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Reddito minimo garantito e politiche giovanili funzionano

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ROMA (WSI) – Grecia, Cipro, forse, Slovenia e Francia: atti finali di un esperimento fallito? L’Europa finisce a Cipro come titola l’Economist? Ciò che è certo è che l’Unione è alla deriva. L’Europa è in affanno da anni, è come un maratoneta che non riesce mai a raggiungere il traguardo: non riesce a vincere. Perché?

Forse il bivio è arrivato, forse è ora di scegliere e di darsi un’identità politica. Questo è il problema. Politicamente l’Europa è un ibrido, che non ha mai catturato l’opinione pubblica, che non ha mai fatto suoi i cittadini dei 27 stati. Lo spettro della crisi aleggia sui cieli europei, mettendo in ginocchio tutti, nessun escluso, perché le economie dell’UE sono legate tutte da un doppio filo.

Secondo alcuni economisti la soluzione per il futuro dell’UE sarebbe l’uscita dall’euro, per altri il completamento dell’integrazione attraverso quella fiscale e bancaria, nonché il federalismo, mentre Ashoka Mody, ex capo missione FMI in Germania e Irlanda, al contrario sostiene la ricostituzione delle sovranità nazionali proprio in questi ultimi due ambiti. Economicamente, l’Europa per riaccendere i motori ha bisogno di politiche a sostegno della crescita ed espansive. E socialmente?

Nel bollettino di marzo la BCE ha lanciato ancora una volta l’allarme disoccupazione: “Le condizioni del mercato del lavoro nell’area dell’euro si sono ulteriormente deteriorate negli ultimi trimestri, a causa della debole attività economica e degli aggiustamenti del mercato del lavoro in corso in diversi Paesi dell’area”. Le prospettive per il 2013 non sembrano rosee e il tasso di disoccupazione tra gli under 35 è sempre più forte, con eccezione di Paesi come Germania e Olanda, accomunati da reddito minimo garantito e politiche giovanili. In tal senso l’Europa è un laboratorio, da cui l’Italia potrebbe imparare qualcosa.

Il reddito minimo garantito, spesso confuso con il reddito di cittadinanza, in Germania è stato introdotto dalla riforma Hartz, messa in atto progressivamente, attraverso quattro leggi, dal governo Schröder, fautore dell’Agenda 2010.

La riforma tedesca Hartz si è conclusa con la nota Hartz IV, che ha introdotto l’Arbeitslosengeld II, un assegno minimo di sussistenza per persone in cerca d’impiego, che subentra dopo un anno all’indennità di disoccupazione e aiuta i cittadini a far fronte a spese quali quelle dell’affitto o del riscaldamento. Questo modello tedesco è quello da cui prende le mosse la proposta di Beppe Grillo, leader del M5S, che individua nel reddito di cittadinanza (cadendo nella confusione terminologica ed intendendo il reddito minimo garantito) una priorità per far fronte all’emergenza lavoro, che deve iniziare ad ascoltare e a parlare con i giovani.

Lo sa bene l’Olanda del modello Polder, protagonista di quello che è stato definito un “miracolo” verso la fine degli anni Novanta, grazie alla spinta data all’economia e all’occupazione, attuata con un risanamento dell’economia, un rafforzamento della struttura economica, che ha garantito una maggiore funzionalità dei mercati, e degli interventi sulle imprese, volti a dargli maggior spazio, riducendo gli oneri amministrativi. Una tappa importante nella realizzazione del modello Polder è stato l’accordo di Wassenaar nel 1982 con cui sindacati, imprese e Governo decisero di dare priorità al lavoro, piuttosto che al reddito: orari di lavoro più brevi (di conseguenza meno pagati), ma più posti di lavoro. Concretamente cos’è il modello Polder? Proprio una cooperazione tripartita tra imprese, sindacati e Governo.

Questi tre soggetti organizzano programmi di formazione professionale e stage per i giovani studenti olandesi, che, mentre sono ancora sui banchi di scuola, possono essere orientati e avviati al mercato del lavoro. Il sistema, fortemente decentrato, viene gestito e “plasmato” da organismi comunali alle peculiarità territoriali e industriali.

Si tratta di esempi di Paesi, che tra l’altro si annoverano tra le economie europee più floride, che sicuramente non saranno perfetti, ma che dimostrano la volontà di concretizzare idee e progetti.

L’Italia potrebbe imparare?

Nota a margine, tratta da Il Fatto Quotidiano

Come spiegano Tito Boeri e Roberto Perotti su La Voce.info il reddito di cittadinanza (citato nel programma del M5S) è diverso dal reddito minimo garantito proposto dal Pd. Il primo prevede il pagamento di tale reddito a tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che lavorino, che siano disoccupati o che siano inoccupati. Per questo motivo il reddito di cittadinanza non è distorsivo ma è estremamente costoso (i due economisti stimano un costo pari al 20% del Pil se venissero pagati 1000€ a tutti i cittadini) e politicamente difficile da difendere (si dovrebbe giustificare il reddito percepito anche dai ricchi).

Il reddito minimo garantito invece si riferisce all’estensione dei cosiddetti ammortizzatori sociali che coprono tutte le situazioni in cui versano le persone in cerca di un’occupazione. Nonostante parli di “reddito di cittadinanza” è molto probabile che Grillo si riferisca al reddito minimo garantito, almeno stando alle sue dichiarazioni sul tema susseguitesi durante la campagna elettorale.

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