Napolitano: “no voto anticipato”. Scoop intercettazioni scottanti

2 Febbraio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Re Giorgio colpisce ancora e questa volta mette bocca sulle elezioni e frena sull’ipotesi di un voto anticipato dopo la sentenza della Consulta che ha dichiarato l’Italicum suscettibile di immediata applicazione.

Parlando ai cronisti del Senato l’ex presidente della Repubblica afferma:

“Nei paesi civili alle elezioni si va a scadenza naturale e a noi manca ancora un anno. In Italia c’è stato un abuso del ricorso alle elezioni anticipate. Bisognerebbe andare a votare o alla scadenza naturale della legislatura o quando mancano le condizioni per continuare ad andare avanti. Per togliere la fiducia ad un governo deve accadere qualcosa. Non si fa certo per il calcolo tattico di qualcuno. (…) Per togliere la fiducia a un governo deve accadere qualcosa, non si fa certo per il calcolo tattico di qualcuno…”.

Quel qualcuno Napolitano non specifica chi sia. Certo è che le parole dell’ex presidente gli sono valsi gli attacchi da Matteo Salvini che lo definisce un traditore da processare a Gorgia Meloni che lo esorta alla vergogna, a Calderoli e La Russa – secondo cui “nei paesi civili i governi li sceglie il popolo”. In una nota Francesco Storace, capo de La Destra, afferma:

“Napolitano continua a prendere per il culo il popolo italiano. Ha squassato la democrazia italiana e pretende di continuare a farlo”.

In difesa di Napolitano il presidente Sergio Mattarella. E nel Pd il governatore della regione Toscana Enrico Rossi che si candida alla segreteria del partito sfidando l’attuale segretario Matteo Renzi che come riporta Il fatto Quotidiano:

“Napolitano ha pienamente ragione: l’Italia ha bisogno di essere governata e non può essere travolta da avventure opportunistiche (…) le elezioni a scadenza naturale sono la condizione essenziale per affrontare le emergenze principali del Paese, a cominciare dalla ricostruzione delle aree distrutte dal sisma e da un vero governo del territorio dissestato dalle calamità climatiche”.

Intanto si attendono le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato in parte illegittimo l’Italicum e che arriveranno il 10 febbraio. Dopodichè il Pd tenterà di stringere un accordo con i partiti anche se i Cinque Stelle si dimostrano intransigenti.

Napolitano e Bazoli il banchiere indagato: spuntano intercettazioni

Intanto Panorama rende noto uno scoop che riguarda proprio l’ex presidente Giorgio Napolitano in merito all’indagine avviata dalla Procura di Bergamo su Giovanni Bazoli, banchiere e presidente emerito di banca Intesa che avrebbe indirizzato a sua piacimento le sorti di Ubi banca e molto attivo nella battaglia per il controllo del Corriere della Sera che poi è passata in mano a Urbano Cairo.

Dalle numerose intercettazioni telefoniche di Bazoli, un numero costante che risulta agli inquirenti è proprio quello di Giorgio Napolitano. A marzo 2016, Napolitano rassicura Bazoli che avrebbe interceduto per lui al fine di ottenere un canale privilegiato con l’attuale presidente Sergio Mattarella. Nel brogliaccio delle Fiamme Gialle che riporta Panorama si legge:

“Napolitano specifica di aver fatto riferimento (con Mattarella, ndr) anche al dialogo di questi anni tra loro (e cioé tra Napolitano e Bazoli, ndr) e prima ancora con Ciampi. Napolitano dice che questi (Mattarella) ha apprezzato, ed ha detto che considera naturale avviare uno stesso tipo di rapporto schietto, informativo e di consiglio. (…) Napolitano dice speriamo bene, anche perché ha sentito fare (riguardo al Corriere) un nome folle, ovvero di quel signore che si occupa o meglio è il factotum de La 7″ (ndr: Urbano Cairo).

L’incontro tra Bazoli, all’epoca già indagato per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di vari reati e Mattarella avvenne il 27 marzo. E i due hanno affrontato alcuni argomenti urgenti come scrive la Guardia di Finanza. L’amicizia tra il banchiere e l’ex presidente però è di vecchia data e secondo quanto riporta Il Giornale, telefonate tra Bazoli e Napolitano sono state intercettate anche mentre il secondo era Presidente della Repubblica, ma non sono state registrate e questo perché all’epoca Napolitano godeva dell’immunità come massima carica dello Stato.

Secondo il quotidiano tutte le telefonate intercettate “raccontano di una rete impressionante di rapporti politici e istituzionali gestiti dal grande banchiere cattolico”:

“Bazoli parla con gli uomini di Enrico Letta e con quelli di Renzi, con direttori di giornali e con ministri, determina o ostacola a suo piacimento nomine e scelte cruciali del governo. In questo instancabile (a dispetto degli 84 anni suonati) attivismo, Bazoli ha un punto di riferimento costante: Giorgio Napolitano”.