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Oro, Goldman Sachs frena le attese sui prezzi: target di fine anno tagliato di $500

L’oro non brillerà più come inizio anno. Almeno così la pensano gli analisti di Goldman Sachs che, dopo il meeting di giugno della Fed, hanno tagliato di 500 dollari a 4.400 dollari le stime di fine anno sulle quotazioni del metallo giallo. Un livello comunque superiore alle quotazioni attuali. La decisione prende le mosse dall’idea, ormai data quasi per certa da mercato e analisti, che la banca centrale Usa non taglierà i tassi di interesse. Anzi, sembra quasi certo che, in assenza di un raffreddamento consistente dell’inflazione, procederà al rialzo del costo del denaro.

Revisione delle stime dopo la svolta della Fed

La nuova previsione di Goldman Sachs rappresenta un cambio di tono, seppur moderato, rispetto alla posizione fortemente rialzista mantenuta negli ultimi anni sull’oro. Gli analisti Lina Thomas e Daan Struyven, pur rivedendo al ribasso le stime,  continuano a vedere margini di apprezzamento nella seconda parte dell’anno.

“La nostra visione sull’oro resta strutturalmente costruttiva, ma tatticamente più prudente”, spiegano gli esperti della banca, sottolineando come nel breve periodo prevalgano rischi al ribasso, mentre nel medio termine le prospettive restano favorevoli.

Tassi più alti, meno appeal per il metallo giallo

Alla base della revisione, come detto, vi è soprattutto il cambiamento delle aspettative sulla politica monetaria statunitense. Dopo l’ultima riunione della Federal Reserve, il mercato ha progressivamente accantonato l’ipotesi di imminenti tagli dei tassi, mentre cresce la convinzione che la banca centrale possa addirittura tornare ad alzarli qualora l’inflazione dovesse mantenersi elevata.
Uno scenario che tende a penalizzare l’oro. Il metallo prezioso, infatti, non offre rendimenti cedolari e diventa relativamente meno attraente quando i tassi reali salgono. Per questo Goldman ha rivisto al ribasso le stime sui flussi verso gli Etf garantiti da oro, tradizionalmente uno dei principali motori della domanda finanziaria.

Il ruolo di Kevin Warsh

Secondo gli analisti della banca americana, anche le preoccupazioni relative all’indipendenza della Federal Reserve si sono attenuate dopo il primo meeting guidato dal nuovo presidente Kevin Warsh. L’orientamento mostrato dalla banca centrale è stato infatti definito “sorprendentemente restrittivo”, rafforzando la percezione di una Fed determinata a riportare sotto controllo l’inflazione.

Warsh, nominato dal presidente Donald Trump, ha ribadito come priorità il ripristino della stabilità dei prezzi, contribuendo a raffreddare le aspettative di una politica monetaria più accomodante nel breve termine.

Nonostante il quadro meno favorevole, Goldman Sachs individua alcuni fattori di supporto che potrebbero limitare le correzioni. In particolare continua la domanda proveniente dalle banche centrali, che restano tra i principali acquirenti di oro a livello globale.
Gli acquisti ufficiali sono stimati in circa 50 tonnellate al mese nel 2026 e 40 tonnellate mensili nel 2027, livelli considerati sufficienti a sostenere il mercato anche in presenza di una minore domanda finanziaria.

Dopo il rally, le prese di beneficio

Parlando delle quotazioni, l’oro sta attraversando una fase di consolidamento dopo la corsa che lo aveva portato a toccare nuovi massimi storici all’inizio dell’anno. Le quotazioni, salite fino a sfiorare i 5.600 dollari l’oncia a fine gennaio, hanno successivamente invertito la rotta registrando tre mesi consecutivi di ribasso.
Le ultime contrattazioni vedono il metallo prezioso scambiare intorno a quota 4.141 dollari l’oncia, avviandosi verso la terza settimana consecutiva in territorio negativo.