Petrolio: conto salato per export Medio Oriente, perdite per 21% Pil

22 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Trecento miliardi di dollari, pari al 21% del Pil. A tanto ammonteranno le perdite a cui dovranno far fronte le economie del Medio oriente e dell’Asia centrrale quest’anno per via del calo del greggio. Sono le stime del Fmi, secondo cui i paesi più colpiti dal crollo dei prezzi saranno Qatar, Iraq, Libia e Arabia Saudita.

Le quotazioni del greggio continuano a muoversi sui minimi di sei anni sulle aspettative di un’impennata della produzione di greggio di scisto negli Stati Uniti.

L’Fmi ha specificato tra l’altro che il calo dei prezzi del greggio non si tradurrà almeno per il momento in maggiori guadagni per gli importatori di petrolio del Medio Oriente e dell’Asia centrale, in quanto questi ultimi subiranno le conseguenze di una rallentamento delle prospettive di crescita dei principali partner commerciali della zona euro e la Russia.

Va ricordato che questa settimana l’Fmi ha tagliato le sue previsioni per la crescita economica globale al 3,5 per cento per il 2015 a fronte del 3,8 per cento previsto a ottobre, e allo stesso tempo ha significativamente abbassato le proiezioni per gli esportatori di petrolio come Russia, Nigeria e Arabia Saudita.

L’istituto di Washington ha precisato che quasi ogni paese esportatore di petrolio in Medio Oriente e Asia centrale dovrebbe versare in condizione di deficit quest’anno, sulla scia dello shock dei prezzi petroliferi. Di conseguenza, le prospettive di crescita sono state abbassate fino a -1% rispetto a quelle di ottobre, al 3,4% per il 2015.

Le perdite dovrebbero essere del 21% del Pil nei paesi che fanno parte del Consiglio per la Cooperazione del Golfo (di cui fanno parte Arabia Saudita, Bahrain, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar), o $300 miliardi. Nei paesi che non fanno parte dell’associazione e in quella dell’Asia centrale, le perdite attese da Washington sono rispettivamente di $90 miliardi e $35 miliardi.