Fed: i gestori di BNY Mellon commentano il taglio dei tassi Usa

1 Agosto 2019, di Massimiliano Volpe

Gli esperti di BNY Mellon Investment Management commentano il recente taglio dei tassi Fed dello 0,25% che ha portato il costo del denaro negli Usa al 2,25 per cento.
Secondo Paul Brain, Head of Fixed Income di Newton (BNY Mellon Investment Management) “La vera storia è quel che succederà dopo. I prezzi sui mercati obbligazionari e azionari incorporavano già appieno un taglio del limite massimo dei Fed funds target dal 2,5% al 2,25%. Tuttavia, con i rendimenti dei titoli a 2 anni all’1,8%, altri tagli dei tassi sono attesi.
Dopo l’annuncio iniziale del taglio da 25 punti base, l’attenzione si focalizzerà sui toni della Fed e sui fattori che potrebbero spingerla a decidere che servono altri tagli dei tassi. Sinora si è guardato prevalentemente alla debolezza dell’economia globale e alla mancanza di inflazione (inferiore al 2%). Se dovessero tornare alla ribalta le preoccupazioni sull’economia domestica statunitense, gli occhi degli investitori si volgerebbero al dollaro USA e a come si muove”.

Per Vincent Reinhart, Chief Economist e Macro Strategist di Mellon (BNY Mellon Investment Management) “i dati economici sono prevalentemente in linea con una rotta moderata delle politiche monetarie. Con una solida crescita dell’occupazione USA, e i prezzi al consumo più alti delle aspettative, la Fed potrebbe trovare difficile giustificare un taglio dei tassi superiore ai 25 punti base. Nondimeno, alcuni membri della Federal Open Market Committee propendevano per un taglio di 50 punti base. La domanda è: se non ora, quando?”

Infine secondo Shamik Dhar, Chief Economist, BNY Mellon Investment Management “il recente taglio dei tassi da parte della Fed non è stato determinato da un peggioramento delle stime centrali sull’andamento dell’economia, ma dai potenziali rischi di un rallentamento futuro e dal basso livello dell’inflazione.
In questo senso, il taglio dei tassi può essere considerato come una ‘polizza assicurativa’ ed è improbabile che dia il via a un nuovo ciclo di allentamento quantitativo – a meno che uno dei rischi di cui sopra non si materializzi nei prossimi mesi”.