Morgan Stanley, tre fronti-chiave per l’economia stanno migliorando

4 Marzo 2019, di Alberto Battaglia

Morgan Stanley ritiene che un insieme di fattori favorevoli permetteranno una nuova accelerazione del ritmo della crescita economica mondiale, dopo il primo trimestre del 2019. Lo ha scritto Chetan Ahya, managing director e capo economista globale di Morgan Stanley.

Tre sono i “fronti” che stanno dando segni di miglioramento: il progresso nelle dispute commerciali fra Cina e Usa, i risultati dell’allentamento monetario in Cina e l’atteggiamento prudente della Fed in vista dei prossimi rialzi dei tassi. (Nel grafico in basso le previsioni di Morgan Stanley, per il Pil statunitense, a sinistra, e mondiale – senza Usa).

Se nel corso del 2018 sono state proprio le decisioni della Federal Reserve e le incertezze legate alle tensioni commerciali fra Usa e Cina, ha scritto Ahya in una nota, sarebbero ora le stesse aree a offrire un sollievo per i mercati.

Fed, Cina e guerra commerciale: tre fattori favorevoli

“Per cominciare, la Fed ha iniziato a segnalare flessibilità sul proprio percorso di politica monetaria e ha riconosciuto le preoccupazioni del mercato riguardo ai suoi piani di normalizzazione del bilancio”, ha notato il chief economist di Morgan Stanley.

“In secondo luogo, le tensioni commerciali si sono allentate, mentre lo spettro di ulteriori tariffe ha lasciato posto ai negoziati commerciali. Infine, l’allentamento monetario della Cina e l’ampia crescita del credito a gennaio (un segnale che l’allentamento sta filtrando nell’economia) hanno contribuito a ridare slancio all’ottimismo sulle prospettive di crescita della Cina”, ha scritto Ahya.

Dal Dragone, inoltre, si attendono ulteriori sviluppi favorevoli dai provvedimenti di politica economica interni: “Le prossime iniziative, come l’annuncio di tagli all’IVA e alle aliquote di previdenza sociale delle imprese, oltre all’accelerazione ai progetti infrastrutturali e allentamento delle restrizioni sulle proprietà, cementeranno il recupero della crescita dal secondo trimestre in poi”.

Fra i rischi citati in conclusione, resta l’eventualità che il mercato del lavoro americano “stretto” costringa le imprese a offrire salari notevolmente più alti, con ripercussioni sull’andamento dei prezzi. A ciò, “la Fed non potrebbe che rispondere con un rialzo dei tassi che in passato è stato poco gradito dagli investitori”.