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Solomon (Goldman Sachs) cambia passo sulle cripto: “ho un investimento minimo in bitcoin”

Il segnale è piccolo in termini finanziari, ma rilevante sul piano simbolico. David Solomon, ceo di Goldman Sachs, ha rivelato di possedere personalmente una quantità “molto, molto limitata” di bitcoin, inserita tra i suoi investimenti individuali.
La dichiarazione è arrivata durante il World Liberty Forum ospitato a Mar-a-Lago, dove il banchiere Usa ha chiarito di non aver modificato radicalmente il proprio giudizio sulla criptovaluta, ma di voler comprendere meglio un fenomeno sempre più intrecciato con la finanza.

Per anni Solomon è stato tra le voci più scettiche di Wall Street sul tema. Nel 2024 aveva definito bitcoin un asset puramente speculativo, privo di un vero caso d’uso economico.

Un investimento minimo, una posizione invariata

Solomon non ha indicato né l’ammontare né l’orizzonte temporale dell’investimento, limitandosi a ribadire di osservare il settore più come analista che come sostenitore, e ridimensionando allo stesso tempo i timori di chi vede nelle criptovalute una minaccia per il dollaro statunitense.

C’è da dire che, negli ultimi anni Goldman Sachs ha comunque intensificato l’analisi operativa del comparto digitale. Tra le iniziative interne figura un team incaricato di valutare l’impiego delle stablecoin e più in generale i processi di digitalizzazione e tokenizzazione degli strumenti finanziari.
Si tratta però di un coinvolgimento ancora limitato rispetto ad altri grandi gruppi bancari. Tra questi, JPMorgan ha già sviluppato infrastrutture proprietarie per pagamenti digitali e servizi tokenizzati destinati alla clientela istituzionale.
La linea di Goldman resta guidata dalla domanda dei clienti, non da una scelta strategica di leadership nel settore.

Il nodo centrale resta la regolazione

Se sull’investimento personale il cambio di passo è contenuto, sulla regolazione il messaggio è invece netto. Intervistato da CNBC dalla giornalista Sara Eisen, Solomon ha insistito sulla necessità di una struttura normativa stabile per il mercato degli asset digitali negli Stati Uniti.

“È molto, molto importante che codifichiamo un sistema basato su regole per il funzionamento delle criptovalute e degli strumenti finanziari correlati”, ha dichiarato durante l’evento organizzato da World Liberty Financial, specificando che “come americano, penso sia fondamentale che la legislazione venga impostata correttamente nel lungo periodo”.

In altre parole, secondo il CEO di Goldman Sachs, il sistema bancario statunitense deve poter coesistere con l’innovazione tecnologica, ma solo all’interno di un quadro normativo chiaro.

“Se qualcuno pensa che opereremo in questo ambiente senza regole, probabilmente si sbaglia, e dovrebbe trasferirsi in El Salvador”.

Il governo di El Salvador acquista bitcoin dal 2022. A causa del calo del prezzo del bitcoin, il valore delle riserve di questa criptovaluta detenute da El Salvador è sceso a circa 500 milioni di dollari, rispetto al picco di 800 milioni di dollari raggiunto lo scorso anno.

Le dichiarazioni arrivano mentre Washington discute una riforma organica del mercato delle criptovalute. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha sostenuto l’urgenza di una struttura normativa nazionale, posizione condivisa dalla senatrice Cynthia Lummis, che ha invocato regole “chiare” per il settore.

Tra volatilità dei prezzi e domanda generazionale

Nel frattempo, il contesto di mercato resta instabile: dopo il massimo storico dello scorso ottobre, il prezzo del bitcoin ha perso circa metà del suo valore e fatica a ritrovare slancio. Da inizio anno, le perdite sono pari al 23% circa, mentre le quotazioni odierne si attestano intorno ai 66 mila dollari.
Nonostante la volatilità, l’interesse degli investitori retail resta elevato, soprattutto tra i più giovani. Secondo Coinbase, proprio questa fascia demografica continua a rappresentare il principale motore di espansione del settore, attratta da autonomia finanziaria e innovazione tecnologica.