Se Bersani fallisce, governo del presidente?

28 Marzo 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Pier Luigi Bersani ha concluso oggi le sue consultazioni con le forze politiche e nel pomeriggio salira’ al Colle per riferire dell’esito della sua verifica. Anche se il capogruppo del PD Zanda sostiene che ci sia “ancora speranza per un governo politico, solo un regalo di Napolitano potra’ impedire la formazione di un governo tecnico di larghe intese transitorio che porti il paese alle urne con una nuova legge elettorale, per superare una volta per tutte l’odiato Porcellum.

Al termine della tre giorni di consultazioni con parti sociali e partiti, il premier incaricato ‘con riserva’ ha dichiarato di avere ora un’idea politica chiara della situazione. “Abbiamo un quadro molto preciso della situazione economia, politica e sociale”.

Ieri i messaggi scambiati con il Pdl sembrano aver allontanato i due principali interlocutori. Mentre dal Movimento 5 Stelle era arrivato l’ennesimo no alla fiducia in bianco a un esecutivo guidato da Bersani. Al Senato Bersani ha bisogno dei voti dell’una o dell’altra forza politica rivale, a meno che un gruppetto di senatori non decida di uscire dall’aula, per abbassare il numero.

Alfano descrive Bersani come un uomo finito in un “vicolo cieco”. Dal Pd ribadiscono che non ci può essere alcuna trattativa sul Colle. Probabilmente i canali diplomatici resteranno aperti fino all’ultimo, ma nulla di nuovo è emerso che possa dare al presidente della Repubblica la certezza che il premier incaricato possa garantire una maggioranza parlamentare anche al Senato. E dunque si fa avanti l’ipotesi di quel famigerato piano B, ossia un governo del presidente.

Il Corriere della Sera parla della carta del “modello Ciampi”, “ovvero di governo «di scopo», guidato da una personalità autorevole e di caratura istituzionale (un precedente assimilabile è quello di Ciampi nel 1993), in grado di far convergere un vasto arco di partiti su quella Grande Coalizione che in Europa si giudica inevitabile, quando si ha un risultato elettorale bloccato, ma che è oggi respinta dal Pd”, scrive il quotidiano.

Il leader del Pd è atteso con ogni probabilità nel pomeriggio al Colle. Si è preso qualche ora in più proprio per attendere delle risposte politiche, come lui stesso ha spiegato (ieri è toccato ai grillini ribadire a muso duro che non gli daranno la fiducia), ma non si andrà oltre perché, come è noto, la preoccupazione di Giorgio Napolitano è quella di dare un governo al Paese, chiunque sia a guidarlo.

E i segnali negativi dell’economia invitano a fare in fretta. Il presidente ha correttamente accolto la richiesta del leader della coalizione che ha ottenuto la maggioranza alla Camera a fare il suo tentativo, ma il mandato era chiaro, senza un sostegno certo in Parlamento Bersani non può formare il governo e presentarsi alle Camere.

L’ingorgo istituzionale che vede il Paese alle prese con la formazione in un governo e quasi contemporaneamente con l’elezione del nuovo capo dello Stato riduce i margini per questo tipo di tentativi che pure sono piuttosto inediti nella storia repubblicana.

Dunque non ci sono tanti scenari possibili per Napolitano, il cui obiettivo è appunto quello di favorire la formazione di un governo: se Bersani non porterà valutazioni positive su questo giro di consultazioni toccherà al capo dello Stato sciogliere la matassa e allora potrebbe rapidamente tornare a consultare le forze politiche su un altro nome e poi assegnare l’incarico (già venerdì sera o al più tardi sabato mattina?).

Si parla di ipotesi perché nelle ultime ore, hanno fatto sapere dal Colle, “nell’attesa che l’incaricato venga a riferire sono chiusi in un impenetrabile no comment”. Ma un governo del presidente o di scopo, o come si preferisca chiamarlo, secondo alcuni è l’unica opzione alternativa, anche se altrettanto densa di incognite.

In primo luogo, appunto, quella della scelta del successore di Napolitano che tanto sta a cuore al Pdl. Per non parlare delle diverse valutazioni interne al Pd che potrebbero emergere e spaccare il partito se si trovasse di fronte alla scelta di sostenere un altro governo insieme al Pdl.

“Se Napolitano fa un altro nome è tutta un’altra storia”, ha detto qualche ora fa il capogruppo al Senato del M5S Vito Crimi commentando l’incontro con il premier incaricato Bersani. Un nome estraneo ai partiti “è bene che il Pd non lo faccia, altrimenti lo brucia. Non voteremo mai – dice- un governo targato Pd anche se guidato da una persona terza”.