagli effetti collaterali sui mercati azionari), debbo proprio temperare la mia visione rialzista”, conclude Cramer.