Nasce un mortificante ‘Napolitano bis’. Italia paese da quarto mondo. Default della politica

di Redazione Wall Street Italia
21 Aprile 2013 13:06

ROMA (WSI) – Con 738 voti, Napolitano e’ il 12esimo Presidente della Repubblica. Rodota’ e’ secondo con 217 voti, De Caprio 8, D’Alema 4, Prodi, 2, schede disperse 6, bianche 10, nulle 12; presenti e votanti 997, quorum 504. Due terzi dei grandi elettori hanno votato Napolitano. Con un accordo disperato, le Caste di centro-destra e centro-sinistra hanno quindi confermato al Colle, per il secondo mandato (a termine) un uomo di 88 anni. E’ una crisi epocale, un fatto storico mai accaduto prima, che un Presidente della Repubblica sia eletto al Quirinale per due volte di seguito. Il Capo dello Stato ha chiesto garanzie preventive per la formazione del nuovo governo, con premier Giuliano Amato (leggi: Amato: ‘not fit’ per il Quirinale) o Anna Maria Cancellieri o Enrico Letta, con maggioranza di “larghe intese” sostenuta da Pd, Pdl, Lega e Scelta Civica. Berlusconi vince 6-0, 6-0 senza neanche scendere in campo, e gioisce, avendo scampato il pericolo di un Quirinale ostile. Il Pd e’ ormai imploso: Bersani e Bindi si sono dimessi con tutta la segreteria, Prodi e’ stato impallinato. Grillo invoca la piazza: “c’è un golpe in atto”. Centro di Roma presidiato dalla polizia. E’ la drammatica fotografia di un’Italia bloccata, ostaggio dei “poteri forti” e incapace di guardare avanti.

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TITOLO II DELLA COSTITUZIONE: IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano è stato rieletto con 738 voti. E’il risultato ufficiale letto dalla presidente della Camera Laura Boldrini.

‘Sono grato per la fiducia che mi ha dato il Parlamento’ ha detto al Quirinale il capo dello Stato ricevendo dalla presidente della Camera, Boldrini, e dal presidente del Senato, Grasso, la notizia dell’avvenuta sua rielezione. ‘Sara’ una prova difficile in un momento cruciale’ ha aggiunto Napolitano. In questa fase difficile per il Paese “tutti onorino i loro doveri” con l’obiettivo di “rafforzare le istituzioni repubblicane”. “Lunedì dinanzi alle Camere avrò modo di dire quali sono i termini nei quali ho ritenuto di dover accogliere” la richiesta delle forze politiche a ricandidarmi” ha concluso.

“Animo grato per fiducia in me espressa liberamente”, “auspico tutti sapranno onorare subito loro doveri” e “sono grato, prova difficile in momento cruciale”. Sono i tre passaggi chiave del primo breve discorso di Giorgio Napolitano dopo la sua rielezione.

E’ stato rieletto presidente della Repubblica nella sesta votazione del Parlamento riunito in seduta comune con ben oltre i due terzi dei voti. È il primo bis nella storia della Repubblica. Confermato con 738 voti. Lo ha detto nell’aula della Camera la presidente Laura Boldrini. L’annuncio è stato accolto da un grande applauso. Stefano Rodotà ha ottenuto 217 voti. Le schede bianche sono state 10, le nulle 12. Hanno ottenuto voti anche Sergio Di Caprio, il comandante “Ultimo”, una decina, Romano Prodi, 2, Massimo D’Alema, 2, 1 voto Silvio Berlusconi, Renato Schifani e Francesco Guccini.

Superato il quorum di 504 voti, dai banchi del Pd, del Pdl, di Scelta civica, di Sel e della Lega è partita una vera e propria standing ovation. Immobili invece i parlamentari del Movimento 5 Stelle. Diversi parlamentari democratici e del Pdl si sono rivolti verso i grillini dicendo loro di alzarsi in piedi e applaudire. Da alcuni banchi del centrosinistra e di Scelta civica qualcuno ha urlato anche “Buffoni, Buffoni”.

Una bordata di fischi e le grida “vergogna, vergogna”, e “Italia libera”, hanno accolto in piazza Monte Citorio la notizia della rielezione. I manifestanti pro-Rodotà continuano il loro presidio al quale dovrebbe prendere parte in serata il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, in arrivo a Roma e dal quale Rodotà si è dissociato.

I primi auguri al capo dello Stato sono arrivati, a scrutinio non ancora concluso, dal presidente del Senato Pietro Grasso: “Giorgio Napolitano conferma ancora una volta di essere un grande servitore dello Stato e un grande italiano. In questi sette anni è stato un esempio di saggezza politica, il vero garante delle istituzioni, ha guidato il Paese in un percorso di riscoperta del senso dello Stato e del valore dell’unità nazionale. La sua elezione per un secondo mandato rassicura tutti i cittadini in un momento difficile per il Paese”.

Dal canto suo, Silvio Berlusconi ha dichiarato: “Oggi è una giornata importante per la nostra Repubblica. Ringrazio il presidente Giorgio Napolitano per lo spirito di servizio e per la generosità personale e politica con cui ha accettato di proseguire il suo impegno e la sua opera in un contesto tanto difficile e incerto”. “Non è questo il momento per altre valutazioni – ha aggiunto – Ma tutti gli italiani, da 54 giorni, hanno potuto vedere e giudicare il nostro comportamento sensato e responsabile rispetto a quello della sinistra e del Partito Democratico”. Anche Romano Prodi ha mandato i suoi auguri a Napolitano. Il segretario Pd Pierluigi Bersani ha inviato a stretto giro un “grazie” a Napolitano.

Il presidente, 88 anni il prossimo 29 giugno, è stato l’undicesimo presidente della Repubblica e, dunque, sarà anche dodicesimo. Prima di lui anche a Carlo Azeglio Ciampi, nel 2006, fu chiesto da più forze politiche di rendersi disponibile a un “bis”: si dichiararono a favore di un secondo mandato Silvio Berlusconi e l’allora presidente dei Ds Massimo D’Alema. Ma Ciampi disse “no” e spiegò le sue motivazioni con una nota ufficiale, il 3 maggio 2006: l’età avanzata e la convinzione che “il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato”. Ma non c’era una situazione di emergenza, non c’erano state cinque fumate nere e due leader del centrosinistra, come Franco Marini e Romano Prodi, “bruciati”.

GIURAMENTO NAPOLITANO LUNEDI’ ALLE 17.OO – Il giuramento di Giorgio Napolitano si svolgerà lunedì prossimo alle ore 17.00. La cerimonia avviene a Montecitorio alla presenza dei Grandi elettori.

217 VOTI A RODOTA’, APPLAUSI M5S E CENTROSINISTRA – Stefano Rodotà ottiene 217 voti. Quando la presidente della Camera Laura Boldrini annuncia l’esito della votazione scatta un applauso da parte del M5S e di tutto l’emiciclo di Montecitorio. Alcuni grillini scandiscono “Rodotà, Rodotà”.

PRODI, I MIGLIORI AUGURI A GIORGIO NAPOLITANO – “Gli faccio veramente i miei migliori auguri”. Con queste parole Romano Prodi ha commentato la rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza della Repubblica.

BERLUSCONI, GRAZIE NAPOLITANO PER GENEROSITA’ – “Oggi è una giornata importante per la nostra Repubblica. Ringrazio il Presidente Giorgio Napolitano per lo spirito di servizio e per la generosità personale e politica con cui ha accettato di proseguire il suo impegno e la sua opera in un contesto tanto difficile e incerto”: così Silvio Berlusconi in una nota.

BARROSO, CON NAPOLITANO AVANTI CON UE – “Sono certo che sotto la sua nuova presidenza l’Italia, nel solco della sua tradizione europeista, continuerà a dare il suo decisivo contributo al nostro comune ideale europeo”: Così il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, congratulandosi per l’elezione di Giorgio Napolitano a Capo dello Stato.

IN AULA CORI CONTRO M5S, BUFFONI BUFFONI – “Buffoni, buffoni”: alcuni Grandi elettori così si sono rivolti agli esponenti del M5S che sono rimasti seduti senza applaudire durante la standing ovation dell’Aula della Camera per la rielezione del Capo dello Stato. (ANSA)

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“Nella consapevolezza delle ragioni che mi sono state rappresentate, e nel rispetto delle personalità finora sottopostesi al voto per l’elezione del nuovo Capo dello Stato, ritengo di dover offrire la disponibilità che mi è stata richiesta. Naturalmente, nei colloqui di questa mattina, non si è discusso di argomenti estranei al tema dell’elezione del Presidente della Repubblica. Mi muove in questo momento il sentimento di non potermi sottrarre a un’assunzione di responsabilità verso la nazione, confidando che vi corrisponda una analoga collettiva assunzione di responsabilità”. Lo afferma il presidente della Repubblica in una nota diffusa dal Quirinale.

I grandi elettori del Pd hanno risposto con un’ovazione, raccontano, quando Pier Luigi Bersani ha letto il comunicato con il quale Giorgio Napolitano ha dato la sua disponibilità ad un secondo mandato.

Il Pdl voterà per la rielezione di Giorgio Napolitano al Quirinale durante la sesta votazione. A ufficializzare la decisione è stato il segretario del partito, Angelino Alfano, durante l’assemblea dei gruppi. “Noi – ha detto Alfano – votiamo Napolitano. Noi lo votiamo convintamente”. L’annuncio è stato accompagnato da un applauso. All’assemblea dei gruppi non sta partecipando Silvio Berlusconi che è atteso a Montecitorio per partecipare alla votazione.

BERSANI, AMPIA CONVERGENZA PER BIS NAPOLITANO – “Dai confronti è emersa una convergenza ampia per la richiesta a Giorgio Napolitano di una sua rielezione”. Così Pier Luigi Bersani all’Assemblea dei gruppi, aggiungendo che nei contatti notturni tra le forze “era emersa una evidente impasse” salvo la convergenza su Napolitano.

Da Pd, Pdl, Lega e Scelta civica era stata espressa la convinzione che – nella grave situazione venutasi a determinare – fosse altamente ”necessario e urgente” che il Parlamento potesse dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale ”attraverso la rielezione del Presidente Napolitano”.

GRILLO CHIAMA PIAZZA, IN MILIONI A ROMA – “Il M5S da solo non può però cambiare il Paese. E’ necessaria una mobilitazione popolare. Sarò davanti a Montecitorio stasera. Rimarrò per tutto il tempo necessario. Dobbiamo essere milioni. Non lasciatemi solo o con quattro gatti. Di più non posso fare. Qui o si fa la democrazia o si muore come Paese”. Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog.

GRILLO, E’ IN ATTO UN COLPO DI STATO – “Ci sono momenti decisivi nella storia di una Nazione. Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. E’ in atto un colpo di Stato. Pur di impedire un cambiamento sono disposti a tutto. Sono disperati. Hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale”. Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog.

“Quattro persone: Napolitano, Bersani, Berlusconi e Monti si sono incontrate in un salotto e hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale, di nominare Amato presidente del Consiglio, di applicare come programma di Governo il documento dei dieci saggi di area pdl/pd che tra i suoi punti ha la mordacchia alla magistratura e il mantenimento del finanziamento pubblico ai partiti”, scrive il leader dl M5S. “Nel dopoguerra, anche nei momenti più oscuri della Repubblica, non c’è mai stata una contrapposizione così netta, così spudorata tra Palazzo e cittadini. Rodotà è la speranza di una nuova Italia, ma è sopra le parti, incorruttibile. Quindi pericoloso. Quindi non votabile – aggiunge – Il MoVimento 5 Stelle ha aperto gli occhi ormai anche ai ciechi sull’inciucio ventennale dei partiti”, aggiunge.

LOMBARDI, NAPOLITANO-AMATO, DE PROFUNDIS PAESE – “Voci di palazzo accreditano Napolitano eletto al sesto scrutinio e Giuliano Amato presidente del Consiglio. I partiti hanno suonato il de profundis del Paese”. Lo scrive su Fb la capogruppo alla Camera del M5S Roberta Lombardi che continua: “Napolitano bis? ottimo per un paese che non sa e non vuole scegliere”. (ANSA)

In ambienti parlamentari di diversi partiti si manifesta ottimismo, secondo quanto si apprende, sul sì di Giorgio Napolitano ad un suo possibile bis. “Il Presidente Napolitano si è riservato di rendere nota – nell’imminenza della ripresa pomeridiana della seduta comune – la sua decisione”. Da Pd, Pdl, Lega e Scelta civica è stata espressa “la convinzione che – nella grave situazione venutasi a determinare – sia altamente necessario e urgente che il Parlamento possa dar luogo a una manifestazione di unità e coesione nazionale attraverso la rielezione del Presidente Napolitano”. Lo si legge in una nota del Quirinale.

Dopo che il Pd ha chiesto la disponibilità di Giorgio Napolitano ad un nuovo mandato e le forze politiche stanno reagendo positivamente all’idea, il capo dello Stato avrebbe chiesto delle garanzie forti per avviare una riflessione personale. Fonti parlamentari confermano che Pier Luigi Bersani ha chiesto la disponibilità del presidente a fare un ulteriore sforzo per tirare fuori la politica dal gravissimo stallo in cui è finita. Napolitano non avrebbe chiuso la porta ma avrebbe chiesto una serie di garanzie: prima fra tutte che l’accordo tra le forze politiche non sia limitato al solo suo nome ma sia legato a doppio filo ad una intesa sul prossimo governo. Un’intesa definita in via preliminare.

QUINTA FUMATA NERA – Ancora fumata nera per l’elezione del capo dello Stato alla quinta votazione. La somma del numero dei voti ottenuti dal candidato più votato, Stefano Rodotà, e quelli delle schede bianche o assegnati ad altri candidati, non consente infatti più il raggiungimento del quorum dei 504 voti.

QUIRINALE, ALL’ESAME TUTTE LE IPOTESI – Nell’incontro tra il presidente della repubblica e il segretario del Pd “si sono passate in rassegna tutte le ipotesi”. E’ quanto riferiscono fonti del Quirinale sul colloquio confermando il silenzio del Quirinale. (ANSA)

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Al via, nell’Aula della Camera, la quinta votazione per l’elezione del Capo dello Stato. Ma anche questo voto è destinato a concludersi con un nulla di fatto, dal momento che il Pd ha annunciato scheda bianca e il Pdl ha deciso di non partecipare ai lavori dell’Assemblea.

BERSANI E BERLUSCONI DA NAPOLITANO – Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani è a colloquio con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano al Quirinale. Lo riferiscono fonti del Pd. Dopo Bersani anche Silvio Berlusconi si reca al Colle per un incontro con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Con il Cavaliere c’é anche Gianni Letta. Al centro del colloquio la situazione di impasse sull’elezione del Capo dello Stato.

QUIRINALE, ALL’ESAME TUTTE LE IPOTESI – Nell’incontro tra il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, e il segretario del Pd Pier Luigi Bersani “si sono passate in rassegna tutte le ipotesi”. E’ quanto riferiscono fonti del Quirinale sul colloquio confermando il silenzio del Quirinale.

RENZI, INEVITABILI DIMISSIONI BERSANI, IERI DISGUSTOSI GIOCHINO “Spero tanto che i grandi elettori facciano il loro dovere, con trasparenza e senza i disgustosi giochini di ieri…”. Se lo augura Matteo Renzi su Facebook. “Nel frattempo continuo il mio lavoro in Palazzo Vecchio. Come sapete – aggiunge – non sono un grande elettore e dunque trovo corretto mantenere gli impegni da Sindaco. Ho portato il saluto di Firenze ai Maestri del Commercio, adesso celebro due matrimoni, quindi vado all’inaugurazione della Mostra dell’Artigianato. Faccio il mio dovere, insomma”.

BURLANDO, BISOGNA SOSTENERE RODOTA’ – Il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, è convinto che per il Quirinale si debba sostenere Stefano Rodotà. “Il risultato elettorale non ha assegnato al centrosinistra una maggioranza risolutiva, nemmeno per eleggere il presidente della Repubblica, ma ci ha attribuito la responsabilità, il dovere di avanzare una proposta” ha dichiarato. “E’ l’ora di una piena responsabilità personale per ognuno di noi. Per questo mi esprimo a favore della candidatura di Stefano Rodotà”.

SERRACCHIANI,VERTICI SI SONO DIMENTICATI PROBLEMI GENTE – “Sono terribilmente incazzata con il mio partito. Ma noi non possiamo né dobbiamo subire gli inciuci di Roma”, “i vertici del Partito Democratico si sono dimenticati dei problemi veri degli italiani, del Friuli Venezia Giulia – dove sono candidata – e della vita reale, per precipitare in questo pozzo senza fondo. Però li avverto: noi non abbiamo nessuna intenzione di suicidarci con loro”. Lo afferma alla Stampa Debora Serracchiani spiegando che “esiste una parte del Pd ancora viva, vitale e capace. E’ quella che lavora nei territori, come faccio io nella mia regione. L’atteggiamento dei nostri dirigenti in questi giorni è inaccettabile”. Serracchiani definisce “tragica” la scelta di Marini, “né opportuna né intelligente”. “Siamo finiti – spiega – per l’ennesima volta nella trappola di Berlusconi che ha come unico obiettivo quello di disintegrarci. Quando ho sentito il nome di Marini ho ripensato alla Bicamerale. Poi ho anche visto la foto di Bersani che abbracciava Alfano e ho pensato: abbiamo toccato il fondo. Ma il peggio doveva arrivare”, con l’umiliazione di Prodi. “Il modo in cui è stato trattato – osserva – è indecente. E pensare che ieri mattina sull’indicazione del suo nome c’era stata una standing ovation. Ma che parlamentari abbiamo?”. Sulle dimissioni di Bersani, Serracchiani commenta: “Anche prima di questo disastro la storia aveva presentato il suo biglietto di saluti a una classe dirigente – non solo nostra – ormai fuori sincrono. Ma è inutile guardare indietro. Bersani ha dichiarato che aspetterà l’elezione del nuovo Capo dello Stato. Bene. Io mi auguro solo che ci si arrivi in fretta”. La strada più ovvia, afferma, “é Rodotà. Oppure Emma Bonino. L’importante è che si tenga conto della sensibilità del Paese e non si facciano ancora scelte scriteriate”, come potrebbe essere quella di “D’Alema”.

MONTI, CANCELLIERI PUO’ ESSERE CANDIDATA DI TUTTI – Anna Maria Cancellieri può “diventare la candidata istituzionale di tutti” per il Quirinale. Lo afferma Mario Monti, in conferenza stampa a Montecitorio. “E’ il candidato che tutte le forze politiche dovrebbero considerare: è la nostra proposta a tutti, non è il nostro candidato”, ha aggiunto il leader di Scelta Civica, spiegando che la decisione di votare scheda bianca è proprio tesa a dimostrare che non si tratta di un candidato di parte. “Incontriamo alle 12 il segretario del Pd Pierluigi Bersani”. Lo ha detto Mario Monti, in conferenza stampa alla Camera. Sono in corso contatti anche fra Scelta Civica e il Movimento Cinque Stelle sul nome di Anna Maria Cancellieri. Lo afferma Mario Monti, in conferenza stampa a Montecitorio. Il leader di Scelta Civica ritiene che il ministro dell’Interno possa incontrare il favore dell’elettorato grillino perché “non compromessa” con la politica e gradita al popolo di internet.

PDL NON PARTECIPA AL QUINTO SCRUTINIO, LEGA VOTA SCHEDA BIANCA – Il Pdl, a quanto si apprende, ha deciso nel corso della riunione dei gruppi di Camera e Senato di non partecipare al quinto scrutinio per l’elezione del Capo dello Stato. I gruppi della Lega Nord al termine di una riunione svoltasi a Montecitorio hanno deciso, su proposta del segretario federale, Roberto Maroni, di partecipare alla quinta votazione per l’elezione del Capo dello Stato ma di votare scheda bianca.

‘TENTAZIONE’ NAPOLITANO CRESCE ANCHE NELLA LEGA – Anche la Lega Nord starebbe valutando, tra le altre, anche l’ipotesi di appoggiare una ricandidatura di Giorgio Napolitano al Quirinale. Non c’é nulla di ufficiale (il Carroccio ha annunciato che questa mattina voterà scheda bianca) ma tra i parlamentari ‘lumbard’ se ne parla. Al momento – è il ragionamento – la ‘prorogatio’ di Napolitano è una delle poche strade ancora percorribili per uscire dalla situazione di impasse del Parlamento. Ed è una delle poche carte capaci di “mettere d’accordo il centrodestra ed i cocci della sinistra”. C’é anche la consapevolezza che Napolitano porrebbe “paletti fermissimi ai partiti” anche in merito alla formazione di un esecutivo. Per ora si tratta soltanto di pensieri in libertà che non sono stati discussi in assemblea, ma l’argomento potrebbe finire sul tavolo di Roberto Maroni e, poi, al centro dei ‘contatti’ con il Pdl. Di certo, la eventuale proposta di Giuliano Amato da parte del Pdl non desta forte entusiasmo tra i leghisti che non nascondono le proprie difficoltà nel sostenere l’elezione del ‘dottor sottile’ al Quirinale.

SEL VOTA RODOTA’, VENDOLA: NON ESISTE NAPOLITANO BIS – I gruppi parlamentari di Sel, riuniti stamani alla Camera, hanno confermato la decisione di votare Stefano Rodotà alla quinta votazione per il presidente della Repubblica, prevista stamani alle 10, e a quelle successive. Lo ha detto all’ANSA il capogruppo alla Camera, Gennaro Migliore. “In campo restano Rodotà e Cancellieri – ha commentato Migliore -. Non vedo altre candidature”. “Non mi pare che esista una candidatura Napolitano. Il presidente l’ha esclusa con nettezza. Non parliamo di cose che non esistono”. Lo ha detto il leader di Sel, Nichi Vendola, in Transatlantico.

M5S, NAPOLITANO? SAREBBE CONTINUITA’ SUL NULLA – E’ basita la reazione dei parlamentari del M5S all’ipotesi di un reincarico a Giorgio Napolitano. “Sarebbe dare continuità al nulla: l’Italia ha bisogno di un cambio di passo. Ed anche sulla formazione del governo, i tentativi di Napolitano sono già falliti ” osserva Sebastiano Barbanti. “Senza nulla togliere a Napolitano l’unico cambio di passo è Rodotà” annuisce Alfonso Bonafede. “Il Pd pensa a Napolitano ma non ci ha ancora spiegato perché dice No a Rodota” aggiunge Luigi Di Maio. (ANSA)

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“Per me è troppo. Consegno all’assemblea le mie dimissioni. Operative da un minuto dopo l’elezione del Presidente della Repubblica”. Lo ha annunciato all’assemblea dei grandi elettori del PD. “Abbiamo prodotto una vicenda di gravità assoluta, sono saltati meccanismi di responsabilità e solidaretà, una giornata drammaticamente peggiore di quella di ieri”. Così Pierluigi Bersani all’Assemblea del Pd. ‘Al prossimo voto per il capo dello Stato ci asteniamo e faremo un’ assemblea, mi auguro che si trovi una proposta con le altre forze politiche. Noi da soli il presidente della Repubblica non lo facciamo” ha aggiunto.

‘Nella situazione che si è creata bisogna riprendere contatti con altre forze politiche per impostare la soluzione” per l’elezione del presidente repubblica, ha continuato Bersani. “Abbiamo preso una persona, Romano Prodi, fondatore dell’Ulivo, ex presidente del consiglio, inviato in Mali e l’abbiamo messo in queste condizioni. Io non posso accettarlo. Io non posso accettare che il mio partito stia impedendo la soluzione. Questo è troppo” ha concluso il segretario.

L’ex premier Romano Prodi bocciato allo spoglio della 4/a votazione, si ritira dopo aver avuto appena 395 voti su un quorum di 504, ben 109 sotto (meno di Marini). Lega-Pdl-Fdi non hanno partecipato. Rodota’ e’ secondo con 214 voti (i parlamentari 5 Stelle sono 163) e Cancellieri terza con 78 (secondo alcuni si rafforza la sua candidatura al Colle, alternativa a quella di D’Alema). Schede nulle 4, bianche 15. Massimo D’Alema ha ottenuto 15 voti e sembra essere l’unico candidato Pd che puo’ avere ai prossimi scrutini i voti necessari anche da parte del PdL per raggiungere il quorum.

Secondo alcune fonti, Silvio Berlusconi si prepara a dire si’ a D’Alema. Il Cavaliere, leader del centro-destra, e’ sempre stato pro-D’Alema, dai tempi della Bicamerale in poi; infatti l’ex segretario (all’epoca) dei DS ed ex premier, ha sempre tollerato e protetto sia la posizione dominante di Mediaset (che avrebbe dovuto essere smantellata da una legge decente sul conflitto d’interessi in stile occidentale da paese avanzato e non da Burundi, come avviene oggi in assenza di regole) e soprattutto ha tollerato e alimentato il berlusconismo in Italia. D’Alema al Quirinale si farebbe certamente garante di un salvacondotto a Berlusconi, che salverebbe il vecchio imprenditore televisivo dai numerosi guai giudiziari che lo assillano.

Scrive su WSI il nostro lettore francesco618:

“D’Alema quest’anno non l’hanno fatto nemmeno candidare, promettendogli la Farnesina, cioè di diventare Ministro degli Esteri nel governo PD – SEL che pensavano d’instaurare dopo la vittoria immancabile alle elezioni, che non c’è stata. Così D’Alema è senza scranno parlamentare e senza ministero, per cui gioca sporco assieme al vecchio compagno di merende Berlusconi a cui regalò quand’era Presidente del Consiglio dei Ministri al tempo della guerra contro la Jugoslavia, le frequenze di Rete 4. Berlusconi ha un bisogno disperato di entrare nella compagine governativa per garantirsi un salvacondotto ai suoi guai giudiziari e sa che con D’Alema può trattare ed una volta al governo agendo legislativamente su prescrizioni sempre più brevi e processi che diventano sempre più lunghi, allontanare lo spettro di una condanna. Per D’Alema il cavaliere rappresenta la quinta colonna con cui rientrare nei giochi e coronare il suo sogno di occupare la più alta carica dello Stato”.

Il fondatore dell’Ulivo e’ stato affossato da oltre 100 franchi tiratori dello stesso Pd (certamente tutti i dalemiani). I voti del centrosinistra sommati sono di 498 anche in considerazione del fatto che i presidenti di Camera e Senato non votano. Pieluigi Bersani in un primo momento ha smentito le voci che lo davano dimissionario, ma poi le ha confernate: e’ considerato lui responsabile dello sbando del Pd, partito che non riesce a esprimere un nome valido che abbia abbastanza voti per raggiungere la Presidenza della Repubblica. Si e’ dimessa anche Rosy Bindi.

”Oggi mi è stato offerto un compito che molto mi onorava anche se non faceva parte dei programmi della mia vita. Ringrazio coloro che mi hanno ritenuto degno di questo incarico. Il risultato del voto e la dinamica che è alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano più le condizioni. Ritorno dunque serenamente ai programmi della mia vita. Chi mi ha portato a questa decisione deve farsi carico delle sue responsabilita’. Io non posso che prenderne atto”.Questa la dichiarazione con la quale Romano Prodi rinuncia alla candidatura al Quirinale.

Roma, 19 apr. (TMNews) – Appello di Vendola alla convergenza unitaria del centrosinistra nel voto domani per il Quirinale a favore di Stefano Rodotà, già sostenuto e votato dal M5S, a seguito della rinuncia di Romano Prodi. “Grazie Prodi. Il tuo nome era garanzia di libertà dall’inciucio. Ora rivolgo un appello ad ognuno dei parlamentari e dei grandi elettori del Partito democratico per convergere il proprio su Rodotà”, ha scritto Vendola su Twitter.

“Prodi se ne va umiliato e la Bindi ha dato le dimissioni; siamo alla resa dei conti”. Lo ha detto Beppe grillo in un comizio a Udine. “Abbiamo mandato a casa 5 partiti in due mesi, sono spariti, Udc, Fli e Di Pietro, fra poco si rompe anche il Pd e poi seguirà il Pdl”.

Il leader del Pdl Silvio Berlusconi è giunto a palazzo Chigi per incontrare il Premier Mario Monti, leader di Scelta Civica. L’incontro segue di poco la rinuncia alla candidatura al Quirinale di Romano Prodi, a seguito della bocciatura a voto segreto del suo nome al quarto scrutinio.

Firenze, 19 apr. (TMNews) – “La candidatura di Romano Prodi non c’è piu”. Lo ha detto il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, commentando il risultato della quarta votazione per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. “Adesso vediamo – ha aggiunto Renzi- cosa proporrà Bersani e cosa proporrà il Pd. In queste ore i grandi elettori dovranno sciogliere la matassa”. Renzi ha sottolineato come l’esito del voto su Prodi sia risultato “assolutamente piu’ basso delle aspettative”. E, ha aggiunto, “quella di Prodi rispetto alla vicenda di Marini è un pò diversa. Perchè oggi il segretario del Pd ha chiesto, per l’unità del partito, di offrire una candidatura molto autorevole come quella di Prodi e tutti hanno detto di sì, hanno fatto l’applausone ma poi anche se avevano detto di si’, hanno fatto il contrario. Hanno fatto il giochino dei franchi tiratori che non e’ una battaglia a viso aperto”. No comment, infine, sulla candidatura Rodotà che M5S continua a proporre al Pd e sulla possibilità che ora il centrosinistra punti su Massimo D’Alema. “Ragazzi, per piacere, fatemi andare a casa”, ha liquidato i cronisti Renzi.

Roma, 19 apr. (TMNews) – Il premier Mario Monti “si rallegra per l’ottimo risultato ottenuto da Anna Maria Cancellieri alla quarta votazione” per l’elezione del Presidente della Repubblica. “Scelta Civica – ha scritto Monti in una nota- ha espresso in modo compatto il proprio sostegno ad una candidata che, già in questa prima occasione, ha dimostrato di poter attrarre il consenso di altre forze politiche. Si conferma così che quella di Anna Maria Cancellieri è una candidatura forte: personalità che unisce e non divide, che sa avvicinare le istituzioni ai cittadini, indipendente dai partiti e perciò in grado di essere garante, autonoma da ogni potere economico o finanziario, servitore dello Stato che si è distinto nella lotta all’illegalità e alla criminalità”. “Trovare tante qualità riunite in una persona – è l’appello di Monti a Pdl e Pd- merita l’attenzione di tutte le forze politiche che vogliano, attraverso un’elezione così importante, dare un forte segnale di rinnovamento, di fiducia nelle capacità dell’Italia di guardare avanti, di rispetto per il ruolo della donna nella società”.

Roma, 19 apr. (TMNews) – Nove giorni fa Rosy Bindi si è dimessa dalla presidenza dell’assemblea nazionale. Lo ha reso noto lei stessa questa sera, spiegando di aver finora lasciato a Pier Luigi Bersani la decisione su quando renderla pubblica. Ma di aver deciso invece di renderlo pubblico lei stasera per prendere le distanze dalle “responsabilità per la cattiva gestione” del partito in questa fase. “Il 10 aprile – ha annunciato Bindi- ho consegnato a Pierluigi Bersani una lettera di dimissioni da presidente dell’Assemblea nazionale del Pd. Avevo lasciato a lui la valutazione sui tempi e i modi in cui rendere pubblica una decisione maturata da tempo. Ma non intendo attendere oltre. Non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi né consultata sulla gestione della fase post elettorale e non intendo perciò portare la responsabilità della cattiva prova offerta dal Pd in questi giorni, in un momento decisivo per la vita delle Istituzioni e del Paese”.

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E’ iniziato il quarto scrutinio, ma l’impressione e’ che al candidato del PD Romano Prodi manchino ancora almeno 10 voti per il quorum che vorrebbe dire elezione. Al quinto round potrebbe poi esserci una convergenza con i voti di Monti, ma solo l’ex premier dimostrera’ di aver ottenuto i voti compatti del centro sinistra. Il nome di Anna Maria Cancellieri, fatto dalla Lista Civica, potrebbe invece attirare i consensi del centro destra.

E’ ormai dato per scontato che il quinto round servira’ solo a verificare la solidita’ della candidatura dell’ex presidente della Commissione: meno voti vanno a Prodi, maggiori saranno i problemi per il Partito Democratico. A pensarlo sono il giornalista Luca Telese, intervenuto in diretta su RaiNews 24, e Andrea Sarubbi, giornalista ed ex deputato PD molto attivo sui social network.

Nella migliore delle ipotesi per il centro sinistra in soccorso a Prodi arriveranno i voti dei 71 montiani o dei 152 del Movimento 5 Stelle; nella peggiore delle ipotesi, all’inviato dell’Onu in Africa andranno molti meno voti dei circa 495 sicuri di Sel e PD, e il primo partito d’Italia rischiera’ di spaccarsi veramente in due dopo le avvisaglie della vigilia.

Secondo il costituzionalista Stefano Ceccanti “siamo al minimo storico dei partiti di capacita’ di gestire la situazione e al massimo storico di importanza dell’elezione di un Capo dello Stato”.

In Italia il potere del presidente della Repubblica e’ variabile e funziona a fisarmonica, a seconda della stabilita’ e presenza del governo. Quando viene a mancare un esecutivo o la forza dei partiti principali e’ debole, la carta fondamentale dell’Italia prevede che il Quirinale possa intervenire con decisioni importanti come quelle intraprese di Napolitano negli ultimi due anni di crisi.

Nella terza votazione per l’elezione del presidente della Repubblica si e’ alzata una fumata nera. Le schede bianche sono state 465, Rodotà ha incassato 250 preferenze, Prodi 22, meno di D’alema che ne ha incassati 34; Napolitano 12 e Cancellieri 9. Da questo pomeriggio per eleggere il nuovo Capo dello Stato basteranno 504 Grandi elettori.

Tra gli altri hanno preso voti: Massimo D’Alema(34), Giorgio Napolitano (12), Cancellieri (9), Claudio Sabelli Fioretti (8), Sergio De Caprio (7), Franco Marini (6), Gianroberto Casaleggio, Ilaria Borletti Buitoni, Gherardo Colombo e Fabrizio Cicchitto (3), Sergio Chiamparino, Emma Bonino e Riccardo Merlo (4). Due voti poi anche a Castagnetti, a Di Giovanpaolo e a Martino. I voti dispersi in tutto sono stati 44, mentre le schede nulle 47.

Alla fine della terza votazione e’ arrivata la proposta di M5S: Se il Pd voterà Rodotà per il Colle “si apriranno praterie”per il Governo. Questa la linea di M5s portata da Crimi e Lombardi all’assemblea dei parlamentari.
“E’il presidente dei cittadini e non dei partiti”. Per cui qualunque nome indicherà Rodotà per formare un nuovo esecutivo, una volta presidente, “a noi andrà bene”.

A dimostrazione del carattere e orgoglio dell’uomo, quando non fu scelto alla presidenza della Camera da D’Alema, ai tempi in cui era vice, fu talmente offeso politicamente che lascio’ il partito e si dimise dal Parlamento.

[ARTICLEIMAGE] Stamani il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha proposto all’assemblea dei grandi elettori del Pd il nome di Romano Prodi per la presidenza della Repubblica. La proposta è stata approvata all’unanimità dall’assemblea dei grandi elettori del centrosinistra ed è stata accolta da un applauso e da una standing ovation dei presenti.

“Prodi qualifica la nostra coalizione e parla al nostro paese” ha detto Bersani, secondo quanto riferiscono alcuni partecipanti. Poi Pier Luigi Bersani ha chiamato Romano Prodi – che si trova in questi giorni in Mali come inviato Onu- per informarlo l’ex premier sull’esito dell’assemblea dei grandi elettori democrat che lo hanno acclamato come candidato alla presidenza della Repubblica.

Scelta Civica conferma Cancellieri: “Alla terza scheda bianca, alla quarta Anna Maria Cancellieri alla quinta si vedrà” spiega Mario Monti, durissimo con il PD: ‘Sembra aver dato priorità in questo momento al disperato tentativo di salvaguardare l’unità del partito pensando più a quello che all’unità del Paese’.

“Ho incontrato Cancellieri ieri sera per informarla della nostra iniziativa: ha dato la sua disponibilità”, ha spiegato Monti, nel corso di una conferenza stampa alla Camera. “Una cosa che mi è molto piaciuta – ha aggiunto il leader di Scelta Civica – è che non ha sottolineato o inquisito sui rischi di un’immagine bruciata o altro. Si è messa a disposizione con lo spirito da servitore dello Stato che la caratterizza”.

Silvio Berlusconi ha convocato per l’ora di pranzo a Palazzo Grazioli un vertice con i big del Pdl. All’ordine del giorno l’atteggiamento da tenere in aula in vista della quarta votazione, quando il quorum per eleggere il presidente della Repubblica si abbassa.

Diverse al momento le ipotesi in campo, tra cui la possibilità di procedere con un candidato alternativo, ma anche l’ipotesi di uscire dall’aula nel corso della quarta votazione.

“Ieri c’é stato un incontro tra Scelta civica e Pdl e ci è stato proposto di convergere sulla Cancellieri ed è una valutazione che faremo più tardi – ha detto Maurizio Gasparri del Pdl aggiungendo che l’ipotesi Cancelleri – ci interessa anche per il futuro, per aprire un dialogo con un’area alternativa alla sinistra”.

Franco Marini ha ritirato la propria candidatura: “E’ saltata la strategia di un dialogo con il centrodestra finalizzata all’obiettivo di dare all’Italia un Governo, dinanzi alla durissima situazione del Paese. Strategia da me pienamente condivisa. Anche perché ritengo una follia il ritorno immediato alle urne con questa legge elettorale. Ovviamente con il cambio di strategia viene meno anche la mia candidatura”.

“Torno a ringraziare i grandi elettori, in particolare quelli del Movimento 5 Stelle e di Sel, e i moltissimi cittadini che in questi giorni mi hanno espresso una grande e per me inattesa fiducia. Ringrazio il Movimento 5 Stelle – afferma Rodotà- che ha confermato l’intenzione di continuare a sostenere la mia candidatura. Per parte mia, non intendo creare ostacoli a scelte del Movimento che vogliano prendere in considerazione altre soluzioni”.

Per la Lega, “Prodi non è votabile: ha svenduto l’Italia quando ha presieduto l’Iri”. Lo spiega Massimo Bitonci.

Il M5S conferma il voto per Rodotà: “Non basterà la conversione sulla via di Capranica a farci cambiare idea” spiega Alessandro Di Battista, che chiarisce: “Se Bersani riconoscesse che Rodotà è buon candidato ma spacca i cattolici del Pd e se riconoscesse che non va bene solo perché lo abbiamo proposto noi sarebbe un passo avanti. Noi stiamo scardinando un comportamento collusivo ventennale”. “Nessuno in M5S si è mai sognato di votare Prodi e non se lo sognerà nemmeno in futuro. Il nostro presidente è Rodotà” ha detto Beppe Grillo. “Il nostro slogan è a casa tutti – ha aggiunto – se ne sono già andati cinque partiti”.

“Andremo avanti con Rodotà anche dopo il quarto voto” ha assicurato la capogruppo del M5S alla Camera, Roberta Lombardi.

“Adesso aspetto e non dico niente”: così Matteo Renzi risponde a chi gli chiede dell’appoggio suo e dei ‘suoi” alla candidatura di Romano Prodi al Colle. Il sindaco è salito sul Frecciarossa per far rientro a Firenze.

CRITICO IL PDL, PRODI E’ CONTRARIO DI CIO’ CHE SERVE – “Quella di Prodi è una scelta che divide. Il contrario di quello che serve all’Italia” dichiara il vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri, del Pdl. “Il Pd prima ha realizzato con noi una intesa su Marini che non ha potuto o voluto onorare. E’ evidente che la scelta su Prodi è di rottura” dice Fabrizio Cicchitto. “Ne abbiamo viste di tutte, vedremo anche questa. Il Pd in 24 ore ha fatto tutto e il contrario di tutto. Ha l’elettrocardiogramma impazzito” spiega Gaetano Quagliariello.

Per Renato Brunetta, “la scelta del Pd è chiaramente una scelta contro il Pdl: Romano Prodi è un uomo di parte, un uomo che divide. Ancora una volta la sinistra e Bersani confermano la loro irresponsabilità. La storiella della scelta condivisa è stata solo un bluff. Sono sempre i soliti, i soliti comunisti”. (ANSA)