Trading: Goldman e JPMorgan sulla graticola del Senato Usa

8 Agosto 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Nei suoi ultimi mesi in carica prima delle elezioni di mid-term, il Senatore Usa Carl Levin si prepara alla sua ultima offensiva contro le big di Wall Street.

I trader di Goldman Sachs e JP Morgan saranno sottoposti a due ore di interrogatorio da cui potrebbero emergere violazioni nel mercato di energia e metalli.

Gli inquirenti di Levin hanno tenuto diversi incontro con i rappresentanti legali di Goldman Sachs e JPMorgan Chase nelle ultime settimane, secondo quanto riferito da alcune fonti a Reuters.

I dirigenti delle banche dovranno palesarsi davanti alla Commissione del Senato in settembre. Durante l’udienza Levin presenterà le principali prove e carte dell’indagine.

Contattati da Reuters, i portavoce delle due società si sono rifiutati di lasciare commenti in merito per il momento.

Gli inquirenti parlamentari sono al lavoro da tempo per scoprire se i trader di Wall Street sotto ordine dei loro direttori hanno violato le leggi in materia di commodities. Il tutto alle spese di clienti, consumatori e della conformità del mercato.

Non è la prima volta che le aziende di Wall Street finiscono nel mirino delle autorità. La Federal Reserve e numerosi politici in passato hanno cercato di capire fino a che punto sia giusto che le banche mantengano il possesso e la gestione di aziende di metalli e altri affari nel business reale delle materie prime.

Gruppi che vendono birre e bevande come MillerCoors e Coca-Cola, per esempio, hanno accusato le banche di aver distorto i livelli delle scorte, facendo salire i prezzi dell’alluminimo. I rincari sono costati miliardi di dollari extra l’anno ai consumatori.

Avere interessi sia nello scambio commerciale sia in quello virtuale sui mercati delle materie prime è un’attività lucrativa di dubbia legalità e potenzialmente anticoncorrenziale.

Dopo essere cadute vittime di cause legali ed essere state oggetto di controlli sempre più severi da parte delle autorità le banche d’affari hanno tuttavia incominciato a rinunciare a buona parte di questi business. Probabilmente anche per rimediare allo sdegno pubblico provocato.