Pensioni ed esodati, schiaffo dal Mef. E la questione diventa politica

9 Settembre 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Altolà del ministero dell’Economia sulla settima salvaguardia per gli esodati: il Mef riferisce che le risorse che non sono state utilizzate sono tornate nelle casse dello Stato e dunque non potranno essere più riutilizzate. Per il Mef mancano anche le coperture sull’opzione donna. E’ il risultato dell’incontro nella commissione Lavoro della Camera tra il Mef, il ministero del Lavoro, l’Inps e la Rgs.

Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro Camera ha tenuto a precisare che la posizione del Mef non è condivisa dalla Commissione Lavoro.

“Insieme a noi non concorda il ministero del Lavoro”, ha detto, aggiungendo che “se prevalesse la linea restrittiva del Mef per noi questo è inaccettabile. La questione diventa politica e va affrontata a livello di ministri competenti”.

“L’incontro non è stato positivo ed evidenzia una questione politica rilevante che va affrontata con il governo, vale a dire l’utilizzo delle risorse risparmiate dal fondo esodati. Se l’interpretazione che prevale è quella del Mef, secondo la quale le risorse che non sono state spese nel 2013 e nel 2014 sono perdute non solo si riduce la quantità di risorse che vengono messe a disposizione per la settima salvaguardia ma si cancella la volontà del legislatore che costituendo il fondo ha chiaramente espresso la volontà di utilizzare i risparmi per ampliare i numero dei lavoratori da tutelare”. Si tratta, ha precisato, “secondo le stime del Mef di 500 milioni; altro discorso per le risorse 2015 e successive”.

“Noi non concordiamo e insieme a noi non concorda il ministero del lavoro. Abbiamo sentito due opinioni. E’ chiaro che l’interpretazione restrittiva del Mef demolisce le fondamenta di una legge che ha costruito attorno al fondo il senso delle salvaguardie”.

Continuando, Damiano ha detto: “Proseguiranno ovviamente anche gli incontri tecnici anche per capire la dimensione delle risorse e il numero dei lavoratori da tutelare”. L’inps “sulla settima salvaguardia ha fornito dati sui risparmi fino al 2023 pari a 3,3 mld. Che debbono essere però certificati dalla conferenza dei servizi cosa che non è avvenuta per il dissenso esistente”.

Sull’opzione donna, il ministero dell’Economia ha detto che le coperture non ci sono. Damiano ha contestato anche tale posizione, affermando come “l’anticipo a 57 anni con 35 di contributi con il ricalcolo tutto contributivo dell’assegno non abbia bisogno di alcuna copertura”.

“Anche in questo caso”, come sulla settima salvaguardia per gli esodati, “il Mef richiede coperture e secondo calcoli dell’Inps fino al 2023 si tratterebbe di 2 miliardi; a nostro avviso una cifra esagerata, probabilmente calcolata su una platea più ampia di quella reale”.

“Vogliamo anche in questo caso sottolineare – ha continuato Damiano – che nel momento in cui l’aspettativa di vita delle donne è oltre gli ottant’anni queste lavoratrici percepiranno un assegno decurtato del 30% per più di 23 anni. Quindi nel lungo periodo non solo non ci saranno costi ma si produrranno dei risparmi. Noi non possiamo contabilizzare soltanto i costi”.

M5S ha parlato subito di “scippo di risorse” e “governo spaccato”. Di scippo ha parlato anche di Cgil. “E’ intollerabile che, a fronte di un dramma ancora non risolto quale è quello degli esodati, il ministero dell’Economia comunichi di aver incamerato le risorse del Fondo relativo” ha detto il segretario confederale, Vera Lamonica. “Secondo i dati Inps restano fuori altri 49.500 lavoratori” e su “quei 12 miliardi è stato effettuato un risparmio di almeno 3: è scandaloso che oggi si dica che sono stati utilizzati per altri fini”.