Euro sopra 1,13 dollari, record in cinque mesi. Incredibile gaffe di Goldman Sachs

17 Marzo 2016, di Alessandra Caparello

BRUXELLES (WSI) – Perde terreno il dollaro mentre si rafforza l’euro che torna sopra 1,13 sulla divisa americana, livelli massimi da cinque mesi a questa parte.

A innescare l’accelerazione dell’euro sul dollaro la dichiarazione di ieri della Federal Reserve di non prevedere ulteriori aumento sui tassi di interesse. La Federal Reserve di Janet Yellen ha anche rivisto al ribasso le stime di crescita sul Pil Usa.

Nella giornata di oggi la moneta unica segna altri incrementi con un record a 1,1340, un livello che non si vedeva dall’ottobre del 2015, appunto da almeno cinque mesi, anche se a metà febbraio si era già verificata una piccola incursione a quota sopra 1,13.

La parità tra l’euro e il dollaro, che fino a qualche mese fa era stata considerata così vicina, rimane per ora ancora lontana.

L’euro sale nonostante l’incubo della deflazione, con l’inflazione che non accenna a ripartire. Anzi, proprio a febbraio, come ha confermato oggi l’Eurostat, la deflazione è tornata Eurozona.

Nel guardare al trend del rapporto di cambio, ma anche alla performance del Bloomberg US Dollar Index, viene da pensare ironicamente alle stime che sono state rese note proprio ieri, prima dell’annuncio della Fed, da Goldman Sachs. La banca Usa aveva scritto di prevedere che la Fed avrebbe continuato a portare avanti la propria politica di normalizzazione dei tassi, aumentando i tassi, nel corso di quest’anno, tre o quattro volte (e invece ieri il Fomc ha detto chiaramente che le stime sui tassi sono state tagliate da quattro a due per il 2016).

Goldman aveva anche parlato di un “rally del dollaro lontano dall’essersi concluso”, a causa della divergenza tra i piani della Fed e quanto i mercati stanno prezzando.

Nel report “The Dollar Rally Is Far From Over”, l’analista Robin Brooks aveva scritto che:

“Nel complesso, la nostra sensazione è che la Fed sarà più falco di quanto il mercato stia prevedendo”. Ed ecco, invece, la reazione del dollaro nel post Fed.

Ed ecco le altre reazioni del mercato: