Pil Italia: senza calo euro e petrolio sarebbe cresciuto meno dello 0,1%

14 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Siamo sicuri che una ripresa economica che si basa all’85% su fattori provvisori esterni, sia così solida come il governo, Moody’s e i media mainstream vogliono far credere?

L’Italia ha chiuso il primo trimstre con una crescita dello 0,3%. I dati sono ancora preliminari ma rappresentano un risultato migliore di quello degli Stati Uniti e analogo a quello delle due maggiori potenze europee, Germania e Regno Unito.

Prima di cantare vittoria, tuttavia, l’esecutivo dovrebbe soffermarsi ad analizzare i numeri dentro e fuori dal loro contesto. Elementi esogenti come il calo del valore di petrolio ed euro, oltre che dei tassi bassi e delle misure ultra accomodanti di politica monetaria, hanno influito enormemente.

Essi infatti incidono per l’85%: senza la performance del primo trimestre sarebbe stata inferiore allo 0,1%, come ricorda il banchiere privato Paolo Cardenà in un’analisi molto attenta della situazione macroeconomia del nostro paese.

“Dopo il disastro economico che si è verificato in questi anni, che, come sapete, non ha precedenti per l’Italia in tempo di pace – dice Cardenà sul suo blog Vincitori e Vinti – parlare di svolta è quantomai improprio e inopportuno”.

Anche “la stessa Commissione Europea, ricorda il banchiere, “afferma che la disoccupazione sarà destinata a rimanere alta anche nei prossimi anni, nonostante un’attività economica in miglioramento”. Nelle previsioni di primavera rilasciate qualche giorno fa, l’organismo dell’Ue ha ribadito che la crescita italiana è determinata da fattori esterni favorevoli e temporanei.

Non solo i fattori sono esterni, ma si stanno anche “addirittura deteriorando”. Secondo il governo, come osserva il blog, “queste variabili esogene incidono per l’85% nella determinazione del Pil nel 2015”.

Sui dati effettivi di crescita ne sapremo di più quando verranno pubblicati i dati disaggregati. Quello che si sa è che l’Italia partiva da livelli infimi di imperante stagnazione dopo che ha perso il 9% da quando la crisi è scoppiata.
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L’agenzia di rating Moody’s vede addirittura un’espansione delle attività dell’1% nell’anno in corso. L’Ue è un po’ meno ottimista e prevede un più realistico +0,6%. Quello che si sa per certo è che per il momento l’incremento acquisito del Pil per l’anno in corso è di appena lo 0,2%.

C’è insomma ben poco da festeggiare. Negli ultimi 28 trimestri, la terza economia dell’area euro è cresciuta solo in nove casi. “Con la crisi, ha perso oltre 330 miliardi di prodotto interno lordo”, ricorda Cardenà. Inoltre l’Italia continua a registrare performance più deboli degli altri paesi europei e, anzi, “il divario si è ulteriormente aggravato a seguito della crisi, fino ad assumere connotati fortemente preoccupanti”.

Fonte: Vincitori e Vinti

(DaC)