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Commerzbank, Berlino chiude la porta a UniCredit: “prezzo Ops insufficiente”

Nel giorno in cui si chiude l’Ops di Unicredit sulla tedesca Commerzbank, la Germania ha formalmente respinto l’offerta lanciata dalla banca italiana, irrigidendo ulteriormente il confronto tra l’istituto milanese guidato da Andrea Orcel e le autorità di Berlino in una delle più rilevanti operazioni bancarie europee degli ultimi anni.
La decisione è stata comunicata dall’Agenzia federale delle finanze di Francoforte, che ha giudicato l’offerta economicamente inadeguata e ha espresso forti riserve sul metodo adottato dal gruppo. Il pronunciamento arriva mentre si conclude il periodo iniziale di adesione all’offerta pubblica di scambio e dopo mesi di confronto tra le parti. In mattinata, il titolo Unicredit segna un rialzo del 3%, tra le azioni più brillanti di piazza Affari, mentre sul Dax il titolo Commerbank sale dell’1%.

Le ragioni del “no”

Secondo l’agenzia federale, l’offerta (che prevede concambio di 0,485 azioni UniCredit per ogni azione Commerzbank) non riconosce agli azionisti un corrispettivo sufficiente rispetto alle attuali valutazioni di mercato di Commerzbank. Per questo motivo, sottolinea Berlino, l’adesione alla proposta non sarebbe stata giustificata sotto il profilo finanziario.
Il governo tedesco, che mantiene una partecipazione del 12% nel capitale della banca di Francoforte, ha inoltre ribadito il proprio sostegno all’autonomia dell’istituto. La quota pubblica risale agli interventi di salvataggio messi in campo durante la crisi finanziaria globale del 2008 e rende l’esecutivo il secondo maggiore azionista della banca.

Nella nota ufficiale viene inoltre criticata l’impostazione seguita da UniCredit, definita eccessivamente aggressiva, confermando l’opposizione politica che Berlino ha manifestato fin dall’avvio dell’operazione.

Oltre agli aspetti economici, il governo tedesco richiama il valore strategico di Commerzbank per il sistema produttivo nazionale. L’istituto viene considerato uno snodo essenziale nel finanziamento delle imprese tedesche, in particolare del Mittelstand, la rete di piccole e medie aziende esportatrici che rappresenta uno dei motori dell’economia del Paese.
Berlino evidenzia inoltre il ruolo della banca come importante datore di lavoro e come protagonista della piazza finanziaria di Francoforte, elementi che, secondo l’esecutivo, dovranno continuare a essere tutelati anche in futuro.

Le divergenze tra le parti riguarda anche le strategie di crescita future. UniCredit ritiene infatti che alcune attività internazionali di Commerzbank presentino margini limitati di crescita e una struttura operativa troppo articolata. L’obiettivo del gruppo italiano sarebbe quello di semplificare il perimetro della banca e rafforzarne la focalizzazione sul mercato tedesco.
Una prospettiva che alimenta le preoccupazioni del management, dei sindacati e delle istituzioni federali, timorosi che un cambio di controllo possa incidere nel tempo sull’occupazione e sul ruolo svolto dall’istituto nell’economia nazionale.

Ad aumentare la tensione sul dossier è infine arrivata anche la conferma da parte della Procura di Francoforte dell’avvio di una verifica preliminare relativa a possibili ipotesi di manipolazione del mercato connesse all’offerta.
L’iniziativa segue un esposto presentato dal consiglio dei lavoratori di Commerzbank. Al momento non risultano contestazioni formali né procedimenti aperti nei confronti di UniCredit. L’istituto italiano ha dichiarato di essere a conoscenza della vicenda, precisando che la risposta della Procura rientra nelle procedure ordinarie previste quando viene presentata una denuncia.

Superata la soglia del 30%

Al di là dello scontro politico, i dati mostrano come UniCredit abbia ulteriormente rafforzato la propria presa su Commerzbank. Alla vigilia della scadenza dell’offerta, fissata per la mezzanotte di oggi 16 giugno salvo eventuali proroghe, erano state conferite all’Ops circa 134,3 milioni di azioni, pari all’11,9% del capitale della banca tedesca. Sommate alla partecipazione già detenuta direttamente da UniCredit, pari a circa il 26,8% del capitale, le adesioni consentono al gruppo guidato da Andrea Orcel di raggiungere una quota azionaria complessiva del 38,7% di Commerzbank.

A questa posizione si aggiunge un’esposizione economica ulteriore attraverso strumenti derivati, in particolare contratti di total return swap, collegati a circa il 16,4% del capitale. Tali strumenti non attribuiscono diritti di voto né prevedono la consegna delle azioni sottostanti, ma confermano l’interesse strategico di UniCredit verso l’istituto tedesco e rafforzano il suo peso complessivo nell’operazione.