Petrolio, prezzi schizzano in rialzo: torna paura su scorte ed economia
Improvvisamente il mercato torna a concentrarsi sui fondamentali del commercio di petrolio e i futures sul contratto americano Wti prendono la strada dei rialzi. A influire sul trend dei prezzi sono una serie di fattori negativi, tra cui il livello dell’indice Pmi manifatturiero Usa più basso dal 2009 registrato a maggio, i dati deludenti sulle attività commerciali giapponesi e le difficoltà dell’economia europea.
Senza contare che i volumi di petrolio stoccato in uno dei più grandi centri di petrolio del Sudest asiatico, Singapore, sono ai massimi di almeno gli ultimi cinque anni. Il tutto mentre nelle sale operative sono iniziati a circolare rumor circa un incremento delle scorte di Cushing, in Oklahoma, grande hub dell’industria americana del petrolio.

Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.