Tre misure per ridurre tasse, avere 1 milione occupati in più, Pil +2%

3 Dicembre 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Abbattimento del debito con la cessione di immobili statali; tagli agli sprechi pubblici per alleggerire le tasse; svalutazione dell’euro per rilanciare le esportazioni: una manovra alternativa è possibile e la scrive nero su bianco il Centro studi di Economia reale.

In tre semplici e fattibili mosse Mario Baldassari, presidente del Centro, è convinto che si possa uscire dalla crisi e arrivare a una crescita del Pil dell’1,2% prima, poi del 2% e persino del 3% una volta il tasso di cambio euro dollaro sceso in area 1-1,2.

La manovra avrebbe effetti positivi a partire dal 2015 e per la durata di 4 anni, ha spiegato Baldassarri nel corso del convegno “Tre mosse per archiviare la crisi: le prospettive economiche 2014-2018”, organizzato dalla Febaf, Federazione Banche Assicurazioni e Finanza.

La prima proposta del Centro studi punta su una forte manovra sulla spesa pubblica, con il governo che operi tagli di sperperi e ruberie per almeno 40 miliardi di euro. Ciò permetterebbe di azzerare l’Irap e alleggerire l’Irpef su lavoratori e liberare 5 miliardi per gli investimenti pubblici.

La seconda misura prevede l’abbattimento del debito pubblico attraverso l’alienazione di parte del patrimonio pubblico immobiliare utilizzando il Fondo immobiliare Italia, dunque lo strumento delle cartolarizzazioni.

Nel 2015 gli incassi previsti, pari a 100 miliardi, sarebbero destinati alla riduzione del debito pubblico e all’azzeramento dell’intero stock di debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese. Negli anni successivi, i proventi, sempre pari a 100 miliardi, sarebbero destinati totalmente alla riduzione del debito.

“Solo con queste due mosse – garantisce Baldassarri – il Pil potrebbe salire dell’1,2% il prossimo anno invece di un modestissimo +0,1%, per poi portarsi in area 2%”.

“Le due misure di natura endogena spingerebbero la domanda interna, poi con la riduzione del cambio euro/dollaro tra 1,20 ed 1, si potrebbe raggiungere una crescita sopra il 3%, grazie all’export“.

In questo scenario, già nel 2018 il Pil reale tornerebbe a livelli pre-crisi (2007), senza attendere il 2024/2025. Complessivamente “dal 2015 al 2018 avremmo 7,5 punti in più del Pil, una riduzione del rapporto debito/pil di 18 punti e l’azzeramento del deficit.

In questo modo rispetteremmo i vincoli europei del debito ma su un sentiero di crescita economica e con un milione in più di occupati entro il 2018. E l’inflazione si riporterebbe, anche sulla scia delle politiche della Bce, verso il 2%” ha sottolineato Baldassarri.

(DaC)