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Tesla, vietato l’accesso nelle basi militari cinesi: rischio-spionaggio

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Il governo cinese ha deciso di cautelarsi contro i numerosi sensori installati sulle automobili Tesla  vietando l’accesso di queste automobili nelle strutture militari del Paese. Le vetture del marchio fondato da Elon Musk, infatti, sono zeppe di telecamere installate per poter garantire la guida autonoma e per sorvegliare l’ambiente che circonda la macchina con funzioni anti-vandalismo.

Secondo Pechino questi dispositivi potrebbero facilmente diventare occhi indiscreti utilizzabili a fini di spionaggio. Tesla potrebbe dunque ottenere dati-chiave sugli spostamenti, hanno affermato le fonti del Wsj, incluse informazioni personali come l’elenco dei contatti di un cellulare collegato all’auto. Questi e altri dati potrebbero essere raccolti dalla vettura e, in ultima analisi, finire negli Stati Uniti senza che Pechino possa esercitare un controllo.

Il governo cinese, pertanto, ha consigliato di evitare l’acquisto di autovetture a marchio Tesla per il personale militare. E per chi ne fosse già possessore, di parcheggiare la sua vettura al di fuori delle proprietà militari.

Tesla, una possibile risposta al caso Huawei

Oltre ai timori legati alla protezione dei dati di rilevanza strategica, Pechino potrebbe aver agito in risposta alle restrizioni inflitte dagli Usa e non solo al colosso delle telecomunicazioni Huawei. Il produttore di smartphone cinese, infatti, è da tempo al centro dell’attenzione per via della politica aggressiva condotta per l’installazione delle infrastrutture 5G, che consegnerebbero alla Cina un potere tecnologico fondamentale.

Nella seduta del 19 marzo la notizia aveva colpito a Wall Street il titolo Tesla provocando un ribasso del 4,4%, successivamente rientrato in chiusura (+0,26%).
Per il marchio automobilistico fondato da Elon Musk la Cina è uno dei mercati più importanti e genera il 20% dei suoi ricavi.
Nel 2020 la società californiana ha realizzato vendite in Cina per 6,66 miliardi di dollari.