Spread, quando sono stati toccati i record precedenti e quali sono le conseguenze

13 Marzo 2020, di Mariangela Tessa

La delusione sugli interventi della BCE per far fronte alla crisi causata dall’emergenza coronavirus ha mandato in orbita lo Spread tra BTP e Bund, ovvero il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark e il pari scadenza tedesco, che ieri ha toccato un massimo di 273 punti base.

Ritorna dunque in primo piano l’argomento spread, parametro che viene utilizzato come indice di affidabilità economica degli Stati in zona euro. Da sempre, se lo spread scende l’Italia può tirare un sospiro di sollievo mentre se sale diventa fonte di forte preoccupazione.

Record precedenti

Una data cruciale è stata il 9 novembre del 2011, quando l’ex premier Silvio Berlusconi fece un passo indietro, lasciando le redini del governo al governo tecnico presieduto da Mario Monti. In quell’occasione lo spread arrivò a raggiungere il suo massimo storico a quota 574 punti per un rendimento del 7,4%. Con il governo Monti lo spread ebbe un andamento altalenante: scese nei primi giorni immediatamente successivi alla nomina del governo tecnico, tornò a salire dopo qualche settimana. L’anno terminerà con il differenziale di nuovo sopra quota 500 per scendere nuovamente nei primi giorni di gennaio 2012 assestandosi a meno 400 punti.

Altro allarme rosso si è poi verificato due anni dopo in concomitanza con la nuova tornata elettorale e, conseguente,  tsunami sulle borse: dopo l’esito del voto elettorale nel febbraio 2013, che presentava una situazione governativa di forte incertezza e il rischio di ingovernabilità del Paese, lo spread salì nuovamente a quota 347 punti.

Si arriva quindi al 29 maggio 2018 in cui lo spread tocca nuovamente quota 320 punti, quando dopo il contratto di governo tra Lega e Cinque Stelle il presidente della Repubblica Mattarella aveva deciso per l’ennesima volta di affidare la gestione dello Stato ad un governo tecnico presieduto da Carlo Cottarelli.

Perché lo spread è così importante?

Uno Stato che ha uno spread alto è costretto a cedere i propri titoli garantendo dei tassi di interesse elevati ai suoi finanziatori e uno Stato che dovrà pagare interessi alti conseguentemente.

Ne consegue che le banche, principali detentrici di BTP, di fronte ad uno spread alto sono costrette a promettere tassi di interesse elevati al fine di attirare gli investitori verso titoli considerati rischiosi;

Se le banche sono costrette a pagare tassi di interessi elevati a tutti coloro che investono in BTP, di conseguenza aumenteranno anche gli interessi di mutui e finanziamenti destinati a privati, al fine di ottenere il denaro necessario per pagare gli investitori. Questo comporta che imprese e famiglie difficilmente faranno ricorso al credito.