Pil sempre fermo, governo gioca carta investimenti

7 Aprile 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Che la crescita stia rallentando e la ripresa possa saltare lo ha ammesso anche ieri lo stesso ministro del Tesoro. Pier Carlo Padoan è preoccupato da un’economia che sta andando meno forte del previsto, non solo in Italia ma in tutta l’area euro.

Il momento è delicatissimo, perché proprio in giornata il governo dovrà decidere quali stime del Pil inserire nel Documento di economia e finanza che dovrebbe essere approvato al Consiglio dei ministri di domani. Il rallentamento della ripresa è evidente nei numeri pubblicati: dal +1,6% previsto l’anno scorso, la stima dovrebbe essere abbassata all’1,2%, un livello che però, come ricorda anche Luca Cifoni sul Messaggero, è “più alto di quello ipotizzato da alcuni centri di ricerca”.

Gli incentivi

Anche negli anni successivi si rischia probabilmente una revisione al ribasso delle prospettive economiche. Per evitare che questo avvenga l’esecutivo Renzi sta pensando a varare nuovi provvedimenti. Alcuni potrebbero materializzarsi già nelle prossime settimana. Tra queste si possono citare per esempio gli incentivi il cui primo obiettivo è quello di spingere gli investimenti, non solo pubblici, ma anche delle imprese.

Ad annunciarlo è stato lo stesso ministro dell’Economia, secondo cui le misure del pacchetto ”Finanza per la crescita” potranno aumentare del +0,2% il Pil nel breve periodo (sarebbe a dire il 2017) e del +1% se si prende in considerazione un arco di tempo più lungo.

“Vanno in questa direzione l’esenzione fiscale sui rendimenti dei titoli emessi dalle aziende per finanziarsi, il rafforzamento dell’accesso al credito e la razionalizzazione degli incentivi. Parallelamente all’implementazione delle nuove misure ci sarà un’ulteriore spinta alle azioni italiane messe in cantiere nell’ambito del Piano Juncker“, spiega il giornale romano.

Sul fronte della finanza pubblica, il 2016 non offrirà grandi sorprese: “il governo verrà incontro alla Commissione europea” migliorando in maniera impercettibile l’obiettivo di un rapporto deficit/Pil al 2,4%, che includeva il pieno utilizzo dei margini di flessibilità, clausola migranti inclusa. “L’aggiustamento sarà ottenuto per via amministrativa, senza una manovra correttiva esplicita”.

La riduzione dell’Irpef

Diverso il discorso sull’anno prossimo: il target originario (disavanzo all’1,1 per cento del Pil) sarà rivisto verso l’alto in maniera sensibile, fino ad avvicinarsi al 2%. Ciò “vuol dire che il governo intende sfruttare anche nel 2017 una buona dose di flessibilità“. L’approccio “è condizionato alle decisioni che saranno prese dall’Unione europea a metà maggio; in ogni caso il ministero dell’Economia indicherà il proprio quadro programmatico senza prevedere scenari alternativi”.

Il margine di manovra così guadagnato “servirà innanzitutto a disinnescare i potenziali aumenti dell’Iva legati alle clausole di salvaguardia solo in parte neutralizzate: nel documento ci sarà un impegno esplicito in questo senso”. La voglia di ridurre l’Irpef ma non può essere anticipata a una data anteriore al 2018, come prefissato, mentre dal 2017 dovrebbe scattare, salvo intoppi dell’ultima ora, un provvedimento importante per rilanciare anche il mercato del lavoro: il taglio dell’aliquota Ires per le imprese.

Fonte principale: Il Messaggero