Renzi dichiara guerra alle Regioni: obiettivo dimezzarle

19 Aprile 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – “Elimineremo i troppi poteri delle Regioni e abbasseremo gli stipendi dei consiglieri regionali”. Ci va giù pesante il premier Matteo Renzi parlando al Tg1 in cui “muove guerra” contro le Regioni.

L’input per colpire è dato al premier dall’ultimo referendum sulle trivelle, di domenica 17 aprile che non ha raggiunto il quorum necessario. Durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi Renzi aveva puntato il dito contro le regioni e la loro inefficienza.

“La consultazione sulle trivelle è finita. Ed è finita 70 a 30. Il popolo italiano ha parlato. Leggo che chi ha perso spiega con insolito atteggiamento di aver vinto, io penso che le Regioni debbano occuparsi più dei depuratori, di tenere il mare pulito, che di referendum. Fine delle polemiche”.

Il riferimento chiaro del Premier è al presidente della Puglia Michele Emiliano, capofila dei referendari ma la stoccata è a tutti i governatori regionali. Da qui l’obiettivo posto con la riforma costituzionale, appena varata e che attende il via libera ufficiale con il referendum di ottobre, del taglio di molti poteri in capo ai governatori regionali, come afferma il premier.

Oltre all’abolizione del Senato, all’ordine del giorno della nuova riforma costituzionale vi è quindi il capitolo che riguarda il riordino delle Regioni. A confermarlo il sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, renziano doc e vicepresidente dell’Anci che avanza una proposta: aggregare tra loro “le Regioni esistenti, senza spezzettarle, in modo da far loro acquisire massa tale da renderle più competitive in Europa”, passando così dalle attuali 20 ad appena 10.

“Visto che con la riforma costituzionale vengono abolite le Province bisogna completare l’opera. Prima vogliamo mettere in ordine in casa nostra e per questo puntiamo a riordinare i Comuni, tutti, non solo quelli sotto i 5 mila abitanti, aggregandoli per funzioni omogenee. E poi bisogna ridurre il numero delle Regioni. È un processo inevitabile e su questo il governo è d’accordo”.