Quanto costerà salvare le banche italiane

28 Luglio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Il governo italiano si vanta di non aver mai chiesto soldi ai contribuenti europei mediante il ricorso a piani di salvataggio pubblico. Ma questo record nell’area periferica meno virtuosa dell’Eurozona presto potrebbe cambiare.

La Bce è sopra le leggi delle singole nazioni dell’Eurozona, come dimostra anche il caso della banca slovena Nova Ljubljanksa. Il suo bilancio è di 3mila miliardi di euro. E presto potrebbe essere costrette a usare questi suoi privilegi e il suo budget mastodontico per salvare le banche italiane. Basta fare entrare in azione il Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche Fondo Salva Stati, che ha incassato l’autorizzazione a usare 700 miliardi di euro prestati dai contribuenti per correre in soccorso dei paesi più in difficoltà. Il fondo ne ha già utilizzati 136,3 per aiutare Cipro, Grecia e Spagna.

L’organizzazione intergovernativa, il cui presidente è il capo dell’Eurogruppo e i suoi funzionari i ministri delle Finanze dell’area euro, può agire liberamente con l’accordo delle parti coinvolte. Il governo Renzi non ha alcuna intenzione di fare ricorso ai piani di bail-in, per scongiurare una perdita di popolarità in vista del voto decisivo sul referendum sulle riforme costituzionali.

Cercherà in tutti i modi, pertanto, di salvare gli istituti, ricapitalizzandoli e smaltendo le quote elevate di sofferenze in portafoglio, facendo appello ai privati e agli aiuti pubblici, che possono scattare in casi particolari di crisi. Quanto costerebbe un eventuale salvataggio delle banche italiane?

Costerà caro anche a Germania e Francia. L’esposizione delle banche francesi e dei suoi investitori retail al debito italiano tocca i 250 miliardi di euro, mentre in Germania raggiunge gli 82,3 miliardi. I correntisti e risparmiatori italiani, da parte loro, si sono fatti rifilare 235 miliardi di debiti bancari.

“Il sistema bancario europeo intero è sotto pressione”, ha dichiarato l’ex membro del board della Bce Lorenzo Bini Smaghi il 6 luglio scorso a Bloomberg. Il rischio è alto, anche per via dell’interconnessione tra gli istituti dei vari paesi europei.

Se salta una banca italiana, la prossima in ordine di tempo potrebbe essere una tedesca: si potrebbe insomma scatenare un effetto domino nella regione. L’attuale presidente del CdA di Société Générale, l’italiano Bini Smaghi, è uno che se ne intende di Bce, banche italiane e sistema finanziario europeo.

Secondo il Die Welt tedesco, un  dovrebbe essere sufficiente a scongiurare un crac del settore bancario italiano, che governo e Bankitalia si ostinano a definire in salute. Per un istituto come quello di Francoforte che può contare su 3mila miliardi di euro di budget, 150 miliardi sono una sciocchezza.

Domani sera con la pubblicazione dei risultati degli stress test dell’Eba si conosceranno ulteriori dettagli sullo stato di salute pericolante di banche come Mps e Deutsche Bank. I team manageriali delle banche bocciate sono probabilmente già al lavoro dal momento che le autorità hanno già comunicato in privato lo scorso fine settimano l’esito a chi non ha passato gli esami dei bilanci patrimoniali. Dei cinque grandi big della finanza in Italia, Mps dovrebbe essere l’unico istituto di credito bocciato.

La conferenza stampa di Mario Draghi è stata interrotta per pochi minuti dopo che una manifestante ha assalito il governatore della banca centrale.