Renzi populista, torna a corteggiare italiani con discorsi tasse e pensioni

15 Luglio 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – La batosta delle elezioni amministrative di giugno si fa ancora sentire soprattutto in vista del referendum costituzionale di ottobre che – secondo quanto detto dallo stesso premier potrebbe decretare la fine del suo mandato da Presidente del Consiglio ma non da segretario del partito.

Renzi affila le armi e rimette al centro del dibattito, dentro e fuori il parlamento, i dossier più caldi di sempre: banche, lavoro, tasse e pensioni.

L’ultima stoccata del premier per tentar di vincere il referendum, difeso a spada tratta dal ministro Maria Elena Boschi che è volata fino a Bruxelles per convincere gli europeisti della “bontà” della sua riforma – è proprio mettere da parte il discorso referendum.

Renzi rimette così al centro i problemi degli italiani, della gente comune che deve fare ogni giorno i conti con il lavoro che manca, le pensioni troppo basse e le tasse da pagare. Il premier Renzi è convinto che il cambio di linea, ossia quella che viene definita dai suoi collaboratori la “strategia dell’inclusività” stia pagando e cambia completamente comportamento.

“Nei suoi ragionamenti privati il voto di autunno resta inevitabilmente il cruccio maggiore, perché è su quel verdetto popolare che Renzi si sta giocando la carriera. Ma nei discorsi pubblici, perlomeno in quelli, l’argomento referendario viene messo un po’ tra parentesi. Almeno per ora (…) Se sia una mossa azzeccata o meno, lo scopriremo alla fine. Ma la sensazione è che il premier non possa fare diversamente (…) Calcare troppo la mano sul referendum avrebbe effetti sicuramente negativi. Darebbe l’idea (già abbastanza diffusa) che la classe al governo preferisce occuparsi di se stessa e non di noi; si eccita tantissimo quando sono in gioco riforme della politica, però rimane distratta quando ci vanno di mezzo risparmi, stipendi o pensioni. Meglio rovesciare la scala delle priorità, rimettere al centro i problemi della gente comune, e non stressarla troppo su un referendum che in fondo poco appassiona. Tanto ci sarà tempo per tornarci su: mancano quattro mesi, e la data esatta dev’essere ancora decisa”.

Fonte: La Stampa