Pensione: l’Italia scivola nel Global retirement index di Natixis

24 Luglio 2017, di Alessandro Piu

Natixis Global AM ha pubblicato il Global Retirement Index 2017. Nella classifica sui sistemi pensionistici l’Italia perde una posizione rispetto all’anno precedente, pur migliorando il suo punteggio complessivo

In pensione ci si va sempre più tardi e con un assegno sempre più basso. L’ultimo incubo, molto reale, è il rischio che corre chi è nato dopo il 1980: se non riuscirà ad accumulare i venti anni di contributi previsti per la pensione di vecchiaia (non facile nell’era della precarietà e del licenziamento facile) la prospettiva e di raggiungere il meritato riposo a 73 anni suonati. È il risultato di anni di riforme volte a rendere il sistema pensionistico italiano sostenibile. Un parametro che viene preso in considerazione dal Global retirement index di Natixis AM, ma che non basta a evitare all’Italia un deludente posto nelle retrovie.

Il Global retirement index assegna un punteggio generale ai paesi basandosi su quattro fattori: la sostenibilità finanziaria del sistema è il fattore più importante ma l’indice considera anche il benessere materiale, la salute e la qualità della vita dei pensionati al fine di delineare un quadro esaustivo del contesto pensionistico.

Pensione: Italia in retroguardia

L’Italia non è fanalino di coda in questa gara della pensione ma il 29° posto che ci assegna l’indice non è certo motivo di gaudio. Anzi, a dire il vero ci sarebbero ragioni per dolersi visto che il Belpaese è arretrato di un gradino rispetto alla classifica 2016.

L’Italia ottiene il suo miglior punteggio nell’ambito ‘Qualità della vita’ registrando ottimi risultati in tutti i quattro criteri presi in considerazione: fattori ambientali e stile di vita sereno. Il merito in tal caso va però attribuito più ai valori e alle bellezze della Penisola che al sistema pensionistico in sé.

L’Italia migliora anche in termini di ‘Benessere materiale’ e qui, sorpresa, il miglioramento è stato ottenuto nei sotto-indicatori relativi all’uguaglianza dei redditi e al reddito pro-capite. Che poi si tratti di un livellamento verso il basso è da vedere. Nota stonata, in questo caso, il fatto che Belpaese si piazzi al quintultimo posto in termini di livelli di occupazione.

In leggero miglioramento il sotto-indice relativo alla Salute dove l’Italia mostra un punteggio in termini di aspettativa di vita molto buono, aggiudicandosi per questo indicatore il quarto posto su tutta la classifica. Anche in questo caso la proverbiale longevità degli italiani (peraltro in leggero calo secondo il rapporto Osservasalute presentato ad aprile 2017) è merito del patrimonio genetico, non di quello legislativo sul sistema previdenziale.

Eppur si arretra

E allora, a cosa è dovuta la perdita di una posizione nella speciale classifica? È dovuta al sotto-indice Finanze, parola dal suono poco gradito a molti. Sotto questo aspetto le principali sfide restano l’aumento dell’età pensionabile, la mancata riduzione dei non-performing loans (Npl) nel settore bancario italiano, un maggiore indebitamento e il conseguente aumento della pressione fiscale.

“L’indice mostra una progressione dell’Italia a due velocità – commenta Antonio Bottillo, managing director di Natixis Global AM Italia -. Da un lato, le sfide economiche e finanziarie pesano sulle spalle del Paese, dall’altro il miglioramento degli indicatori relativi al benessere materiale, alla qualità della vita e al reddito pro capite che offrono agli investitori maggiori opportunità di risparmio. Dobbiamo sin da ora incoraggiare gli investitori a risparmiare per la loro pensione e l’industria del risparmio gestito deve fornire soluzioni più efficaci, aiutando gli investitori a definire obiettivi di lungo periodo che devono essere mantenuti. Questa è la chiave di sviluppo verso una maggiore sicurezza finanziaria nell’età pensionistica”.

Global Retirement Index 2017. L'Italia è ventinovesima, dietro a Polonia, Estonia, Repubblica Ceca e Slovacchia