Petrolio: saga continua, sfiorati minimi di 11 anni

17 Dicembre 2015, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Ormai secondo alcuni analisti, come il presidente di Franklin Templeton Mark Mobius, la fase ribassista del petrolio dovrebbe essere in procinto di toccare il fondo. Intanto però la saga continua. I prezzi del greggio hanno sfiorato i minimi di 11 anni e mezzo, appesantiti dal rafforzamento del petrolio e dal contemporaneo incremento delle scorte.

Sull’andamento positivo del biglietto verde ha influito la decisione – storica ma senza sorprese per la verità – della Federal Reserve di alzare i tassi di interesse guida per la prima volta da quasi un decennio.

“In giro non si trovano motivi per comprare“, è l’avvertimento alle sale operative di Jasper Lawler, analista di CMC Markets. Il contratto sul Brent con scadenza febbraio ha perso 20 centesimi da stamattina, attestandosi a quota 37,19 dollari al barile. Il benchmark inglese ha ceduto il 3,3% ieri.

Se dovesse scendere anche sotto l’area dei $36,20, allora si potrà dire che è sui minimi di undici anni e mezzo. Sono infatti livelli che non si vedevano da luglio 2004.

I dati del governo Usa hanno evidenziato un nuovo incremento inaspettato delle scorte di barili di oro nero. L’offerta è da tempo in sovraccarico e l’arrivo sul mercato di un grande paese esportatore come l’Iran, ora che le sanzioni internazionali sono state revocate, non aiuta.

Nel solo mese di dicembre le quotazioni del petrolio hanno lasciato sul parterre dei mercati il 17%. E pensare che i futures sul Brent valevano 115 dollari al barile a giugno dell’anno scorso, mentre quelli analoghi sul Wti americano 108 dollari.

Il contratto Wti con consegna gennaio è in ribasso di 33 centesimi al momento sui mercati, attestandosi in area 35,19 dollari al barile. Ieri i futures americani sulla materia prima hanno accusato una perdita di ben il 5%.