Società

Ricerca italiana: “Problema è che non importa cervelli”

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“Se volete andare all’estero fatelo, siamo pieni di presidenti del Consiglio che in passato hanno detto non andate. Se pensate che sia meglio, fatelo”. Così il premier, Matteo Renzi, ha parlato durante la sua visita di ieri ai laboratori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare del Gran Sasso aggiungendo che l’immagine di un’Italia nella quale “tutto va male” è da considerarsi nient’altro che “manichea”.

Appena qualche giorno fa era stato il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini a cercare, in qualche modo di esaltare i risultati della ricerca italiana: nostri, infatti, sono 30 dei vincitori nell’assegnazione di fondi di ricerca europei (solo Germania e Regno Unito hanno fatto meglio). Il problema, tuttavia, è che 17 di quei 30 vincitori realizzeranno i loro progetti di ricerca fuori dall’Italia. E quando i cronisti di Sky lo hanno fatto notare al ministro, la risposta è stata assai contraddittoria:

“Ogni forma di polemica è inutile e sterile, particolarmente quando si parla di risultati brillanti della comunità scientifica nazionale. Ricordo anche che poi alla fine i ricercatori, gli studiosi, gli scienziati non sono italiani, tedeschi, francesi o americani, sono membri di una comunità che per definizione è internazionale”. Insomma, se i ricercatori italiani sono bravi, si esulta, ma se sono più valorizzati all’estero, non bisogna trattenerli.

Matteo Renzi, però, ieri ha promesso: “Noi faremo dei nostri istituti i luoghi al top del livello mondiale, faremo dell’Italia un centro capace di attrarre ricercatori italiani e di tutto il mondo”. Almeno per adesso la realtà è diversa. Come ha scritto Michael Braun su Internazionale, è vero che non c’è niente di strano a far partire all’estero i ricercatori:

“anche migliaia di tedeschi, inglesi e francesi vanno a fare ricerca e a insegnare in università estere”, ma “La particolarità italiana sta altrove: esporta cervelli, ma non ne importa. Infatti nessun ricercatore straniero, vincitore del bando europeo, verrà nel Belpaese a realizzare il suo progetto. La comunità scientifica sarà pure internazionale, ma l’università italiana è ermeticamente chiusa, si è dotata di forti respingenti verso “intrusioni” esterne. […] È un sistema impermeabile per chi non ha gli agganci giusti, sia italiano o straniero”.