Nein Bundesbank a condivisione dei rischi in Eurozona

27 Aprile 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – La Germania rilancia sull’ipotesi del tetto ai titoli di Stato nelle banche e lo fa tramite il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. Intervenendo a Roma all’ambasciata tedesca, il numero uno della banca tedesca ha affermato che una condivisione dei rischi di finanza pubblica in Europa non può funzionare, se non è legata a uno stretto controllo europeo delle decisioni di ogni singolo Paesi.

Il governo italiano ha in più di un occasione dichiarato la propria ostilità all’introduzione di limiti ai titoli di Stato detenuti dalle banche, e ora la Germania tramite il numero uno della Bundesbank rilancia la necessità di introdurre al più presto una nuova regolamentazione sui titoli di Stato detenuti dalle banche, che preveda una copertura di capitale da parte degli istituti e limiti all’ammontare delle obbligazioni dei singoli Paesi detenuti da una banca.

“Oggi titoli di Stato nella regolamentazione sul capitale proprio per le banche vengono considerati a dispetto del Trattato come privi di rischio. La crisi ha evidenziato quanto tale ipotesi fosse assurda. Tuttavia le banche spesso detengono titoli del proprio Stato per un valore superiore al totale del capitale proprio” inserire un tetto al possesso dei titoli “costringerebbe i mercati a considerare maggiormente i diversi profili di rischio dei singoli Stati. Paesi che nel lungo periodo non perseguono politiche sostenibili dovrebbero accollarsi premi di rischio crescenti”.

Da qui le divergenze con l’Italia e soprattutto con il ministro delle Finanze.

Pier Carlo Padoan ed io siamo di opinione diversa. Egli ritiene che la condivisione dei rischi e delle responsabilità rappresentino forti incentivi a rispettare le regole e a prevenire comportamenti opportunistici, ma io non sarei tanto ottimista (…) Matteo Renzi ha dichiarato che la politica fiscale italiana viene fatta in Italia e che l’Italia non permette che essa venga dettata dai burocrati di Bruxelles. In un’unione fiscale questo cambierebbe”.

Il governo Renzi spinge per la garanzia comune sui depositi, ma le banche italiane hanno in pancia titoli di Stato per oltre 450 miliardi.

“Italia ha violato patto Stabilità più volte”

Secondo Weidmann l’Europa è di fronte a un bivio: può trasferire le decisioni in materia di bilancio a livello comunitario, dando vita a una vera unione fiscale e bancaria e condividendo i rischi, oppure proseguire sulla via della sovranità nazionale.

La prima strada si presenta però sbarrata da “ostacoli enormi”, dato che diversi paesi europei, l’Italia per prima, “non hanno rispettato neanche le attuali regole del patto di Stabilità” e crescita e non sembrano intenzionati a cedere potere a Bruxelles. Nessun governo sembra pronto, nemmeno la Germania, per il capo della Bundesbank.

“Matteo Renzi l’anno scorso in occasione della presentazione del bilancio italiano ha dichiarato che la politica fiscale italiana viene fatta in Italia e che l’Italia non permette che essa venga dettata dai burocrati di Bruxelles. In un’unione fiscale questo cambierebbe. Uno Stato membro dovrà adempiere alle richieste di una autorità fiscale europea”.

In tutti i modi “senza ampie modifiche ai Trattati europei e i referendum negli Stati membri ciò non sarebbe raggiungibile. Ciò vale sia per un ministero delle finanze comune per l’area dell’euro dotato del proprio budget sia per un sistema che permetta interventi regolamentati nei bilanci nazionali”.

Per il falco della banca centrale tedesca si tratta di ostacoli enormi. “Al momento non vedo la volontà di superare questi limiti, né in Italia, né in Germania, né in altri Paesi”.