Padre dell’euro Prodi: “Europa a rischio disgregazione”

26 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – L’Europa rischia la disgregazione. Non c’è una politica alternativa a quella tedesca. Francia, Spagna e Italia non sono riusciti a trovare una linea comune. E in tutto questo è stato un errore isolare la Russia di Putin. Sono le ultime osservazioni di Romano Prodi.

Allo stesso tempo, in un’intervista al Corriere della Sera, l’ex premier ha espresso anche un certo ottimismo sul futuro dell’area euro e della Grecia, anche perché “la Germania non può prendersi la responsabilità storica che l’Europa si slabbri”. “Ogni volta che l’Europa è arrivata sull’orlo del baratro, ha avuto un colpo di reni, uno scatto di nervi. Quando si capisce che è in gioco tutto, scatta un allarme collettivo”.

Allo stesso tempo le critiche alla gestione europea da parte di un europeo convinto, nonché tra i ‘padri’ dell’euro, non mancano. Se prosegue per questa strada, il continente non ha futuro.

“L’Europa non ha più politica, né idee; ha solo regole, aritmetica. Quando definivo ‘stupido’ il patto di stabilità, sapevo che si sarebbe arrivati a questo punto. Non si governa con l’aritmetica. Junker ha annunciato il suo piano di investimenti nove mesi fa. Il tempo in cui nasce un bambino. Ma non si è ancora visto nulla”.

L’italia tuttavia non rischia di essere contagiata da un eventuale aggravarsi della crisi del debito greco. “Il bilancio italiano è sotto controllo, i tassi sono bassi, si intravede la ripresa, sia pure debole. Zingales ipotizza un panico, con i capitali che fuggono. E la miccia del panico è l’incertezza. La speculazione si nutre di incertezza. Nessuno specula su un Paese se sa già che non viene abbandonato dagli altri”.

Per Atene Prodi ipotizza “un mezzo default”, con la Grecia che ottiene l’allungamento dei termini e la ristrutturazione del debito, che non potrà essere rimborsato per intero, “ma in cambio accede ad alcune richieste: neppure le promesse elettorali di Tsipras potranno essere mantenute per intero”.

Degli altri stati caldi Prodi cita la Polonia. La sesta economia dell’area euro ha eletto un presidente antieuropeo, preferendolo al candidato di Donald Tusk. Ha vinto una “linea portatrice di tensioni, perché fortemente antieuropea. Antitedesca. E antirussa”.

Fonte: Corriere della Sera

(DaC)