PdL: la spaccatura c’è, ma vogliono nasconderla

14 Novembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Dopo una nuova giornata di tensioni, Angelino Alfano varca il portone di Palazzo Grazioli alle 21.05, non prima di aver incontrato i suoi fedelissimi per studiare una strategia. Strategia che lo avrebbe portato alla corte di Berlusconi con alcune proposte ‘distensive’, ma che – viene fatto sapere – non avrebbero avuto asilo facile dalle parti del Cavaliere.

Fedeltà al leader, ma slegata a quella per il governo; battaglia sulla decadenza, ma senza strappi sul “progetto Italia” e Consiglio Nazionale da vivere senza scissioni. Tre condizioni difficilmente accettabili da Berlusconi che vorrebbe intorno a sè una “testuggine” pronta ad avanzare anche verso i nuovi “attacchi della magistratura, che non mancheranno ad arrivare”.

Se è vero che le oltre 3 ore di riunione, dove Berlusconi e Alfano si sono confrontati senza ‘filtri’, hanno cercato una ricucitura, i dettagli (come il dibattito negato al Consiglio Nazionale) parlano di un impasse che resta ad alta tensione ma che ‘chiamano’ altre 48 ore prima di tirare le somme. Del resto Fitto non recede e non ha nessuna intenzione di concedere spazi all’avversario: “io lealista della prima ora”, sarebbe stato il dossier sul tavolo del Cavaliere, “e ora non mi metto da parte”. E così resta sullo sfondo la possibile assenza dei governativi al Consiglio Nazionale. Anche se i due – Berlusconi e Alfano – da quello che viene riferito, non vogliono rompere ma comunque capiscono che la rottura resta sempre ad un passo.

IL PD: SULLA DECADENZA NESSUNO SLITTAMENTO

(di Serenella Mattera)

[ARTICLEIMAGE] Impossibile continuare a governare con il Pd suo “carnefice”. Silvio Berlusconi lo ripete come un mantra: con il via libera alla sua decadenza verrebbero meno i presupposti delle larghe intese. Non così la pensano i ministri Pdl, che continuano a tenere separati i piani del governo e delle sorti personali del Cavaliere. Lo ribadirà all’ex premier Angelino Alfano, nel faccia a faccia di questa sera, in cui però garantirà un forte impegno per evitare il sì alla decadenza. Ma di fronte all’ipotesi che il Pdl, ministri per primi, lavorino a un rinvio del voto del Senato, arriva immediato lo stop del Pd. “Non è pensabile nessuna ipotesi di slittamento: è inutile che il Pdl cerchi alibi”, dichiara Danilo Leva, responsabile Giustizia del Pd. E anche Beppe Grillo torna a occuparsi del Cav per ricordare che “non è un perseguitato, ma un delinquente”. Intanto, l’avvocato Franco Coppi mette in chiaro che l’ipotesi di una grazia “è tramontata”.

Dunque è sul fronte parlamentare che si giocherà la partita più cruenta sul destino del leader Pdl. Che il giorno dopo la sua cacciata dal Senato sembra determinato, salvo ripensamenti, a staccare la spina al governo. Ma potrebbe impedirglielo proprio quella parte del Pdl, Alfano e ministri su tutti, che ritengono sarebbe un errore trascinare il Paese nel baratro dell’instabilità. “Se non lavoriamo nell’interesse dell’Italia continueranno a mandarci a casa tutti: falchi e falchetti, centrodestra e centrosinistra”, avverte Maurizio Lupi. Ma è su questo punto che si consuma il braccio di ferro che potrebbe portare alla scissione del Pdl. Alfano lo ripete nelle interviste: “Pdl unito, avanti con il governo”. E’ questo il suo schema, accompagnato da parole di stima per Berlusconi. Ma Raffaele Fitto lo accusa con durezza di “ipocrisia”: il vicepremier, attacca il capofila dei lealisti, usa “parole dolci” ma “atti ostili” e così rischia di “fare la festa” al fondatore del Pdl. Parole al vetriolo, accompagnate da un fuoco di fila dei falchi, per rafforzare il concetto. La verità, sostengono per tutta risposta i governativi, è che i lealisti vogliono fermare la mediazione che si è aperta tra il vicepremier e il Cav, su iniziativa di quest’ultimo, per evitare lo scontro e la spaccatura nel Consiglio nazionale di sabato. Lo spiega lo stesso Alfano nella riunione con i suoi, in serata: “Ogni volta che Berlusconi butta il ponte levatoio nel tentativo di costruire una nuova unità”, chi lavora per la rottura usa il “fuoco di dichiarazioni offensive” per distruggerlo.

Ma “se il voto sulla decadenza è slittato da settembre a novembre non è merito dei falchi”, sottolinea il vicepremier. E lo ricorderà al Cav, mentre gli presenterà le sue richieste: un partito depurato dagli “estremismi” e la conferma del sostegno al governo. Berlusconi, sempre più “addolorato e preoccupato”, ascolterà il suo ex pupillo, dove aver trascorso diverse ore, a pranzo, tra falchi e ‘mediatori’. Da Alfano, raccontano, è molto deluso, ma le sue ragioni potrebbero anche convincerlo, almeno per ora. E non tanto indurlo a rinviare il Cn, come chiedono i governativi, ma più probabilmente a renderlo ‘incruento’, glissando sul legame tra decadenza e caduta del governo. Del resto, anche parenti e amici fidati sono in pressing per convincerlo che la fine delle larghe intese lo danneggerebbe. Di certo, Alfano gli chiederà garanzie. Pronto anche, nel caso non le ottenga, a disertare il Cn e sancire così la rottura, perché “non si può trasformare quell’appuntamento in filmati per Youtube”, come fu per il ‘mi cacci’ di Fini. Intanto, mentre continua la conta frenetica di firme e adesioni, inizia anche l’ora dei veleni. I lealisti, racconta qualche governativo, starebbero facendo firmare ai parlamentari in bilico lettere a garanzia di una futura candidatura. E starebbero anche organizzando pullman di sostenitori, che fischino i governativi all’ingresso al Cn. Veleni, per ora. (ANSA)