Bce, Draghi dà la carica ai bond del sud d’Europa
Mentre le Borse europee fanno fatica stamattina, con i trader che segnalano l’andamento positivo dell’euro come uno dei fattori penalizzanti determinanti per le società quotate nei listini azionari denominati in euro, i titoli obbligazionari sono ben intonati. Da ieri i Bond dell’area periferica dell’Eurozona si stanno rafforzando, favoriti dalle parole accomodanti di Mario Draghi.
Draghi ha detto che non si è parlato di tapering e che la Bce è pronta a incrementare le misure straordinarie di stimolo monetario “se necessario”. Detto questo, nonostante quello che voglia far credere il presidente della Bce e un’inflazione ancora fredda, se l’economia continuerà a rafforzarsi nel 2018 verranno ridotte quasi certamente la mole e la gittata del piano di Quantitative Easing, che ha offerto un supporto importante a Btp, Bonos e altri titoli dei paesi più indebitati e vulnerabili dell’area. I primi dettagli sul programma di tapering dovrebbero essere svelati a settembre.
Dall’estate del 2014, quando per la prima volta Draghi ha annunciato che la Bce avrebbe varato un programma di acquisto di titoli del debito, i rendimenti dei Bond di Spagna, Portogallo e Italia sono scesi nettamente (vedi grafico). Secondo Fidelity non ci saranno incidenti con il tapering e il mercato dei Bond europei non subirà gravi scossoni.

Breaking news
A luglio, il settore manifatturiero e dei servizi del Regno Unito ha registrato un aumento degli indici PMI, secondo i dati preliminari di S&P Global. L’indice PMI manifatturiero ha raggiunto 52,8, mentre quello dei servizi è salito a 51,8.
Il Nikkei chiude in ribasso del 2,73% a causa del calo delle azioni Alphabet, alimentando timori sugli investimenti in intelligenza artificiale. Nonostante la perdita settimanale, l’indice ha guadagnato lo 0,7% rispetto alla settimana precedente. Il Topix scende dell’1,05%, mentre il Nikkei ha subito un calo dell’8% mensile, influenzato dal KOSPI sudcoreano e dal settore tecnologico.
Gli Stati Uniti impongono dazi tra il 10% e il 12,5% su importazioni da 60 economie, dopo un’indagine sulle pratiche di lavoro forzato nelle catene di fornitura. I prodotti di Messico, Regno Unito, Canada e India subiranno tariffe al 10%, mentre quelli dell’Unione Europea, Taiwan, Giappone, Svizzera e Corea del Sud saranno colpiti fino al 12,5%. Le nuove tariffe entreranno in vigore a partire dalle 12:01 ora di New York, con alcune esenzioni per merci già in transito.
Volkswagen ha rivisto al ribasso le sue aspettative di fatturato per l’anno, prevedendo un calo fino al 3%. La casa automobilistica affronta difficoltà in Cina, dove i produttori locali dominano il mercato dei veicoli elettrici. Nonostante il calo del 37% nelle consegne di gruppo in Cina nei tre mesi fino a giugno, Volkswagen prevede un miglioramento dei profitti nella seconda metà dell’anno, sostenuto dalla domanda dei nuovi modelli compatti elettrici.