Stiglitz: Germania dovrebbe uscire dall’euro

2 Luglio 2018, di Francesco Puppato

Il premio Nobel Joseph Stiglitz, in un articolo pubblicato sul Politico Global Policy Lab, consiglia all’Italia di uscire dall’euro. Il processo, secondo l’economista, dovrebbe iniziare con l’introduzione di una moneta parallela e con l’utilizzo di una moneta elettronica che dovrebbe essere sempre più semplice ed efficace.

Idea, quella della moneta complementare, proposta anche nei lavori dell’economista Nino Galloni e che trova affinità nella proposta dell’Onorevole Claudio Borghi Aquilini, responsabile economico della Lega, che propone i minibot come moneta fiscale.

Stiglitz continua sostenendo che “l’euro, così com’è, abbia aumentato le divisioni all’interno dell’Ue, in particolare tra Paesi creditori e debitori”. Aggiunge poi che, sempre l’euro, “sia alla base della crisi migratoria, in cui le norme europee impongono un onere ingiusto ai Paesi in prima linea che ricevono migranti, come la Grecia e l’Italia” e che “la vera causa del disallineamento dei tassi di cambio potenziali sia nella politica fiscale e salariale estremamente rigida e rigorosa attuata dalla Merkel.

In conclusione, per il premio Nobel, “se la Germania non è disposta a prendere i passi fondamentali necessari per migliorare l’unione monetaria, dovrebbe fare la cosa migliore: lasciare l’eurozona. Così il valore dell’ euro si ridurrebbe e le esportazioni dell’Italia e di altri paesi dell’Europa meridionale aumenterebbero”.

Sapendo però che l’ipotesi di vedere la Germania abbandonare l’eurozona è paragonabile ad un miraggio, Stiglitz suggerisce all’Italia di uscire:

“I benefici per l’Italia di lasciare l’euro sono chiari e considerevoli. Un cambio più basso consentirà all’Italia di esportare di più e i consumatori sostituiranno le merci italiane per le importazioni. I turisti troveranno nel Paese una destinazione ancora più attraente. Tutto ciò stimolerà la domanda ed aumenterà le entrate del governo. La crescita aumenterà e l’alto tasso di disoccupazione in Italia (11,2%, con il 33,1% di disoccupazione giovanile) diminuirà”.

Inoltre, fuori dall’euro, l’Italia “avrebbe maggiori probabilità di cooperare in altri settori chiave con l’Europa: migrazione, una forza di difesa europea, sanzioni contro la Russia, politica commerciale”.

Se l’Italia chiedesse di ristrutturare il suo debito pagando in titoli di Stato, gli altri membri Ue avrebbero due strade: espellere l’Italia (ma qui peserebbero le dimensioni del nostro debito) o adottare una moneta più flessibile che crei una “zona euro meridionale vicino ad un’area valutaria ottimale” (richiamando il principio dell’euro a due velocità).

Cper uscire dall’euro ci sarebbero anche delle difficoltà, ovviamente, sulle quali Stiglitz dice che “alcune aziende falliranno, altri vedranno il declino dei loro redditi reali; ma se l’economia italiana avesse trascorso i 20 anni dalla crescita della creazione dell’euro al tasso della zona euro nel suo insieme, il suo Pil sarebbe stato del 18% più alto”.

Le parole del premio Nobel sulla stessa lunghezza d’onda un altro premio Nobel, Paul Krugman, secondo il quale:

“Il miglioramento dell’economia della Germania è avvenuto a scapito del resto del mondo, Stati Uniti inclusi, perché punta troppo sull’export e non sulla domanda interna, realizzando surplus sulla bilancia dei pagamenti superiori a qualsiasi altro Stato europeo, senza alcun meccanismo di redistribuzione grazie ad un euro tedesco sottovalutato rispetto ai fondamentali dell’economia nazionale, che consente alla Germania di drogare la propria competitività sul mercato esterno”.

Concorda con loro anche il Senatore della Lega ed economista Alberto Bagnai, che non ritenendola comunque una passeggiata, ritiene l’uscita dall’euro una strada da intraprendere perché i benefici superano i costi. Nel suo libro “Il tramonto dell’euro” dice che non uscire dall’euro è come sapere di avere un tumore ma decidere di non curarsi perché non ci sarebbe alcuna garanzia che subito dopo l’uscita dall’ospedale non si possa morire investiti da un’auto. Secondo Bagnai, sapendo di avere un male, lo si dovrebbe curare a prescindere, altrimenti sarebbe come andare comunque incontro a morte certa.