Banche, monito di S&P: troppi titoli di stato in portafoglio

21 Settembre 2020, di Alberto Battaglia

L’incubo che uno scenario di crisi del debito in Europa possa tradursi in crisi bancaria potrebbe disturbare nuovamente il sonno degli investitori. I provvedimenti adottati nel corso della pandemia, infatti, hanno accelerato bruscamente gli acquisti di titoli di stato da parte degli istituti di credito del Vecchio Continente, che, fra l’inizio della crisi-Covid e fine giugno, hanno comprato bond governativi per 200 miliardi di euro.

E’ quanto ha sottolineato S&P Global Ratings in un nuovo rapporto nel quale viene calcolato, dallo scorso febbraio, un incremento del 15% nella quota in portafoglio dei titoli di stato del Paese “di casa” da parte delle banche; per un totale di ben 1.600 miliardi di euro. Si tratta di un incremento degli acquisti pari a sette volte rispetto a quelli che erano ritmi osservati nello stesso periodo del 2019.

L’Italia, insieme con la Grecia e la Spagna è il Paese che vede la maggior incidenza dei propri titoli pubblici nei portafogli delle banche nazionali. Uno fenomeno che non fa che incrementare una storica vulnerabilità del sistema bancario tricolore.
La suscettibilità allo spread Btp-bund da parte dei titoli bancari, infatti, deriva in primo luogo dalla storica rilevanza dei titoli di stato italiano in portafoglio. Se il prezzo dell’obbligazione scende (e il tasso d’interesse sale) l’impatto sul bilancio si fa sentire, con evidenti ripercussioni negative in Borsa e, in parte, anche sul credito.

Se la fiducia in qualche nazione dovesse tornare a scendere, come avvenuto nella forma più acuta nel 2011, l’ampia rilevanza dei titoli di stato sulle banche della “periferia d’Europa” potrebbe danneggiare il settore e la stessa economia.

La diagnosi di S&P

“L’aumento degli investimenti in titoli di stato interni in Europa è, a nostro avviso, una risposta temporanea all’eccessiva liquidità del mercato. Riteniamo che questa volta sia diverso rispetto al periodo precedente alla crisi del debito sovrano europeo che iniziò intorno al 2011″, ha affermato Cihan Duran, analista del credito presso S&P Global Ratings, “se questa analisi si rivelasse sbagliata e la tendenza persistesse in Europa, trascurare i rischi sovrani potrebbe scatenare un nuovo ‘doom loop’ in un lontano futuro, in particolare là dove le banche hanno accumulato esposizioni estremamente consistenti verso il debito sovrano”.

A spingere verso l’acquisto di titoli pubblici avrebbero contribuito, in primo luogo, i provvedimenti che la Bce ha adottato per contrastare la recessione economica prodotta dal Covid-19.
Con una nuova ondata di prestiti a tasso negativo per il settore bancario da 1.300 miliardi di euro gli istituti hanno colto la palla al balzo per incrementare gli acquisti di titoli di stato.
In questa fase, infatti, il programma di acquisti di titoli straordinario (Pepp) sta garantendo un controllo sugli spread e per le banche l’acquisto di questi titoli costituisce una fonte di rendimenti relativamente sicura.

“Riteniamo che le politiche della banca centrale agiscano involontariamente come incentivo per le banche ad aumentare le loro partecipazioni nel debito sovrano”, ha scritto S&P, “la Bce potrebbe adottare ulteriori misure accomodanti che avrebbero l’effetto di accelerare questa tendenza”.