Obama: “America è ancora economia più forte al mondo”

13 Gennaio 2016, di Alessandra Caparello

WASHINGTON (WSI) – “L’America non è in declino, è l’economia più forte del mondo”. Queste le parole del presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama nel suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione, l’ultimo della sua amministrazione alla vigilia elettorale.

Il presidente ha parlato dinanzi al Congresso riunito in seduta comune, sottolineando che sì, è un momento di crisi e di cambiamento profondo, ma l’America ha già vissuto quei momenti e li ha superati. Dito puntato contro i disfattisti, primo fra tutti il candidato repubblicano alla Casa Bianca, Donald Trump, senza mai citarlo direttamente.

“Coloro che parlano di un declino economico dell’America vendono fiction (…) quando c’è un grosso problema internazionale da risolvere i popoli del mondo non guardano a Mosca o a Pechino: vengono a chiedere a noi”.

Il problema terrorismo che insanguina il mondo è cruciale nel discorso di Barack Obama secondo cui l’Isis va combattuto ma “non è una minaccia esistenziale per la nostra nazione”. Citando Papa Francesco, il presidente chiede di “limitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il modo migliore per prendere il loro posto”.

“Quello che propongo è sicuramente difficile: è più facile essere cinici, sostenere che il cambiamento è impossibile, muoversi in modo spregiudicato illudendosi che le azioni non abbiano conseguenze. Ma così si torna indietro a un mondo di sistemi tribali nel quale si mettono alla berlina i cittadini che non rassomigliano a noi, che non pregano come noi, che non votano come noi. Non può essere questo il futuro dell’America”.

Obama ricorda gli obiettivi da raggiungere nel prossimo anno, dalla riforma della giustizia penale, al capitolo immigrazione, fino all’aumento del salario minimo e alla riduzione della diffusione delle armi da fuoco fino agli impegni concreti in tema di lotta al cancro ( si parla di una grande iniziativa da affidare al vicepresidente Joe Biden)  ma suggerisce anche al suo successore le sfide del futuro.

“La riduzione delle diseguaglianze sociali, la gestione del progresso tecnologico che offre benefici a molti ma crea anche molti sconfitti, l’impegno a garantire a sicurezza dell’America, la riforma di un processo politico che negli ultimi anni è andato verso la paralisi”.