Sei fake news e falsi miti da sfatare sul Bitcoin

14 Dicembre 2017, di Redazione Wall Street Italia

A cura di Exante

Vuoi per il rally da capogiro che ora punta nuovamente ai 18.000 dollari, vuoi per il debutto nell’alta finanza attraverso i futures lanciati dalla borsa di Chicago, negli ultimi giorni il bitcoin ha attirato un numero considerevole di attenzioni sui media tradizionali, anche quelli nostrani, e non sempre di tipo positivo. In mezzo a tante critiche fondate e talvolta anche condivisibili, spesso ci si trova a fare i conti con accuse ripetute come dei mantra che invece sconfinano nella vera e propria falsità (o per dirla in termini correnti “fake news”).

Proviamo a identificare le più diffuse.

1. “Il bitcoin è la moneta preferita dai terroristi”

La baggianata peggiore di tutte. In genere le persone che sostengono questa posizione si guardano bene dall’accusare il dollaro americano di essere la valuta preferita dai criminali per finanziare guerre, ribellioni, dirottamenti di aerei e attacchi terroristici in giro per il mondo.

Eppure ad oggi le criptovalute restano molto più difficili da acquistare e spendere rispetto alle carte di credito o al ben più anonimo denaro contante. E tralasciando che nel 2016 l’Europol non ha trovato prove di attività terroristiche finanziate da criptovalute, va ricordato che la maggior parte dei terroristi opera in Paesi dove un’eventuale conversione in cash li renderebbe inevitabilmente più visibili proprio agli occhi delle autorità da cui vogliono nascondersi.

2. “Il bitcoin è come la bolla dei tulipani”

Breve riassunto se non avete presente la storia: nel 17esimo secolo in Olanda i tulipani furono al centro di un fortissimo rialzo dei prezzi, al culmine del quale un singolo bulbo di una specifica qualità di tulipano arrivò a costare 4.600 fiorini (quando il reddito medio annuo epoca era pari 150 fiorini, come ci ricorda Wikipedia); poi il crollo verticale.

Ecco, a chi si avventura nell’azzardato paragone tra un tulipano e una valuta digitale sovranazionale andrebbe ricordato che il primo manca di valore intrinseco, mentro il secondo è facile da dividere e trasportare, imperituro e, soprattutto, un bene più scarso dei tulipani.

3. “Il bitcoin viene utilizzato per fini illegali”

Questa è una leggera variazione sul punto numero 1. Beh, come rispondere se non sottolineando che non siamo più nel 2013? Oggi la stragrande maggioranza delle transazioni in bitcoin consiste in acquisti legali.

4. “Il bitcoin è uno schema Ponzi”

Chi non l’ha sentita questa? Si ha uno schema o piramide Ponzi quando i vecchi investitori vengono ripagati attraverso il capitale immesso da quelli nuovi, fino a quando il giocattolo non si rompe perché i prezzi diventano insostenibili. Ma a differenza di quanto sopra: 1) le transazioni del bitcoin sono completamente trasparenti e tracciabili e 2) l’adozione di questa criptovaluta e la sua crescita non possono essere controllate da nessuno. E il prezzo risponde solo all’incontro di domanda e offerta del mercato, non alla necessità di ripagare gli investitori precedenti.

5. “I bitcoin possono essere hackerati”

Facciamo chiarezza: in teoria gli exchange (ovvero le piattaforme di scambio) e i wallet online/in cloud possono essere hackerati, come del resto qualsiasi cosa connessa alla rete internet. Cosa ben diversa è il codice della blockchain del bitcoin, probabilmente uno dei protocolli che ha subito più stress test nella storia. Proprio quello non può essere hackerato. E comunque, se la minaccia hacker vi fa perdere il sonno, ricordate di conservare le vostre criptovalute su un wallet del quale possedete le chiavi private.

6. “I bitcoin inquinano il pianeta”

Vero, il mining di bitcoin richiede l’impiego di molta energia elettrica. Ma anche qui bisogna guardare le cose in prospettiva invece di cedere a proclami apocalittici. Per esempio, basterebbe ricordare che l’intero processo di estrazione del bitcoin utilizza meno di un terzo dell’energia spesa in luci natalizie ogni anno negli Stati Uniti. Oppure che il consumo di energia dovuto ai bitcoin è stimato tra gli 0,8 e i 4,4 TWh, a fronte dei 138 TWh che vengono consumati ogni anno per l’estrazione e il riciclo dell’oro o dei 650 TWh consumati annualmente dal sistema bancario mondiale. Il bitcoin non sarà un campione di efficienza, ma il suo impatto ambientale è piuttosto contenuto rispetto a moltissimi strumenti che diamo per scontati nella civiltà odierna.

In conclusione, la prossima volta che qualcuno parla del bitcoin in questi termini, mantenete la calma, passate oltre e perdonateli perché non sanno quel che dicono.