Mps, a Siena si decide il futuro dell’Europa

5 Agosto 2016, di Alessandra Caparello

SIENA (WSI) – Il futuro dell’Europa si gioca a Siena dove ha sede la banca più antica del mondo, il Monte dei Paschi fondata nel 1472 e che ora deve fare i conti con un destino che sembra già scritto.

La banca senese negli ultimi 10 anni ha richiesto per ben tre volte la ricapitalizzazione, ricevendo un totale di 16 miliardi di euro di capitale da parte di investitori del settore privato per lo più le banche italiane ma non da parte del governo. Ma venerdì scorso il Monte dei Paschi è uscito letteralmente a pezzi dagli stress test condotti dall’Eba e ora la domanda principale è cosa deciderà di fare il governo italiano.

Non è una novità nel panorama italiano che un momento di crisi economica generale si intrecci con una crisi delle banche e anche con una trasformazione politica fondamentale. Il timore è che la crisi della banche oggi potrebbe distruggere l’attuale governo di centro sinistra guidato da Matteo Renzi portando così al governo un partito di opposizione, il Movimento Cinque Stelle che alle ultime elezioni amministrative ha conquistato la poltrona di sindaco con le candidate pentastellate Virginia Raggi e Chiara Appendino.

Rispetto però alle banche europee, quelle italiane all’inizio della crisi finanziaria del 2008 hanno dovuto fare i conti più con problemi a livello locale. E proprio durante la crisi quando altri governi europei hanno speso ingenti somme per salvare i loro sistemi bancari, l’Italia sembrava avere un solido sistema bancario. Tuttavia, adagiandosi sugli allori, la crisi economica accompagnata dalla lentezza delle riforme strutturali ha condannato il paese ad una crescita eccezionalmente lenta che ha coinvolto molti settori, tra cui il tessile  e abbigliamento colpiti dal passaggio di produzione in Asia o in paesi europei sud orientali dove la manodopera è a basso costo, fino a quando anche i produttori di merce di lusso hanno iniziato ad esternalizzazione la produzione stessa. Un mix letale che ha finito per colpire le banche del paese che hanno sul groppone ben 360 miliardi di crediti in sofferenza.