Paese Italia: promesse elettorali

27 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

 “Basta battere il SI e, se Renzi di dimette, faremo in  6 mesi una vera riforma che abbatta il numero dei parlamentari, restringa la fiducia ad una sola camera, elimini il trenino sulle leggi tra Camera e Senato” – Baffino 06/07/207 

Questa è stata la dichiarazione ufficiale, all’epoca urlata e scritta da tutti i media nel comune obiettivo di far fallire il “processo riformatore” all’appuntamento referendario di dicembre 2016, al resto e al cambiamento vero, concreto ed efficace avrebbero pensato loro.

Loro chi?

Loro: un gruppo variegato di presunti soloni, molti dei quali hanno avuto per diversi decenni, incarichi istituzionali ai massimi livelli laddove non si sono mai risparmiati, avendone parlato a lungo della necessità di riforme di cui questo nostro disgraziato Paese ha disperatamente bisogno.

Si, oggi bisogna riconoscerlo.

Loro ne hanno parlato a lungo, sanno solo aprire tavoli e parlare, parlare, parlare e, non essendo mai riusciti a fare sintesi ovvero mettere d’accordo tutti – a cominciare dall’infinita “sterpaglia” autodefinitasi di sinistra – non se ne è fatto mai niente e siamo rimasti nella palude che conosciamo da almeno trent’anni.

Loro sono degli autentici fuori classe del nulla e della conservazione della poltrona.

Infatti, laddove serviva una conferma alla pubblica dichiarazione di “baffino”- assoluto “Number One” dell’accozzaglia[1] – alla scadenza del semestre a che punto stiamo?

Qualcuno ha notato qualcosa, almeno un soffio di proposta, una discussione tra i vari statisti in pectore sempre verdi  del calibro di “D’Alema, Bersani, Cuperlo, Speranza” e tanti altri?

Mi è sfuggito qualcosa? vi prego, informatemi!

Ve lo dico io: esattamente nella palude che ci hanno tenuto a bagnomaria da circa mezzo secolo, un continuo tirare a campare, dove nessuno propone qualcosa di utile al “Sistema Paese” del quale ci si assuma una qualche responsabilità.

Questa è stata la dimostrazione plastica di quanto interesse hanno questi signori a fare le riforme come quelle attese e volute dal 41% degli italiani aventi diritto al voto:

  1. Semplificare l’iter delle legislativo (siamo gli unici al mondo ad avere due Camere che fanno la stessa cosa) laddove, finanche un padre costituente ebbe a dire: LUIGI STURZO:
    «Solo da noi il Senato è un duplicato della Camera»;
  2. Abbassare il costo della politica abolendo 315 stipendi da Senatore, nella misura in cui i cento componenti del nuovo Senato (74 Consiglieri regionali, 21 Sindaci di grandi città) riceveranno unicamente gli stipendi delle cariche originarie. Saranno aboliti i finanziamenti ai Gruppi politici: vi ricordate lo scandalo FIORITO – l’ex Capogruppo del PdL alla Regione Lazio – già titolare del conto corrente intestato al partito delle Libertà fece ben 110 bonifici su un conto personale acceso in Spagna, fino a quando – era ora – la banca fece una Segnalazione di Operazione Sospetta. La vicenda mi diede lo spunto scrivere un articolo di “ringraziamento” allo stesso Fiorito perché mi aveva disvelato che i politici, i soldi, li prendevano con la PALA;
  3. Si sarebbe abolisce il CNEL – Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro – Da oltre 50 anni abbiamo un Ente al cui interno, siedono i Sindacalisti del momento (leader della Triplice) a 25 mila euro all’anno nella veste di Consulenti esterni. Si vocifera che gli stessi non erano soliti partecipare per fornire i loro preziosi consigli. Non voglio sembrare populista, ma dovevamo per forza aspettare il Sig, Renzi per capire che trattavasi di un Ente inutile?
  4. Semplificare il rapporto – oggi estremamente conflittuale – fra Stato centrale e Regioni, a causa di una cervellotica norma meglio conosciuta come Legislazione concorrente inserita nell’art.117 dell’attuale Carta costituzionale.
    Con la Riforma, sarebbero stati stabiliti gli ambiti e le competenze di ognuno senza azzuffarsi continuamente come è d’uso da 15 anni con un contenzioso crescente ed esponenziale davanti alla Corte costituzionale.

Mi fermo qua per carità di patria, mutuando quella metafora di colui che, scrivendo ad un suo amico, dopo dodici fogli manoscritti, ebbe a concludere: “Carlo amico, scusa se sono stato prolisso, ma non ho avuto tempo”.

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[1] “Garzanti linguistica: insieme disordinato di persone o cose, per lo più disparati tra loro”.