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Dimenticate i Magnifici 7. Ora a Wall Street la nuova sigla che circola tra investitori e analisti è “FAB 10”, acronimo di Frontier AI & Big Tech 10. L’espressione, coniata dalla società di ricerca britannica Vanda Research, amplia il gruppo delle sette grandi protagoniste della corsa all’intelligenza artificiale – Nvidia, Apple, Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta e Tesla (con una capitalizzazione che supera i 22.600 miliardi di dollari, il gruppo rappresenta circa un terzo della capitalizzazione dell’indice S&P 500 ndr) – includendo anche SpaceX, OpenAI e Anthropic.
L’effetto SpaceX cambia la narrativa
A dare forza alla nuova classificazione è stata soprattutto la quotazione di SpaceX, che ha segnato uno dei debutti più attesi degli ultimi anni: arrivata sul mercato con un prezzo di collocamento di 150 dollari per azione e una valutazione di circa 1.750 miliardi di dollari, la società di Elon Musk si è imposta i come la più grande IPO della storia dei mercati finanziari. Nella sola giornata del debutto gli acquisti netti degli investitori retail hanno raggiunto 117 milioni di dollari, pari al 56% di tutti gli acquisti effettuati dagli investitori individuali sul mercato azionario statunitense.
Per Vanda Research, l’IPO della società spaziale rappresenta il segnale più evidente che il mercato sta iniziando a guardare oltre il nucleo originario dei “Magnifici 7”. Non perché queste aziende abbiano perso centralità, ma perché l’ecosistema dell’intelligenza artificiale sta allargando i propri confini, coinvolgendo ormai settori e modelli di business differenti.
Il cambio di narrativa è accompagnato anche da un cambiamento nei flussi di investimento. Secondo Vanda, nelle settimane precedenti all’approdo in Borsa di SpaceX gli investitori retail hanno registrato la più lunga fase di vendite nette sui Magnifici 7 dai tempi della pandemia del 2020. Nello stesso periodo il Roundhill Magnificent Seven ETF, uno dei principali strumenti di investimento sul paniere delle Big Tech, ha perso il 4,7% nell’arco di un mese.
Dall’hardware ai modelli di frontiera
Se i “Magnifici 7” hanno incarnato la prima fase del boom dell’IA, caratterizzata dalla corsa ai semiconduttori, al cloud e alle piattaforme digitali, la nuova etichetta punta a rappresentare la fase successiva. La logica della FAB 10 è infatti quella di ampliare la definizione stessa di innovazione tecnologica. Accanto ai produttori di chip, ai colossi del cloud e alle piattaforme digitali entrano società che operano nelle nuove frontiere dell’economia dell’intelligenza artificiale, dalle infrastrutture spaziali ai modelli linguistici avanzati.
SpaceX porta in dote infrastrutture spaziali e connettività satellitare attraverso Starlink, mentre OpenAI e Anthropic sono considerate tra le principali società impegnate nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale di frontiera, sistemi sviluppati ai massimi livelli della tecnologia disponibile, capaci di svolgere compiti complessi di ragionamento, analisi e generazione di contenuti e considerati dagli investitori una delle infrastrutture strategiche della futura economia digitale.
Per gli analisti, SpaceX rappresenta inoltre un’esposizione a segmenti emergenti come l’esplorazione spaziale, i data center dedicati all’IA e le piattaforme di nuova generazione sviluppate nell’orbita dell’ecosistema xAI.
La nuova classificazione presenta tuttavia una criticità evidente. Due dei tre nuovi ingressi, OpenAI e Anthropic, non sono ancora quotati sui mercati regolamentati. Le due società restano private, anche se il mercato si attende un possibile sbarco in Borsa nei prossimi mesi. Secondo le valutazioni circolate tra gli analisti, OpenAI e Anthropic potrebbero presentarsi sul mercato con valori complessivi superiori ai 2.000 miliardi di dollari, alimentando aspettative elevate ma anche interrogativi sulla sostenibilità dei multipli. Per questo motivo la “FAB 10” appare oggi più come una definizione concettuale che come un vero e proprio paniere di azioni su cui investire.
La corsa alle nuove etichette
La proposta di Vanda non è l’unica in circolazione. Bank of America ha recentemente avanzato il concetto di “AI Big 10”, includendo nel gruppo anche Broadcom, AMD e Micron Technology per riflettere il ruolo crescente dei produttori di semiconduttori.
Altri osservatori hanno invece preferito formule più ristrette. Tra queste si sta facendo strada il termine “MANGOS”, che riunisce Meta, Anthropic, Nvidia, Google, OpenAI e SpaceX, focalizzandosi esclusivamente sui principali beneficiari dell’espansione dell’intelligenza artificiale generativa.