Editoriali

Popolare di Bari, per Doris (Mediolanum) va salvata per dare fiducia al sistema

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“E’ tutta una questione di fiducia”.

Le parole del presidente di Banca Mediolanum Ennio Doris sul caso della Popolare di Bari, commissariata ieri da Bankitalia, non lasciano spazio a dubbi.

Lui è sempre stato contrario all’introduzione della BRRD, la legge comunitaria che impone il Bail-in. Anche in questo caso si schiera apertamente a favore della banca pugliese, così come aveva fatto in tutti i casi del recente passato quando altre banche italiane si erano trovate in difficoltà.

“Non dimentichiamoci – sottolinea Doris- che la Popolare di Bari aveva fatto un grosso sacrificio in occasione del salvataggio di Tercas. Lo ha fatto  evitando l’apertura di un fronte di crisi in un momento in cui il Paese viveva già un momento difficile. Questo non va dimenticato”.

Per il Presidente, però, sono ben altri motivi che dovrebbero essere presi in considerazione.

“Non si può giocare con la pelle dei risparmiatori – ammonisce- bisognerebbe evitare di creare panico inutilmente. E’ stata la fuga dei risparmiatori dalle due popolari venete a decretarne la fine, prima ancora dei problemi di bilancio degli istituti stessi. Non vorrei che accada lo stesso anche a Bari”.

 

Doris si sofferma sui comportamenti diversi tenuti dagli altri paesi nella gestione delle banche in difficoltà:

 

“In Germania, in Spagna, non si è mai toccato questo tasto, di bail-in non si parla e l’opinione pubblica, i risparmiatori non temono per la sicurezza dei loro risparmi – conferma – In Germania sono intervenuti a ricapitalizzare le banche prima dell’introduzione della legge europea sui fallimenti. Sono stati utilizzati oltre 250 mld. Lo stato è diventato azionista di molti istituti ed essendone azionista può ricapitalizzarle anche adesso, così come accaduto con la NordLB.
In Spagna, invece, hanno accettato l’intervento della Troica e questo ha permesso di mettere in sicurezza le banche senza coinvolgere minimamente i risparmiatori. A mio avviso bisogna intervenire in fretta, intervenire con decisione evitando che ci possano essere fraintendimenti. I risparmi vanno tutelati, senza tutelare i risparmi il nostro sistema perde la sua stabilità. Bisogna evitare che la sfiducia, la paura, faccia più danni di quanto non ne abbiano fatti i crediti deteriorati contenuti nei bilanci della banca pugliese”.

 

Da noi invece è dal 2015 che i risparmiatori vengono lasciati in balia delle onde. Prima CariFerrara, CariChieti, Banca Marche e Popolare dell’Etruria, poi VenetoBanca e Popolare di Vicenza sono state liquidate con conseguenze non da poco per i risparmiatori che avevano azioni ed obbligazioni di quegli istituti.

Il clima di sfiducia è cresciuto anche per il coinvolgimento di altre banche importanti come MPS e Carige nel novero degli istituti in crisi.

 

“Ricordate la scena del film di Mary Poppins? Quella in cui il bambino urla che vuole riavere indietro il suo penny? Quelle urla, quell’unico penny mettono in crisi la stabilità della banca assalita dai risparmiatori impauriti – spiega Ennio Doris – Quella scena dimostra come basti davvero poco per distruggere in pochi secondi tutto quello che è stato creato in decine di anni di storia. Ecco perché dico che è urgente, creare dubbi nei risparmiatori è davvero pericoloso”.

 

Così mentre il Governo litiga, mentre i protagonisti della politica si schierano da una parte o dall’altra cosa accadrà lunedì mattina?

Quanti risparmiatori correranno in banca? In quante filiali c’è il rischio di vedere scene alla Mary Poppins?

I titoli di giornali e telegiornali che evidenziano fronti politici diversi in merito al salvataggio non aiutano.

Un pensiero in più va anche ai bancari, agli sportellisti. Spesso questi sono in balia delle onde ancor più di quanto non lo siano i risparmiatori stessi.

Spesso loro sono i primi azionisti ed obbligazionisti della banca in cui lavorano, magari hanno coinvolto amici e parenti ad acquistarne anche loro i titoli.

Ed oggi si ritrovano ad aver paura per i loro risparmi, per il loro posto di lavoro. Sono preoccupati perché lunedì mattina dovranno aprire le filiali e dovranno confrontarsi con i clienti che chiederanno loro spiegazioni.

E magari, anzi sicuramente, di spiegazioni non ne avranno neanche ricevute.

Magari anche loro stanno vivendo la vicenda cercando di capire dalla stampa cosa stia accadendo alla loro banca.

Risparmiatori da un lato, i bancari dall’altro.

Sono queste le vittime predestinate di un sistema che fa acqua da tutte le parti, che non sa discutere in silenzio cosa fare.

Non dimentichiamoci che nel 2015 un risparmiatore di Civitavecchia si tolse la vita dopo aver appreso che le sue obbligazioni subordinate non avevano più alcun valore.

Se non si impara dagli errori del passato e si generano altri orrori come quelli del passato, non ci potrà essere alcuna giustificazione che tenga. Nessuna.