Re Bond: tre grafici da non perdere

5 Aprile 2017, di Daniele Chicca

Jeff Gundlach, soprannominato il Re dei Bond, vede prospettive positive per l’obbligazionario nell’ottica di un raffreddamento dell’inflazione dopo i rialzi visti di recente. Il gestore del fondo DoubleLine Capital è convinto che il Titolo di Stato Usa decennale e la versione trentennale saliranno di prezzo, con i rendimenti che scenderanno come minomo sotto il 2,25% per quanto riguarda i Treasuries di riferimento. I tassi potrebbero scendere forse anche sotto il 2% e a quel punto tornare a salire.

Il decennale dei Bond Usa non vedrà rendimenti del 3%, secondo l’esperto del mercato del reddito fisso. Gundlach ha espresso una certa preoccupazione sulla fattibilità dell’agenda politica di Donald Trump. Dopo il flop politico dei Repubblicani, che non essendo riusciti a riformare la legge di assistenza sanitaria Obamacare, ora si rischia che venga compromesso anche il maxi piano di taglio alle tasse, che secondo il money manager sembra al momento “molto, molto difficili da attuare”.

Gundlach ha soprattutto presentato tre grafici da tenere d’occhio, il primo dei quali riguarda la già citata inflazione. Le sue stime sui prezzi al consumo sono positive per i bond. Il mercato scommetteva in una reflazione alimentata dalle misure di stimolo fiscale e investimenti pubblici di Trump, ma ora tali aspettative potrebbero uscire ridimensionate dalle divisioni tra Casa Bianca e Congresso.

“L’inflazione scenderà nei mesi a venire e le pressioni al rialzo sui rendimenti dei Bond sono più basse”, ha detto a Reuters il gestore dopo un webcast. “I ribassisti dovranno trovare un’altra ragione” per vendere Bond, dal momento che l’indice CPI dei prezzi al consumo in Usa tornerà a scambiare sotto il 2%” (vedi grafico sotto riportato).

 

Il secondo grafico è relativo invece ai prezzi dei titoli azionari statunitensi, che sono nettamente sopravvalutati. Per capirlo basta guardare al rapporto tra prezzi di Borsa e fatturato delle società quotate sull’indice S&P 500, che sta per distanziarsi di due deviazioni standard dalla media, livello che come si vede bene nelle serie storiche ha preceduto il crash dei mercati finanziari durante la bolla dot com. Il terzo riguarda invece i debiti aziendali e il loro rapporto rispetto al Pil. Insieme all’inflazione sono i tre andamenti che dovrebbero influenzare le decisioni di chi investe sui mercati quest’anno.

Al contrario di qualche suo collega o analista, Gundlach non prevede che gli Stati uniti sprofondino in una fase di recessione, tuttavia c’è un grafico che dovrebbe accendere una spia d’allarme: si tratta del rapporto tra i debiti delle aziende americane e la percentuale del Pil della prima economia al mondo. La percentuale ha raggiunto i livelli massimi dall’ultima recessione.