Mps: spunta prestito Bankitalia nascosto da 2 miliardi

7 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

SIENA (WSI) – Per effetto della richiesta di 500 milioni in più di Monti Bond è prudente “traslare di un anno il termine ultimo per il rimborso degli stessi”, quindi, al 2016. Lo ha detto il Cfo di Mps, Bernardo Mingrone, in conference call.

“Non ci sono altre Santorini”. Lo ha detto l’ad Fabrizio Viola in conference call, riferendosi allo scandalo derivati. “Ora l’attenzione si riduca a zero”. “Non c’é fuga di depositi” da Mps, ha aggiunto Viola, rassicurando la comunità finanziaria, precisando che nei primi giorni in cui è emerso lo scandalo “come è logico, soprattutto nella componente piu volatile della raccolta, come fondi e istituzionali, ci sono stati dei movimenti in uscita”. (Ansa)

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Il Monte dei Paschi di Siena “era così a corto di liquidità a fine 2011 da negoziare e ottenere un covert loan (prestito, ndr.) dalla Banca d’Italia, anche se in pubblico i dirigenti descrivevano come solida la posizione finanziaria dell’Istituto”. Lo rivelano fonti di Bankitalia raggiunte dal Wall Street Journal.

Mps: Nel 2011 Da Bankitalia 2 Miliardi Di Prestiti (wsj)

La voragine Mps
“La Banca d’Italia – scrive il WSJ – decise di sottoscrivere il prestito a ottobre 2011 perché Mps, la terza banca del Paese, era a corto di liquidità ed aveva in gran parte esaurito le sue possibilità di impegni con la Bce, secondo Banca d’Italia. All’epoca, Mps era immersa in un vortice di problemi intrecciati: la digestione di una costosa acquisizione nel 2008 di una banca rivale (Antonveneta, ndr.), il valore in calo del suo portafoglio di titoli di Stato italiani, che indussero la banca a una corsa contro il tempo per ridefinire l’assetto dei propri impegni con una complessa struttura di operazioni di finanziamento”.

Proprio queste operazioni sono ora al centro dell’inchiesta della magistratura senese.

Le comunicazioni ai mercati: tutto sotto controllo
“Né Bankitalia né Mps divulgarono all’epoca la notizia del prestito, per la preoccupazione che la divulgazione avrebbe creato panico sui mercati finanziari”, hanno detto fonti interpellate dal WSJ. Al contrario, in una conference call con analisti e investitori, i vertici di Mps descrissero la posizione di liquidità della banca come solida, perché l’istituto aveva coperto le necessità di rifinanziamento anche per il 2012″.

Un portavoce del Mps, raggiunto dal WSJ, ha rifiutato di commentare queste notizie: sia il prestito di Bankitalia, sia le comunicazioni della banca in quel periodo.

Arrivano Profumo e Viola
L’articolo del WSJ getta nuova luce non solo sui conti del Mps, ma anche sul cambio ai vertici della banca, con la pressante ‘moral suasion’ di Bankitalia perché venissero rinnovati.

Quell’autunno
Nel settembre 2011 infatti Bankitalia avviò un’ispezione nei confronti di Mps e dopo aver analizzato i conti dell’istituto senese fino al marzo 2012, la stessa Bankitalia aprì una procedura sanzionatoria nei confronti degli amministratori Mps, ora in fase conclusiva.

Grilli alla Camera
A fine gennaio 2013, a portare in luce questi passaggi, fu il ministro del Tesoro Vittorio Grilli nel corso dell’audizione in commissione Finanze della Camera: “Il rapporto ispettivo [concluso il 9 marzo 2012] – disse allora Grilli – rileva pesanti rilievi contestando alla banca le gravi carenze emerse dalla gestione della liquidità”.

Cartellino rosso
Per tanto, “è stata avviata la procedura sanzionatoria nei confronti degli amministratori, dell’ex direttore generale e sindaci per carenze nell’organizzazione nei confronti interni e per violazione della normativa in materia di contenimento dei rischi finanziari. Questo procedimento è ad oggi in fase conclusiva”.

I conti di oggi
E’ di 730 milioni di euro l’impatto complessivo residuo dei derivati sul bilancio di Mps al lordo dell’eventuale effetto fiscale: 273,5 milioni dall’operazione Alexandria, 305,2 milioni da Santorini e 151,7 milioni da Nota Italia. Lo comunica la banca in una nota. Il cda lo comunica al termine di approfondite analisi, svolte con il supporto dei propri consulenti. Si tra di tre “errori nella rappresentazione contabile delle operazioni” poste in essere in esercizi precedenti. Tali errori saranno corretti in occasione dell’approvazione del progetto di bilancio individuale e consolidato della banca al 31 dicembre 2012. (RaiNews24)

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ROMA (WSI) – Il nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza ha concluso il sequestro, presso banche e altre strutture finanziarie, di 40 milioni di euro, in denaro e titoli, disposto dalla procura di Siena. Si tratta di somme nella disponibilità di alcuni dei maggiori indagati dell’inchiesta Mps, i quali, secondo l’ipotesi dell’accusa, avrebbero ideato un piano per truffare l’istituto di credito. Le somme sequestrate erano all’estero ed erano state riportate in Italia attraverso la procedura dello scudo fiscale .

Dopo circa sei ore è terminato il Consiglio d’amministrazione di banca Monte dei Paschi dedicato ai problemi dei derivati. Il presidente Alessandro Profumo e alcuni consiglieri hanno lasciato Rocca Salimbeni senza rilasciare dichiarazioni: “Abbiamo fatto chiarezza: è la più antica e la più bella banca e noi vogliamo che resti tale. E ci crediamo fermamente” ha detto il consigliere di Mps, Pietro Giovanni Corsa, al termine del Cda.

“Non siamo preoccupati – ha proseguito – ma delusi perché tutto quello che sta succedendo non rende giustizia al grande lavoro di trasparenza che stiamo facendo, che stanno facendo il presidente Profumo e l’ad Viola. “La banca non ha problemi di liquidità”. Lo ha ribadito al termine del cda di questa sera l’amministratore delegato di Bmps, Fabrizio Viola. “Abbiamo lavorato bene e fatto chiarezza”, ha aggiunto riferendosi al cda che si è occupato della questione dei derivati.

“Ci andremo a riprendere quelli e altri, se dovessero essercene”. Così l’ad di Bmps, Fabrizio Viola, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se l’istituto cercherà di riprendere i 40 milioni di euro che la Gdf ha sequestrato ad alcuni funzionari e ad altre persone. “La banca è stata danneggiata”

Un ispettore arrivato da Roma starebbe controllando da giorni il bilancio 2011 del Comune di Siena. La notizia è stata confermata da alcune fonti. Non è chiaro ancora se si tratti di un ispettore ministeriale o di un altro organismo dello Stato. Proprio sul bilancio 2011 nel giugno scorso è caduta la giunta di centrosinistra presieduta dall’ex sindaco Franco Ceccuzzi (Pd). Il bilancio, infatti, non fu votato da otto consiglieri appartenenti al Pd, oltre che dalle opposizioni.

I cosiddetti consiglieri ‘ribelli’ vennero poi espulsi dal partito e nel palazzo comunale arrivò il commissario prefettizio Enrico Laudanna. Siena tornerà alle urne alla fine di maggio e il centrosinistra ha già fatto le primarie vinte dallo stesso Ceccuzzi.

L’ex direttore generale di banca Monte dei Paschi Antonio Vigni è appena entrato nel Palazzo di Giustizia di Siena per presentarsi davanti ai magistrati che indagano sull’acquisizione di banca Antonveneta da parte del Monte. Vigni è arrivato accompagnato dai suoi due legali, Roberto Borgogno ed Enrico De Martino, che hanno confermato ai giornalisti che l’ex direttore generale è pronto a rispondere alle domande dei pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, titolari dell’inchiesta su Antonveneta.

MPS: LEGALE BALDASSARRI, NO IRREPERIBILE, MA FUORI SEDEGianluca Baldassarri ex responsabile area finanza di Mps a Londra, che sarebbe indagato nell’ inchiesta di Siena, “non è irreperibile, ma fuori sede”. Lo ha detto all’ANSA l’avvocato Filippo Dinacci, suo legale, che ha spiegato: “Il mio assistito si trova fuori sede per un impegno programmato da tempo e rientrerà lunedì prossimo”.

Dinacci ha affermato di aver appreso “da notizia di stampa che il dottor Baldassarri sarebbe irreperibile”, e ha ribadito:” preciso che contrariamente a quanto affermato, il mio assistito si trova fuori sede per un impegno personale programmato da tempo, e sarà in sede già per la giornata di lunedì prossimo”.

NUOVO FILONE A TRANI, SI INDAGA SUI BOND – C’é un nuovo filone di indagine per truffa che riguarda i bond emessi da banche italiane e venduti a decine di risparmiatori del nord barese nelle indagini della procura di Trani. I fascicoli sono all’attenzione dei pm inquirenti, Antonio Savasta e Michele Ruggiero, gli stessi che indagano da tempo sui derivati per svariate decine di milioni di euro venduti da cinque banche italiane – Mps, Bnl, Unicredit, Intesa San Paolo e Credem – ad oltre 200 tra risparmiatori ed imprese del nord barese

BERSANI, IL PD NON C’ENTRA “In questa vicenda il Pd non c’entra nulla ma il Pd senese come le istituzioni senesi hanno peccato di localismo”. Così Pier Luigi Bersani, a Radio Anch’io, ribadendo che per evitare nuovi affari del genere “noi introdurremo subito il falso in bilancio, vanno regolati i derivati e non fare mai più condoni”. I risparmiatori sono assolutamente al sicuro, c’é la banca ma c’é anche il sistema e c’é una solidità complessiva, non è vero che non abbiamo la vigilanza anche se i poteri vanno rafforzati”. Così Pier Luigi Bersani, a Radio Anch’io, rassicura un risparmiatore preoccupato per la vicenda Mps.

TREMONTI– “Non ho appoggiato la nomina all’Abi di Mussari, avevo rapporti assolutamente formali e pubblici con lui e fui stupito dalla sua nomina all’Abi voluto dal sistema bancario. Tutto il sistema però l’ha eletto all’unanimità e creo sia sta una scelta che allora consideravano giusta”.

Lo ha detto Giulio Tremonti della Lista Lavoro e Libertà a Omnibus su La7. Quanto al supertestimone Antonio Rizzo, consulente di Tremonti, ha commentato: “Si è offerto a molte idee e suggestioni, ma in questa partita non c’entra niente”.

E sulla questione della vigilanza ribadisce che sullo scandalo Mps “il problema non era della fondazione ma della banca: come ha detto il ministro delle Finanze Grilli, per costituzione la fondazione é un soggetto privato e la vigilanza è di pura legalità”. E conclude: “Nel 2007 fu pagato un prezzo altissimo e fu pagato in modo anomalo – dice riferendosi all’operazione Mps-Antonveneta – ed è evidente che se hai la vigilanza del sistema, se hai il dovere di rilevare le anomalie, le 2007 un elenco di anomalie fortissime c’era. E siamo nel 2013”.

Alessandro Profumo auspica un nuovo azionista per il Montepaschi entro il 2015 e preferibilmente di stampo finanziario e non industriale come un’altra banca. Lo ha detto a ‘Otto e Mezzo’ su La7.

“Non stiamo parlando di un buco”, ha detto il presidente Mps Profumo. “Ci sono operazioni che hanno spalmato una perdita nel tempo, domani il fatto che decideremo di rivedere il bilancio significa che mettiamo quella perdita spalmata nel tempo nei bilanci della banca e poi nel tempo recupereremo quella somma, quindi l’impatto è pari a zero”.

“Abbiamo fatto un errore, di errori se ne commettono tanti”. Così Profumo a Otto e Mezzo ha risposto a Lilli Gruber che gli contestava l’appoggio a Giuseppe Mussari per l’elezione a presidente dell’Abi. Su Mussari il giudizio di Profumo “é certamente non positivo”.

“Se lo spread risale allora il fabbisogno” della banca “aumenta e quindi la capacità di rimborso si riduce”, ha detto Profumo. “Il momento della verità è il 2013 con l’auspicio che si passi dalla fase della straordinarietà all’ordinarieta”.

Antonveneta “é stata pagata troppo” ma “non penso” che siano state pagate tangenti per l’acquisto della banca, “la magistratura sta indagando”. Così il presidente di Mps, Alessandro Profumo intervistato da Otto e Mezzo.

AZIONE TEMPESTIVA BANKITALIA – “La Banca d’Italia ha intrapreso un’azione tempestiva e adeguata per affrontare il problema del Monte dei Paschi di Siena“: lo ha detto all’ANSA il portavoce del Fmi, Gerry Rice, citando il rapporto preliminare della missione del Financial Sector Assessment Program. “E’ importante per il Monte dei Paschi di Siena andare avanti con i suoi piani di ristrutturazione, in modo da ristabilire lo stato di salute della banca e la sua redditività”:

NUOVO FILONE INDAGINE, ATTENZIONE SU SAN MARINO Nuovo filone d’indagine nell’inchiesta di Siena su Mps e porta dritto a San Marino“: gli inquirenti hanno infatti ricevuto dai colleghi di Forlì – con cui si sono incontrati oggi – lo stralcio di un’indagine che nel 2009 portò ad arresti nei confronti dei vertici della Cassa di Risparmio di San Marino, col coinvolgimento della filiale Mps di Forlì.

Il Vaticano “esclude” che “dirigenti del Montepaschi abbiano avuto possesso di fondi presso lo Ior”. Il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, smentisce le notizie in tal senso, dopo aver già smentito ieri che presso lo Ior avessero avuto luogo riunioni sulla questione Antonveneta-Mps.

PROCURATORE TRANI, SU NOSTRE INCHIESTE GROSSO EQUIVOCO Sulle inchieste della procura di Trani che riguardano la vendita di derivati, “si è generato un grosso equivoco perché noi indaghiamo sulla rete di vendita di alcuni prodotti, in particolare ‘swaps’, sul nostro territorio. Non ci interessa il management”. Lo ha detto il procuratore di Trani, Carlo Maria Capristo, all’indomani della decisione del Csm di aprire un fascicolo sulla sovrapposizione di inchieste tra varie procure sulla vicenda del Monte dei Paschi di Siena.

PER CITY ‘NOMURA MADRE TUTTE TRUFFE’ “Nella City i commenti e le battutine su Mps si sprecavano: con il trade Nomura, soprannominata la madre di tutte le truffe, Mps aveva battuto ogni record a Londra di ‘regalo alla Street'”. E’ quanto denuncia in un esposto anonimo arrivato alla Consob nel luglio del 2011, un dipendente di Mps avvertendo la commissione che nel 2010 l’operazione perdeva “più di 500 milioni”.

BALDASSARI OPERAVA DA SPIAGGIA MIAMI “Non soddisfatto” dei guadagni su conti “off shore” nel 2009, l’ex responsabile dell’area Finanza di Mps, Gianluca Baldassarri, “continuava a ‘tradare’ (scambiare titoli) liberamente con i suoi amici, spesso anche durante le sue lunghe vacanze in Florida, a Miami”. E “nel completo disprezzo delle buone norme di condotta aziendali, acquista e vende titoli direttamente dalla spiaggia” accusa la ‘talpa’ di Mps nell’esposto con cui denuncia alla Consob nel 2011 la ‘banda del 5%’

Conferma tutte le accuse alla “banda del 5%”, fornisce nomi e cognomi di chi partecipò agli incontri in cui si parlava di Mps, ribadisce agli investigatori come nella relazione della Banca d’Italia del novembre 2010 e relativa all’ispezione a Rocca Salimeni, fosse già tutto molto chiaro. Davanti agli uomini del nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza, Antonio Rizzo mette nuovamente nero su bianco le accuse nei confronti degli ex vertici del Monte dei Paschi, come già aveva fatto nel marzo del 2008 sentito dagli inquirenti milanesi che indagavano sulla società d’ intermediazione svizzera Lutifin. L’ex funzionario della banca d’affari Dresdner è stato sentito oggi a Roma, mentre a Siena i pm erano in attesa dell’ex presidente del Monte Giuseppe Mussari. E ai finanzieri ha fornito una serie di elementi che ora dovranno essere sviluppati.

A partire dai nomi delle persone in Dresdner che, assieme a lui, hanno partecipato agli incontri in cui si parlava di Mps: il suo diretto superiore Lorenzo Cutolo, il responsabile europeo della banca d’affari Stefan Guetter e quello della sede di Londra Massimiliano Pero.

Tutti soggetti che saranno molto probabilmente convocati nei prossimi giorni dalla procura di Siena. E dai pm dovrà presentarsi anche Michele Cortese, il funzionario che riferì a Rizzo la storia della banda del 5%.

“Andai a cena con lui – ha confermato il testimone – e sostanzialmente mi disse che, a suo avviso, ma il fatto sembrava notorio, Pontone e Baldassarri (capo della sede di Londra e capo area finanza Mps, ndr) avevano percepito una commissione indebita dell’operazione per il tramite di Lutifin. Mi disse anche che i due erano conosciuti come la banda del 5% perché su ogni operazione prendevano una percentuale”. Con lui però, ha sostenuto oggi Rizzo, Baldassarri “è stato sempre professionale, non mi ha mai chiesto nulla. Ho solo detto quel che mi riferivano altri”. Agli investigatori Rizzo ha confermato anche di avere le registrazioni degli incontri con gli altri funzionari Dresdner, affermando di averle consegnate già nel 2008 quando fu ascoltato.

Si tratta di 2-3 audio fatti su suggerimento dei suoi legali che temevano l’apertura di una procedura di licenziamento nei suoi confronti poiché aveva sollevato il problema relativo a Mps. Nella sua deposizione, Rizzo ha anche fornito la spiegazione di quella che lui riteneva essere “l’anomalia” nel triangolo Lutifin-Dresdner-Mps.

Dresdner infatti pagò una commissione dello 0,5% (600mila euro) a Lutifin per aver intermediato la cessione di prodotti finanziari per 120 milioni da parte di Mps a Dresdner stessa. Ma i titoli erano stati emessi da Skylark, una controllata della banca d’affari con sede alle Cayman. “Nel novembre 2007 – ha confermato Rizzo, ribadendo quanto già detto nel 2008 – si è svolto un incontro tra me Cutolo e Pero nel quale Pero caldeggiava l’operazione di riacquisto di un pacchetto titoli strutturato da Mps Londra. Faccio presente che parlo di riacquisto in quanto lo stesso pacchetto era stato venduto da Dresdner a Mps Londra in precedenza. Nell’occasione si venne a sapere che Dresdner, per l’operazione, avrebbe pagato una somma a titolo di intermediazione, a tale Lutifin. Cutolo rimase sorpreso e disse che era assurdo pagare un’ intermediazione per un affare che Dresdner poteva tranquillamente fare da sola… Dopo Natale si venne a sapere che nonostante l’opposizione di Cutulo il pagamento era stato autorizzato direttamente da Guetter, scavalcando sostanzialmente Cutolo. Parlai della cosa con Cutolo il quale sostanzialmente mi disse che era meglio farsi i fatti propri senza dire nulla all’organismo di controllo interno della banca. Mi disse che lui aveva provato a fare qualcosa ma che aveva rischiato il licenziamento”.

Tre mesi dopo, dice ancora Rizzo, Cortese gli parlò della banda del 5%. Ma agli uomini della Valutaria, l’ex funzionario della Dresdner ha affrontato anche un altro discorso, che potrebbe rappresentare il nuovo filone d’indagine della procura di Siena. Ai finanziari, infatti, Rizzo avrebbe fatto notare che quel che stava avvenendo in Mps era già molto chiaro nel novembre del 2010, quando uscì il rapporto degli ispettori della Banca d’Italia.

“Quando ci sono delle ristrutturazioni – ha spiegato – il problema è capire come vengono contabilizzate le ristrutturazioni. E lì era scritto chiaramente”. In quel rapporto Bankitalia affermava tra l’altro che “alcuni investimenti a lungo termine finanziari con ‘repo’ di pari scadenza, presentano profili di rischio non adeguatamente controllati, né compiutamente riferiti dall’esecutivo all’organo amministrativo”. E aggiungeva, citando l’operazione con Nomura e dunque la ristrutturazione del derivato Alexandria : “si è così generato un fair value negativo del repo, incorporato a luglio 2009 in un nuovo contratto che ha prolungato fino al 2031 penalizzanti condizioni di finanziamento”. (ANSA)