QE e Bce: ma in Italia torna spettro deflazione. Effetto attentati Parigi?

30 Novembre 2015, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Niente da fare, l’allarme deflazione torna a farsi sentire in Italia, e altri dati provenienti dal fronte macroeconomico europeo non sono molto confortanti e alimentano dubbi sugli effetti che il QE della Bce sta davvero avendo sull’economia reale dell’Eurozona. Tra l’altro, proprio giovedì, 3 dicembre, si prevede il cosiddetto QE2 da parte dell’istituto di Francoforte guidato da Mario Draghi: il mercato scommette non solo su un potenziamento dell’attuale piano di Quantitative easing ma anche su un taglio del tasso sui depositi, già in territorio negativo.

Eppure, nonostante le ripetute maxi iniezioni di liquidità anche in Eurozona, i fondamentali dell’economia rimangono ancora poco convincenti e, soprattutto, ci si chiede quali saranno gli effetti che i timori sul terrorismo produrrano sui consumi e sulla propensione degli europei a viaggiare e a spendere.

In particolare, una sorpresa particolarmente negativa è arrivata dalla Germania, dove le vendite al dettaglio, nel mese di ottobre, sono scese -0,4% in termini reali e su base mensile dopo essere rimaste invariate il mese precedente. Il trend è stato decisamente al di sotto delle attese, visto che il consensus di Reuters aveva previsto un incremento +0,4%.

Delusione anche riguardo alla performance su base annua, che è stata di un rialzo +2,1%, al di sotto del +2,9% atteso dal consensus.

E’ vero comunque che nel periodo compreso tra gennaio e ottobre, le vendite sono salite +2,8% su base reale rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, riportando l’aumento più forte dal 1994.

Tornando ai dati sull‘inflazione in Italia, nel mese di novembre e su base annua il dato è cresciuto di appena +0,1%, con un calo di ben due decimi di punto percentuale rispetto a ottobre (+0,3%). Ancora peggio su base mensile: in questo caso la performance è stata di una flessione -0,4%.

Indicativo il fatto che a causare il rallentamento dell’inflazione è stata soprattutto la riduzione nel tasso di crescita tendenziale dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+0,4% da +1,4% di ottobre), causata soprattutto dai Servizi ricettivi e di ristorazione (+0,7% da +2,1% del mese precedente).

Gli attentati Parigi hanno avuto già effetto in Italia, frenando la propensione degli italiani a uscire e ad andare anche solo nei ristoranti?

Ha inciso negativamente anche la minore crescita dei prezzi degli alimentari non lavorati, con un tasso ridotto a +3,2% da +4,1% di ottobre. Ha rallentato invece il calo dei prezzi degli Energetici non regolamentati (-11,2%, da -12,7% di ottobre).

Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’inflazione core ha segnato una crescita pari a +0,6% (da +0,8% di ottobre); al netto dei beni energetici +0,8% (da +1,0% del mese precedente).

Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) è inoltre sceso dello 0,5% su base mensile, salendo dello 0,1% su base annua, rispetto al +0,3% di ottobre.

Ha frenato anche il carrello della spesa: considerando nel totale i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, l’aumento è stato dello 0,3% su base mensile e dell’1,3% su base annua (in rallentamento dal +1,5% di ottobre).

Reso noto oggi anche l’indice dei prezzi alla produzione, relativo al mese di ottobre, sceso dello 0,1% su base mensile e del 2,9% su base annua. Stando a quanto ha precisato l’Istat, i prezzi dei prodotti venduti sul mercato interno hanno fatto -0,1% su base mensile e -3,5% su base annua, confermando la dinamica ribassista dei prezzi.

In questo caso, ha inciso negativamente soprattutto il calo dei prezzi nel settore fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati, con flessioni del 18,5% sul mercato interno e del 26,0% su quello estero.