Roman Abramovich: chi è l’oligarca russo voluto da Kiev ai negoziati

4 Aprile 2022, di Alessandra Caparello

Nelle trattative in corso, finora senza una soluzione positiva, per tentare di mediare nella guerra in Ucraina a seguito dell’invasione della Russia, figura l’oligarca russo Roman Abramovich. Ormai ex proprietario della squadra di calcio del Chelsea, una delle persone più ricche al mondo e con stretti legami con il presidente della Russia, Vladimir Putin, Abramovich ha preso parte agli incontri ad Istanbul in qualità di uditore, ma non è ancora chiaro quale fosse il suo ruolo.

Secondo fonti consultate dal Financial Times, il coinvolgimento di Abramovich nelle trattative sarebbe stato approvato direttamente da Putin anche se dal Cremlino finora non sono state emesse dichiarazioni ufficiali in merito.

Roman Abramovich: breve biografia

Roman Arkadievič Abramovič è un imprenditore e politico russo con cittadinanza israeliana, portoghese e lituana. Abramovich, 55 anni, è uno degli oligarchi russi più noti anche in Ue e che ha iniziato la sua attività imprenditoriale tra gli anni Ottanta e Novanta, fondando diverse società di import-export. Secondo il Bloomberg Billionaires Index ha un patrimonio netto stimato in 13,5 miliardi di dollari, mentre nella classifica di Forbes del 2020, risulta l’uomo più ricco d’Israele e il 113° al mondo.

Nato nel 1966 a Saratov, importante porto sul Volga, da una famiglia ebrea, era arrivato a Mosca dalla Repubblica di Komi, nel nord della Russia, dove era stato cresciuto da due zii. A due anni era rimasto orfano di madre morta per un infezione e poi anche del padre, ucciso schiacciato da una gru in un cantiere. Frequenta l’Istituto Tecnico Industriale nella città di Uchta prima di arruolarsi nell’esercito sovietico.

Arrivato poi a Mosca, si addentra nel mondo degli affari fondando una società di giocattoli, la Uyut, la sua prima azienda. Alla fine degli anni Ottanta, quando era presidente Gorbaciov, Roman Abramovich assieme a Boris Berezovskij, acquista la quota di controllo di Sibneft, colosso petrolifero russo.

Nel giro di breve tempo la compagnia aumenta in modo enorme il proprio valore, consentendo ai due magnati di diventare ricchissimi. A 30 anni, su invito della famiglia Eltsin, Roman Abramovich si trasferì per qualche tempo in un appartamento del Cremlino, la sede del governo russo e tre anni dopo, nel 1999, avvia la sua carriera politica, venendo eletto governatore della provincia di Chukotka, nell’estremo oriente russo dove abbandano petrolio e gas.

Nel 2003, Roman Abramovich acquistò la squadra di calcio inglese del Chelsea per circa 160 milioni di euro e negli anni seguenti investì nella squadra, rendendola una delle più vincenti in Europa. Tuttavia a pochi giorni dall’inizio dell’operazione militare russa, Abramovich fu colpito  come moltissimi oligarchi dalle sanzioni imposte dall’Occidente e dall’Ue per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Da qui Abramovich ha annunciato che venderà la squadra di calcio inglese del Chelsea, di cui è proprietario da quasi vent’anni. Lo ha detto spedato lui stesso in un comunicato, spiegando che “ho dato mandato di creare una fondazione benefica a cui verranno devoluti i guadagni della vendita. La fondazione sarà dedicata a tutte le vittime della guerra in Ucraina. […] È stato incredibilmente difficile prendere questa decisione, e mi addolora lasciare il club in questo modo”.

Secondo le voci che circolano sul mercato, Abramovich sarebbe intenzionato a incassare oltre 3 miliardi di sterline (ben oltre i 3,5 miliardi di euro), una valutazione che sembra tuttavia lontana dal valore di mercato più vicino a 2 miliardi di sterline (poco più di 2,4 miliardi di euro).

Ma la proprietà del Chelsea è comunque irrisoria  rispetto allo sconfinato patrimonio di Abramovich, la cui vera ricchezza ruota intorno al Evraz, il primo produttore di acciaio russo, uno dei più grandi al mondo ( 70 mila dipendenti, 12 miliardi di ricavi), di cui è il principale azionista con una quota del 28,6%.

Oltre alla partecipazione in Evraz, l’uomo d’affari russo  avrebbe, in compagnia di altri oligarchi russi, un patrimonio di miliardi custodito nei paradisi fiscali delle British Virgin Island. Secondo un report della Ong Global Witness, i super ricchi russi avrebbero messo al sicuro nei paradisi fiscali 38,6 miliardi di euro.

La partecipazione ai negoziati

Il miliardario, su richiesta dell’Ucraina, ha accettato di partecipare ai negoziati in qualità di mediatore tra Russia e Ucraina. La scelta di Roman si spiega perchè il miliardario ha stretti legami con le comunità ebraiche sia in Ucraina sia in Russia.

Nei giorni scorsi il Wall Street Journal ha reso noto che il miliardario russo Roman Abramovich e due negoziatori di pace ucraini hanno sofferto sintomi di sospetto avvelenamento dopo uno dei primi incontri tra i delegati di Mosca e Kiev avvenuto al confine tra Ucraina e Bielorussia il 3 e il 4 marzo. I tre hanno superato i problemi e non sono più in pericolo di vita. L’oligarca russo, secondo il Times, ha anche perso la vista per alcune ore e ha dovuto farsi curare in Turchia.