Pop Bari: azionisti in trappola, non riescono a vendere

26 Settembre 2017, di Mariangela Tessa

Gli azionisti della Banca Popolare di Bari, finiti nella tempesta, dopo l’apertura delle indagini che coinvolge i vertici dell’istituto, continuano ad essere alle prese con l’impossibilità di vendere le azioni.

Azioni che la banca pugliese aveva deciso di quotare sul mercato Hi Mtf per garantire – ironia della sorte – ai suoi azionisti la possibilità di vendere le azioni, rendendo liquido il titolo. Stiamo parlando di una banca che conta 70.000 soci-azionisti, ha in circolazione 160,2 milioni di azioni circa per una capitalizzazione teorica, al prezzo di 6,60 euro, di 1,057 miliardi.

Ad accendere i riflettori sul problema è Carmelo Catalano, che in un’analisi su Finanza Report sottolinea:

Il problema dell’impossibilità di vendere le azioni è scoppiato in maniera dirompente in seguito alla prima svalutazione del titolo, intervenuta nell’aprile 2016, con la quale il valore dell’azione è stato portato da € 9,53 a € 7,50. Valori notevolmente superiori al presumibile valore economico dell’azione.

Se l’intenzione era quella di assicurare liquidità al titolo in maniera da consentire agli azionisti di liquidare in tempi ragionevoli l’investimento, allora era chiaro che l’obiettivo non era raggiungibile quotando l’azione sul mercato Hi Mtf. Se, invece, l’obiettivo era quello di tirare un calcio al barattolo cercando di procrastinare il problema, allora l’obiettivo è stato centrato in pieno, o quasi.

Quello che è certo è che vendere le azioni della Banca Popolare di Bari è diventata un’impresa impossibile.

All’ultima asta, tenuta il 15/9/2017, per mancanza di denaro (le regole del mercato non consentono scostamenti superiori al 12% rispetto al prezzo di riferimento, fissato in € 7,50), cioè di potenziali acquirenti, sono state scambiate appena 300 azioni per un controvalore di 1.980,00 euro. Dal momento della quotazione sul mercato, intervenuta il 30 giugno 2017, ad oggi il titolo ha registrato scambi per appena 158.000 euro.

Che le azioni delle azioni della banca non si riescano a vendere – spiega ancora Catalano –  è normale. Sarebbe strano il contrario. Perché?

Si trattava di un titolo, esattamente come le azioni delle banche venete, non quotato su un mercato regolamentato, il cui valore veniva fissato anno per anno dall’assemblea dei soci e collocato a un valore di molto superiore, quanto a multipli, a quello delle banche quotate. La miscela ideale perché la stampa, nel riportare la notizia, abbia avuto buon gioco a descrivere gli azionisti della banca come dei perfetti sprovveduti, inconsapevoli del rischio dell’investimento azionario, per di più illiquido.