Nomine vertici aziende pubbliche, il “metodo Draghi” non può fare miracoli

27 Maggio 2021, di Alberto Battaglia

Dall’inizio di maggio al 31 agosto 2021 il governo Draghi dovrà procedere al rinnovo dei vertici di numerose società partecipate direttamente dal ministero dell’Economia. Secondo un’analisi del gruppo studi Comar, si tratta di 55 componenti degli organi apicali in 27 Enti pubblici di rilevanza nazionale, fra cui, Consob, Covip, Agcm, Enac, Ispra e molti altri ancora.

Come ha sottolineato oggi Silvia Sciorilli Borrelli sul Financial Times, il premier Mario Draghi ha già dato prova di voler rimuovere la logica dell’appartenenza politica nell’assegnazione di ruoli tecnici di grande responsabilità. A maggior ragione, nei mesi che precedono l’erogazione dei fondi provenienti dal Next Generation Eu.

“Qual è la posta in gioco? Il futuro del Paese “, ha affermato al Ft Maurizia Iachino, consulente di corporate governance; per tale ragione, Draghi vorrebbe affrontare il dossier delle nomine riempiendo le caselle “con persone di cui si fida, che sono per lo più legate alle sue passate esperienze come dipendente pubblico”, ha aggiunto Iachino.
L’approccio Draghi alla questione, già mostrata con le sostituzioni di Domenico Arcuri e con la nomina di tecnici come Daniele Franco o Marta Cartabia per alcuni ministeri-chiave, sarebbe “semplicemente un approccio alla risoluzione dei problemi”, secondo quanto riferito da un alto funzionario.

La credibilità internazionale acquisita da Draghi negli anni trascorsi a capo della Bce gli avrebbero garantito l’autorità sufficiente a imprimere una nuova gestione delle nomine per gli enti pubblici: è quanto sostenuto da professor Nicola Pasini (Università Statale di Milano), secondo il quale l’attuale premier potrebbe “focalizzarsi sulla competenza e le qualità professionali, al posto delle affiliazioni politiche”.

Detto questo, il problema della spartizione politica delle nomine delle aziende pubbliche non sarà certo spazzato via solo con un’infornata di chief executive, scelti con soli criteri di competenza. Infatti, “le nomine dei dirigenti saranno lasciate alle solite dinamiche dei partiti”, ha detto Iachino.
Inoltre, va considerato il fattore tempo. “Draghi… è stato messo in carica con un mandato molto specifico” legato alla fase di crisi pandemica, ha aggiunto il professor Pasini, “affinché avvenga un mutamento duraturo, ciò che deve cambiare sono i burocrati e i processi di implementazione”.
Un processo che richiede un periodo di tempo superiore all’aspettativa di vita prevista per il governo Draghi.