Salvataggio Tercas non fu aiuto di stato. Patuelli: “Risarcire i risparmiatori e banche concorrenti”

2 Marzo 2021, di Alessandra Caparello

Il salvataggio di Banca Tercas nel 2014 da parte della Banca Popolare di Bari grazie ai  fondi concessi dal Fondo Interbancario (Fitd) non fu aiuto di Stato come all’epoca decretò la Commissione Ue.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, riunita in “Grande Sezione” ha respinto l’impugnazione della Commissione Europea contro la sentenza del 19 marzo 2019 del Tribunale Europeo che già aveva giudicato erronea ed annullato la decisione della Commissione Europea di ritenere “Aiuto di Stato” l’intervento predisposto nel 2014 dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi per il salvataggio di Banca Tercas. La Corte di Giustizia ha ora definitivamente accertato un “errore di diritto” della precedente Commissione Europea sul caso Tercas.

Il caso Tercas

Era il 2013 quando la Banca popolare di Bari manifestò il suo interesse a sottoscrivere un aumento di capitale di Banca Tercas commissariata un anno prima da Bankitalia. La Popolare di Bari però indicò come condizione vincolante la copertura da parte del Fitd, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, del deficit della Tercas.
Il fondo acconsentì a coprire il deficit patrimoniale di Tercas ma successivamente la Commissione Ue rivelò i suoi dubbi sulla compatibilità dell’intervento con le norme dell’unione in materia di aiuti di stato, aprendo così un’indagine approfondita.

Indagine conclusasi con la decisione datata 23 dicembre 2015, dell’Antitrust europeo secondo cui il salvataggio di Tercas da parte del fondo costituiva un aiuto di stato e come tale era illegittimo.
L’Antitrust Ue ordinò così all’Italia di recuperare da Tercas aiuti di Stato per 295,14 milioni di euro. Da qui la Popolare di Bari, sostenuta da Bankitalia, ha fatto appello alla Corte del Lussemburgo. Il tribunale europeo ha accolto con favore il ricorso dell’Italia sul salvataggio di Banca Tercas e ora anche la Corte di Giustizia si esprime in tal senso.

Il caso, come scrisse Bloomberg, ha implicazioni che vanno ben oltre la piccola banca abruzzese. Dopo la sentenza si è levato un coro di polemiche visto che la decisione della Commissione ha fermato l’intervento del Fitd per altre quattro banche (Cariferrara, Chieti, Banca Marche ed Etruria), su cui poi si era imposto il bail-in. Come tale la Commissione Ue deve rimborsare i risparmiatori si sono affrettati a dire politica e istituzioni e ancora oggi, alla luce della nuova sentenza, si ripete la stessa cosa.

Il commento dell’Abi

Grande soddisfazione è stata espressa difatti Presidente dell’ABI Antonio Patuelli per la sentenza definitiva della Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Patuelli rileva che la Corte di Giustizia Europea ha dichiarato legittimo l’intervento del FITD su Tercas che fu solo il primo ad essere predisposto e bloccato dalla precedente Commissione Europea che cosi bloccò conseguentemente anche i seguenti interventi preventivi del FITD per i salvataggi delle “quattro banche”, a cominciare dalla Cassa di Risparmio di Ferrara spa che lo aveva anche approvato in Assemblea.
Ora il Presidente Patuelli chiede che i risparmiatori e le banche concorrenti italiane vengano adeguatamente e tempestivamente risarcite per i gravi danni subiti per l’errore di diritto compiuto dalla precedente Commissione Europea.