Spread BTP/Bund in rapido rialzo, sale sopra quota 200. Cosa rischia l’Italia

9 Maggio 2022, di Mariangela Tessa

Finito l’effetto Draghi sullo spread. Dallo scorso venerdì, il differenziale tra rendimenti decennali Btp-Bund è tornato sopra quota 200, riportando sotto i riflettori l’incubo dell’insostenibilità del debito. Questa mattina il valore si è attestato a 206 punti con il tasso sul titolo decennale che ha visto in mattinata il 3,2%, livelli di novembre 2018, per poi ritracciare leggermente.

Con lo spread in rapido rialzo, cosa rischia l’Italia?

Il differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato italiano e tedesco è un termometro della fiducia nella nostra economia, indica quanto ci costa prendere a prestito del denaro a noi Italia rispetto a quanto costa alla Germania, che sappiamo essere il paese più virtuoso da questo punto di vista. In altre parole, è un indicatore chiave di quanto i mercati finanziari che ci prestano dei soldi, si fidano di noi e del fatto che restituiremo loro il capitale.

Quando questo valore si impenna vuol dire che i nostri titoli di Stato rendono di più, ovvero aumenta il rischio che lo Stato emittente non riesca a ripagare il proprio debito. Il che crea una certa apprensione per le emissioni future, soprattutto in un contesto in cui l’‘inflazione in corsa rende inevitabile un aumento dei tassi prima del previsto da parte della BCE.

Se i tassi dovessero salire, i titoli di Stato di nuova emissione verrebbero collocati sul mercato con interessi più alti. Questo determinerebbe che i titoli in circolazione, per allinearsi, verrebbero scambiati a prezzi inferiori. Se questa è una buona notizia per chi voglia investire nel reddito fisso, lo è meno per le casse dello stato. Se protratto, l’incremento dei tassi è destinato a rendere più pesante per le casse pubbliche il servizio del debito pubblico, ossia l’ammontare degli interessi che ogni anno vengono pagati sui titoli di stato in circolazione.

Gli effetti sul deficit/debito

Secondo quanto riportato dal Documento di economia e finanza, nel 2021 il costo di finanziamento del debito pubblico è stimato al 3,5% del Pil in termini di spesa per interessi. La previsione è di una riduzione fino al 3% nella scadenza del 2025. Se la fiammata dello spread sarà consistente e duratura, l’aumento della spesa per pagare gli interessi finirà per avere riflessi sul deficit e, quindi, sulla sostenibilità del debito pubblico.

Un esempio per capire meglio. Secondo l’Osservatorio dei conti pubblici presieduto da Cottarelli, con un aumento di 1 punto percentuale dei tassi di interesse sui titoli di Stato, persistente e uniforme lungo la curva per scadenze, la spesa per interessi crescerebbe di 3 miliardi nei successivi 12 mesi (e di 39,4 miliardi nei successivi 5 anni). Nel primo anno, la spesa aumenta di 2 miliardi per il rinnovo dei titoli in scadenza, e di 1 miliardo per le nuove emissioni per coprire il deficit previsto secondo i piani correnti.