Riforma del lavoro, Francia: Non faremo la fine dell’Italia

26 Maggio 2016, di Daniele Chicca

GINEVRA (WSI) – Il loro paese è paralizzato e l’economia sta già subendo l’impatto negativo delle proteste a centrali nucleari e raffinerie, ma i francesi vanno avanti: non hanno alcuna intenzione di fare la fine dell’Italia, che ha lasciato che venisse approvata una riforma del lavoro controversa i cui punti principali come quelli sulla flessibilità in uscita sono stati dettati dalle autorità d’Europa.

È per lo meno quello che dicono gli operai di una delle otto raffinerie nazionali bloccate da una settimana. Sono citati dall’inviato di La Stampa a Fos-Sur-Mer, dove le proteste di sindacati e lavoratori di una fabbrica petrolifera sono sfociate in scontri con la polizia, che in tutto il paese sta cercando di rimuovere i blocchi e ripristinare le attività.

Le autorità hanno dovuto attingere a una parte delle risorse energetiche strategiche per poter garantire l’approvvigionamento di carburante. Negli ultimi otto giorni di protesta, almeno un quinto delle stazioni di servizio della terza economia dell’area euro ha riscontrato una penuria di benzina. Picchettaggio e disagi anche in 10 centrali nucleari. A Marsiglia scontri con la polizia: “voi vi siete fatti fregare“.

Sia nel caso italiano sia in quello francese, la nuova legge ha l’obiettivo di seguire le direttive di Bruxelles in materia, aumentando la flessibilità in entrata ma anche in uscita. La differenza è che in Francia, il paese della rivoluzione francese, mentre noi in Italia di vere rivoluzioni non ne abbiamo mai avute, hanno un sindacato più combattivo e una società civile più protagonista.

Ormai è inutile opporsi, leggi in vigore in tutta Europa

Magari si battono per le cause sbagliate, magari finiscono per danneggiare l’economia più che fare del bene ai cittadini, ma almeno i cittadini francesi stanno facendo sentire la loro voce. In mezzo alla bolgia dei giorni scorsi, quelli degli scontri a Fos-Sur-Mer, vicino Marsiglia, tra scioperanti e poliziotti, c’era anche Jean-Philippe Murru. Secondo l’operaio di origini sarde nella riforma del lavoro non c’è niente che vada bene.

“Ci possono licenziare a piacimento. Possono obbligarci a fare quanti straordinari vogliono, pagandoli di meno. Non garantiscono più la stessa assistenza sanitaria ai lavoratori. Ma la cosa più grave è che hanno imposto questa legge in totale disprezzo della democrazia, tagliando fuori il Parlamento”.

Dall’altro lato della protesta ci sono i benzinai e lavoratori delle stazioni di servizio, che non riescono a fare cassa per via dell’assenza di carburante nelle loro pompe. La responsabile di una stazione Total di Marsiglia intervistata dal quotidiano torinese ha un’aria rassegnata e fa presente al giornalista che ormai è inutile opporsi, visto che leggi simili sono in vigore in tutta Europa.

Ancora si devono vedere gli effetti sul mercato occupazionale italiano del Jobs Act, che è stato salutato come un grande successo dal governo Renzi. L’incremento dei nuovi posti di lavoro creati finora nel 2016 è da ascrivere principalmente alla presenza di sgravi fiscali per le aziende che assumono.

L’Economist e altri media di stampo liberista hanno criticato molto i giovani che protestano contro una riforma del lavoro il cui intento è quello proprio di risolvere la disoccupazione giovanile. Le ragioni per sostenere questa tesi ci sono, ma il problema si pone quando si ha un mercato del lavoro flessibile senza un sistema di welfare adeguato. Francia e Italia in crisi economica e indebitate come sono non possono veramente permetterselo.