Scontro Iran-Arabia Saudita: petrolio schizofrenico

4 Gennaio 2016, di Alessandra Caparello

LONDRA (WSI) – Le nuove crescenti tensioni tra Arabia saudita e Iran spingono prima su poi ancora più giù il prezzo del petrolio il quale è arrivato, sui mercati londinesi e americani, anche a toccare il rosso dopo balzi dell’ordine di tre punti percentuali.

Mentre diciotto mesi fa, il Brent e il Wti superavano anche i 100 dollari al barile, oggi viaggiano sui 35 dollari e potrebbero scendere anche fino a quota 15 dollari, secondo gli analisti. Sullo sfondo del crollo sempre più pesante del greggio i contrasti all’interno dell’Opec, la crisi di Russia, Brasile e Venezuela e le scintille a inizio anno tra le due anime dell’Islam, Teheran e Riyad.

Ad accendere la tensione l’annuncio da parte dell’Arabia Saudita dell’uccisione di 47 presunti terroristi, tra cui lo Sheikh sciita, Nimr al Nimr. Immediata la reazione del mondo sciita e in Iran diversi manifestanti hanno attaccato l’ambasciata saudita a Teheran, lanciando bombe incendiarie e saccheggiando la sede.

E se Hossein Jaber Ansari, ministro degli Esteri iraniano, ha detto chiaramente che il governo saudita pagherà “a caro prezzo” l’esecuzione dell’imam Al Nimr, il suo collega saudita, Adel al-Jubair ha lanciato un ultimatum ai rappresentanti diplomatici di Teheran: “devono lasciare l’Arabia Saudita e hanno 48 ore di tempo per farlo”. Da qui la rottura dei rapporti diplomatici tra sauditi e iraniani.

Quali saranno le conseguenze nel prezzo del petrolio? Senza dubbio ci saranno, visto che l’Arabia Saudita, tra i pricipali paesi esportatori al mondo della materia prima, sta attualmente constatando come molte persone siano preoccupate per le forniture di petrolio dal Medio Oriente.

Il governo di Teheran, da anni sotto scacco per il divieto di vendita del greggio all’estero, come conseguenza delle sanzioni punitive internazionali, si è liberato dai limiti firmando l’accordo sul nucleare con la comunità internazionale. Preparandosi così a riavviare le estrazioni su larga scala e a incassare ricavi e profitti ulteriori.

L’Arabia Saudita ha presentato nel 2015 appena conclusosi un disavanzo pari a 98 miliardi di dollari, equivalenti a circa il 15% del Pil. A fronte di entrate petrolifere che appaiono in netto calo, del 23%, sorge la necessità di varare un piano di austerity con il taglio ai sussidi energetici, e il rincaro del prezzo delle benzina nonchè della fornitura dell’energia elettrica.