Monti spiega come ‘vendere’ il QE alla Germania

di Redazione Wall Street Italia
4 Dicembre 2014 10:33

ROMA (WSI) – Se la Bce dovesse comprare titoli governativi emessi dai governi che rispettano i limiti e i requisiti fiscali europei, il comitato di politica monetaria dovrebbe essere oggettivo e comprare un maggior numero di bond sovrani di quei paesi che hanno bilanci in regola.

A dirlo è l’ex premier italiano Mario Monti. In questo modo non si potrebbe parlare di piano di salvataggio (‘bailout’), ma di un aiuto ai paesi virtuosi per alimentare la loro crescita economica.

Si tratterebbe, insomma, di un modo per mettere d’accordo tutti, virtuosi e meno virtuosi, e convincere anche i paesi teutonici come la Germania a salire a bordo del vascello di salvataggio del Quantitative Easing.

Parlando ai microfoni di Bloomberg, il professore della Bocconi suggerisce che i paesi dell’area euro abbraccino su questa linea. Gli stati più in crisi come l’Italia hanno bisogno che la Bce proceda non in modo rivoluzionario ma con un “passo aggressivo”, secondo Monti.

“Le mosse di Draghi sono di cruciale importanza almeno tanto quanto le decisioni che la Ue prenderà per far si che le finanze statali siano consistenti con gli investimenti pubblici”.

Monti, spiazzando chi già critica le politiche del nuovo corso della Commissione Ue, definisce ‘rivoluzionario’ il piano del presidente Jean-Claude Juncker. Secondo lui il piano di rilancio da 300 miliardi di euro non fa affidamento solo sulle risorse provenienti dagli investitori privati.

“È la prima volta che culturalmente gli investimenti sono al centro della strategia”. Per uno sforzo che “deve essere anche pubblico e non solo privato”.

Il senatore a vita vede “un’importante apertura: il piano di Juncker dice che i finanziamenti utilizzati per gli investimenti non verranno tenuti in considerazione nei calcoli Ue dei bilanci”.

Monti, ex Commissario europeo, è attualmente il presidente del “Gruppo ad alto livello sulle risorse proprie” del Parlamento europeo, un comitato che ha l’obiettivo di studiare il finanziamento dell’UE in futuro.